«Socrate», come eravamo: esercizi di memoria collettiva. E un ragazzo di allora decide di riaprire il proprio archivio
Corriere della Sera - Cultura

«Socrate», come eravamo: esercizi di memoria collettiva. E un ragazzo di allora decide di riaprire il proprio archivio

Sabato 25 aprile 2026
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Nasce con questo spirito l’idea di tre cinquantenni baresi, ex studenti del liceo classico «Socrate», fucina, negli anni ’90, di un movimento studentesco che ha lasciato il segno nella storia della città di Bari

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«Socrate», come eravamo: esercizi di memoria collettiva. E un ragazzo di allora decide di riaprire il proprio archivio

di Cristiana d'Alesio

Nasce con questo spirito l’idea di tre cinquantenni baresi, ex studenti del liceo classico «Socrate», fucina, negli anni ’90, di un movimento studentesco che ha lasciato il segno nella storia della città di Bari

C’è un momento in cui la memoria smette di essere solo un fatto privato e diventa collettiva. Nasce con questo spirito l’idea di tre cinquantenni baresi, ex studenti del liceo classico «Socrate», fucina, negli anni ’90, di un movimento studentesco che ha lasciato il segno nella storia della città di Bari.
Roberto Veneziani, professore di economia a Londra, conserva da decenni, gelosamente, materiali, volantini, appunti, frammenti di una stagione vissuta intensamente. Silvia D’Onghia, giornalista, intuisce subito la forza narrativa di quell’archivio diffuso. Paolo Fioretti, paleografo, riconosce in quei documenti una vera e propria fonte storica. Insieme decidono di fare qualcosa di semplice e radicale: riaprire le «Smemo» del liceo, creare una pagina social, digitalizzare, condividere, ricostruire e recuperare la storia collettiva di quel movimento studentesco che, tra il 1987 e il 1991, lottava per i propri diritti, scuoteva i partiti, organizzava dibattiti e iniziative culturali.

Lo faranno il 15 maggio, in un’assemblea pubblica che si terrà proprio nell’aula magna del «Socrate». Non solo una celebrazione, ma un riconoscimento alle centinaia, e forse migliaia, di studenti che hanno occupato, manifestato, scritto, sognato. Che hanno trasformato rivendicazioni in risultati concreti e che, forse senza saperlo, hanno contribuito a disegnare la Bari di oggi.
Una generazione che si costruiva da sé, si faceva spazio e creava occasioni reali di partecipazione. Così il liceo Socrate diventava uno dei motori e la spina dorsale del movimento studentesco in città, fino a essere tra i fondatori, nell’anno scolastico 1989-90, dell’associazione degli Studenti Medi di Bari. In quegli anni nasceva Il Porcospino, un «giornanimale pungente», portavoce degli studenti e al tempo stesso fucina di idee e palestra per futuri giornalisti e creativi. Veniva fondata Metropolis, associazione culturale nata in risposta alla scarsa offerta della città.
«In quel periodo, Bari era una realtà sonnolenta. Il teatro Margherita in rovina. Il Petruzzelli destinato di lì a poco a bruciare. Vi era un monopolio dell’informazione stampata. Politicamente la città appariva sostanzialmente immobile, senza un chiaro progetto, con un calo tendenziale della militanza nei partiti. Sullo sfondo, un clima sociale appesantito dall’emergere della criminalità organizzata. In questo scenario il movimento smuoveva le acque, evidenziava i problemi, dimostrando che i diritti potevano e dovevano essere esercitati», spiega Roberto Veneziani.

Nascevano gruppi musicali improvvisati, cineforum, si moltiplicavano le associazioni, mentre i teatri indipendenti (come il Kismet e il Fantarca) diventavano luoghi di riferimento. In questo fermento, il movimento studentesco giocava un ruolo decisivo. Le rivendicazioni partivano da problemi concreti, come l’edilizia scolastica o il costo dei trasporti, ma si allargavano rapidamente a temi più ampi: il pacifismo, l’ambientalismo, i diritti civili, le questioni di genere.
I linguaggi e le forme di lotta erano vari. Accanto alle assemblee e alle manifestazioni tradizionali, emergeva una creatività diffusa: manifesti scritti in greco antico per attirare l’attenzione, raccolte firme di massa, occupazioni simboliche. Azioni capaci di scuotere non solo le istituzioni, ma anche i partiti, costretti a confrontarsi con una generazione che non accettava più ruoli passivi.
Oggi, a distanza di oltre trent’anni, tutto questo riemerge grazie a un lavoro che è insieme archivistico e collettivo. Non c’è solo il materiale conservato da Veneziani, ma anche quello che altri, vedendo la pagina Facebook, hanno ricominciato a cercare: fotografie dimenticate, striscioni sbiaditi dal tempo, volantini, persino slogan e canzoni tramandati a memoria. Un archivio che si espande man mano che viene condiviso, alimentato da chi riconosce in quelle immagini un pezzo della propria storia. Fra i documenti raccolti si trovano le foto degli studenti baresi alla marcia Perugia-Assisi, i volantini delle scuole di Bari contro la prima guerra nel Golfo, o per la Palestina, o contro lo stoccaggio del caprolattame in città.

Il rischio, in operazioni del genere, è sempre quello della nostalgia. Ma qui c’è qualcosa di diverso. Non si tratta solo di rimpiangere un tempo passato, quanto piuttosto di interrogarlo: capire come e perché una generazione sia riuscita a incidere così profondamente sul proprio contesto, e cosa di quella esperienza possa ancora dire al presente.
Un’iniziativa che, nelle intenzioni dei suoi promotori, non vuole fermarsi. «Vorremmo che diventasse un progetto di microstoria collettiva e condivisa messo a disposizione della città – conclude Veneziani –. Non solo un racconto generazionale, ma l’affresco di una fase importante della storia di Bari. Un lavoro che potrebbe incrociare istituzioni culturali, centri di ricerca e nuove generazioni».

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