Consiglio d’Europa, il caso Israele
La pena capitale per i responsabili di attentati mortali anti-israeliani in Cisgiordania, approvata dalla Knesset, è in totale contraddizione con la presenza dello Stato ebraico come osservatore nell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa
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Consiglio d’Europa, il caso Israele
Paolo Lepri | 24 aprile 2026La pena capitale per i responsabili di attentati mortali anti-israeliani in Cisgiordania, approvata dalla Knesset, è in totale contraddizione con la presenza dello Stato ebraico come osservatore nell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa
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La pena capitale per i responsabili di attentati mortali anti-israeliani in Cisgiordania, approvata dalla Knesset, è in totale contraddizione con la presenza dello Stato ebraico come osservatore nell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, dice la presidente Petra Bayr, socialdemocratica austriaca. «Lo status di Israele — afferma — deve essere sospeso in attesa di una decisione o fino a quando sarà chiaro che la legge non sarà applicata».
Fondato nel 1949 con il Trattato di Londra, il Consiglio d’Europa (uno dei cui organi è la Corte europea dei diritti dell’uomo) si propone di promuovere giustizia e democrazia e ha creato, affermano i suoi documenti ufficiali, «uno spazio giuridico comune che rappresenta una zona senza pena di morte per oltre 700 milioni di persone». Ne fanno attualmente parte 46 nazioni. La revoca dello status di Israele nell’Assemblea (intanto è stata approvata nei giorni scorsi una risoluzione di condanna) potrà richiedere fino a due anni. Ma Bayr, scrive The Guardian, ritiene possibile «velocizzare» i tempi. A suo giudizio è stata superata una «linea rossa» anche se la legge non avesse, come invece ha, caratteri «discriminatori». Una convinzione, questa, che l’ex dirigente viennese della SPÖ (nata nel 1968, laureata in sociologia, un master in diritti umani e giurisprudenza) ha espresso aprendo la sessione primaverile del forum (composto da 306 parlamentari) del quale è stata eletta in gennaio alla presidenza.
Le immagini dei deputati israeliani che festeggiano — guidati dal ministro della Sicurezza pubblica Itamar Ben-Gvir, una spilla a forma di cappio all’occhiello della giacca — hanno provocato indignazione nella comunità internazionale. Il politologo francese Samy Cohen, in un articolo su Le Monde, ha parlato di una «regressione morale», ormai di lunga data, che «ha preparato il terreno per quel voto». Ma torniamo a Strasburgo. Meirav Ben-Ari, parlamentare di Yesh Atid (il partito centrista di Yair Lapid) e capo della delegazione israeliana nell’Assemblea, è meno pessimista: «La legge è completamente contraria alla mia visione del mondo e a quella di molti israeliani». «Sono fiduciosa — aggiunge — che la Corte suprema respingerà alcune disposizioni se non l’intero testo». Vedremo, il mondo aspetta.
24 aprile 2026
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