Venezia, Palazzo Pisani Moretta riapre con lo stilista Dries Van Noten: in mostra 200 opere tra Sotsass, Cragg e giovani artisti
L'edificio comprato lo scorso anno dallo stilista belga: «Ho scelto questa città e questa impresa come nuovo inizio. Sono un orgoglioso residente ora. L’artigianalità contro l’AI»
«Stasi non era sulla scena del crimine»: i pm di Garlasco pronti a scoprire le carte dell'indagine
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Venezia, Palazzo Pisani Moretta riapre con lo stilista Dries Van Noten: in mostra 200 opere tra Sotsass, Cragg e giovani artisti
di Sara D'AscenzoL'edificio comprato lo scorso anno dallo stilista belga: «Ho scelto questa città e questa impresa come nuovo inizio. Sono un orgoglioso residente ora. L’artigianalità contro l’AI»
(foto Pattaro/Vision)
«La sola vera protesta è la bellezza». E di bellezza nel «nuovo» Palazzo Pisani Moretta, lo storico gioiello gotico del XV secolo acquistato lo scorso anno dallo stilista belga Dries Van Noten, ce n’è tanta. Giovedì, in una giornata piena di sole, ha aperto per la prima volta le porte la Fondazione Dries Van Noten (fondata dallo stilista con il compagno Patrick Vangheluwe), che in quel palazzo dove alzando gli occhi si possono ancora ammirare opere di Giambattista Tiepolo e Pietro Longhi, ha ora la sua sede. Che apre con una vera e propria esplorazione della bellezza del «saper fare» idealmente opposta all’immaterialità divorante ed energivora dell’Intelligenza artificiale. Una sorta - mutatis mutandis - di «Homo Faber» disseminato nei due piani del palazzo, con la visione della bellezza declinata da giovani artisti e designer accanto a opere di artisti di fama come Ettore Sottsass, Attilio Codognato, Tony Cragg, Peter Buggenhout, la cui grande opera «The Blind Leading the Blind #48» campeggia per oltre quattro metri d’altezza tutta rottami, immondizia e polvere nell’androne del palazzo ad affermare «la bellezza come esigenza emotiva, piuttosto che come decorazione».
Dries Van Noten Van Noten: «Artigianalità contro Ai»«Dopo aver messo da parte la mia attività di fashion designer ero in cerca di una nuova sfida che parte ufficialmente oggi con la Fondazione - ha detto Van Noten emozionato, sullo scalone che dall’androne porta al piano nobile -. Affidarsi ad arte e artigianato e mostrare le persone che creano qualcosa è una scommessa, a maggior ragione oggi che assistiamo all’avanzare dell’Intelligenza Artificiale e Chat Gpt. Vogliamo dimostrare che la creatività e ciò che si fa con le proprie mani, con la propria testa e col cuore è molto più importante di ciò che si fa col computer. Per tutta la mia vita - oltre 40 anni - ho lavorato nella moda, questa è una nuova parte della mia vita., in una città nuova, meravigliosa, che amo e in cui abbiamo scelto di vivere. Sono un orgoglioso residente ora».
Duecento opere su due piani
Il titolo della prima esposizione- ha spiegato Van Noten - si ispira a un verso del cantautore e attivista politico americano Phil Ochs, le cui canzoni sono diventate inni di protesta negli anni ‘60: «In tempi così brutti, l’unica vera protesta è la bellezza». E le oltre duecento opere in mostra nei due piani sono lì a dimostrarlo, in un continuo e inesausto contrasto tra i volumi perfetti del palazzo, i lampadari di vetro di Murano definiti «macchine perfette» ancora oggi, i velluti, il pavimento in terrazzo veneziano recuperato a nuova luce, e le ferite dell’arte di oggi, le visioni distorte e non pacificate. Come gli abiti di Comme des Garçons o quelli dello stilista palestinese di Ramallah Ayam Hassan, le cui creazioni impastate di tessuti tradizionali palestinesi e materiali tecnici per proteggersi dalla guerra, punteggiano diverse sale: «È un grande onore essere nella stessa stanza di Christian Lacroix, in questi tempi così orrendi, la creatività e la bellezza possono salvarci. Noi palestinesi non abbiamo la possibilità di tornare nel nostro Paese, ma d’altro canto non possiamo solo piangere, perché così non si sopravvive».
Una sala tutta vetro di Murano
Di sala in sala i contrasti trovano nuove forme per esprimersi: nella sala tutta vetro di Murano - «Bending Light» - c’è l’orgoglio dei giovani mastri vetrai di Wave Murano Glass, che hanno creato un tavolo con basi di vetro soffiato in ideale colloquio con un meraviglioso lampadario d’epoca: «Dries ci aveva chiesto qualcosa di speciale - racconta Roberto Beltrami - abbiamo accettato la sfida con questo tavolo». Nella stessa sala le vetrinette ospitano calici e caraffe del 1730 di Briati e un’opera di Tony Cragg e le bolle di Ritsue Mishima, giapponese di Kyoto che da trent’anni fa la spola tra Murano e la sua città: «Ho pensato al vetro trasparente - spiega - perché contiene tutti i colori, da anni lavoro con un maestro di Murano e tre serventi, guardando ora le mie creazioni sembrano intendersi con la natura morta che le sovrasta». Dal 25 aprile- su prenotazione - la Fondazione è aperta alle visite. La bellezza è a portata di mano, tranne la terrazza: giovedì si è vista, ma è stato un attimo di fugace meraviglia.
LEGGI ANCHECa' Dario, torna in vendita il palazzo «maledetto» di Venezia: «Nove camere, otto bagni, terrazza, giardino e pontile sul Canal Grande»di Monica Zicchiero
Venezia, palazzo Pisani Moretta acquistato dallo stilista belga Dries van Noten: «Diventerà una casa dell'artigianato»di Alberto Zorzi
Arcobaleno Kobra, all’Arsenale di Venezia 80 metri quadri firmati dal famoso street artist brasilianodi Veronica Tuzii
Vai a tutte le notizie di Venezia Mestre
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto
24 aprile 2026 ( modifica il 24 aprile 2026 | 19:57)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Transumanza, migliaia di pecore nella notte attraversano Sant'Antonino
I frame immortalati da un cellulare sono stati condivisi anche dal sindaco Mario Conte
L'informazione nella tua mailCorriere del Veneto
Le news principali sul Veneto
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione