Gioco d'azzardo, più soldi ai concessionari che all’erario
Per la prima volta nella storia si è verificato il «sorpasso». Su cento miliardi abbondanti (per l’esattezza 103.291.800.529 euro) puntati on-line dagli italiani quelli finiti nelle casse dello Stato sono poco più di uno e mezzo, pari all’1,45%
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Gioco d'azzardo, più soldi ai concessionari che all’erario
Gian Antonio Stella | 24 aprile 2026Per la prima volta nella storia si è verificato il «sorpasso». Su cento miliardi abbondanti (per l’esattezza 103.291.800.529 euro) puntati on-line dagli italiani quelli finiti nelle casse dello Stato sono poco più di uno e mezzo, pari all’1,45%
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Stiamo raschiando il fondo del barile. Questo dicono i dati forniti dal ministero dell’Economia sull’azzardo nel 2025. Su cento miliardi abbondanti (per l’esattezza 103.291.800.529 euro) puntati on-line dagli italiani quelli finiti nelle casse dello Stato sono poco più di uno e mezzo, pari all’1,45%.
Una percentuale abissalmente lontana non solo dallo stratosferico 53,6% che l’erario, come ricordano gli economisti Alessandro Gandolfo e Valeria De Bonis nel saggio Il modello italiano di tassazione del gioco d’azzardo, tratteneva in media sul SuperEnalotto a fine anni ’90, ma perfino dal 19,6% incassato mediamente sui giochi di tutti i tipi nel 2006. Vent’anni fa.
Quando gli italiani «buttavano» nel «vizio» (parole usate allora da Giorgia Meloni) poco più di 50 miliardi di oggi (meno di un terzo rispetto all’anno scorso: 165 e rotti) consegnandone comunque alle pubbliche casse 9,613. Cioè poco meno di oggi (10,372 miliardi) ma «buttandone» il triplo. Deriva accentuata, accusa il sociologo Maurizio Fiasco, il più severo critico del settore, nell’ultimo quadriennio. Con una impennata del 21,47% delle somme finite nell’azzardo e un risibile aumento parallelo (+ 1,52%) degli incassi statali. Che per la prima volta nella storia sono inferiori a quelli dei concessionari: 11.509.644.673 euro. Per dar lavoro, dice l’Istat, a 38 mila persone inclusi i part-time: 302.885 a occupato. Segno che, scartata l’idea che diventino nababbi certi tabaccai di periferia, i «grandi» fan soldi a palate. Con problemi crescenti per il sistema sanitario chiamato a curare un milione e mezzo di «giocatori problematici» (dati Istituto Superiore Sanità 2018, quando veniva giocato il 35% in meno) con il corollario denunciato da don Ciotti: «Dove c’è fragilità, le mafie arrivano E dove c’è denaro, si inseriscono: gestendo sale, falsificando macchine mangiasoldi, truffando sulle scommesse e concedendo prestiti usurari a chi è ormai sul lastrico». Auguri.
24 aprile 2026
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