Chinaglia, il pirata «Long John» del calcio
Attaccante italiano tra più forti di sempre: uno scudetto con la Lazio, un mondiale da titolare in Germania (e un carattere irruento): qui un ritratto
GIOVEDì 23 APRILE
Chinaglia, il pirata «Long John» del calcio
Attaccante italiano tra più forti di sempre: uno scudetto con la Lazio, un mondiale da titolare in Germania (e un carattere irruento): qui un ritratto
di Simone GoliaPrima di diventare Chinaglia – fra gli attaccanti italiani più forti di sempre, uno scudetto con la Lazio nel 1974 – Giorgio a soli 8 anni si ritrova su un treno destinazione Cardiff,dove erano emigrati i genitori, papà Mario e mamma Giovanna. Lui, nato nel 1947 a Massa, era rimasto in Toscana con la sorella Rita, accudito da nonna Clelia. Un viaggio lunghissimo, con niente in tasca e una semplice cartella al collo con il nuovo indirizzo. La mattina frequentava le scuole cattoliche, la sera lavorava nel ristorante di famiglia come cameriere e lavapiatti. Giorgio cresce in fretta, robusto, forte e talentuoso. Al rugby preferisce il calcio, rifiuta sdegnato un provino con la squadra locale, il Cardiff City, ed entra nelle giovanili del club rivale, lo Swansea.
Ma Chinaglia in prima squadra gioca pochissimo. Quindi il rientro in Italia con la famiglia, i tre anni in serie C fra Massese e Internapoli e nel 1969 il passaggio alla Lazio neopromossa in serie A. Capelli lunghi, basette folte, fisico imponente, carisma debordante: per tutti diventa «Long John», il pirata dei romanzi di Robert Louis Stevenson.A Roma trova l’allenatore argentino Juan Carlos Lorenzo. Il primo anno è fantastico, il secondo un incubo. La Lazio retrocede in B, Giorgio segna solo 9 gol, i tifosi lo accusano di eccessiva vita notturna e il tecnico viene rimpiazzato da Tommaso Maestrelli, appena retrocesso col Foggia: «Perché un perdente al posto di un altro perdente?», chiede Chinaglia, sempre senza mezze misure.
Ma quel «perdente» lo avrebbe conquistato, diventando la guida di una squadra divisa in due clan: da una parte Chinaglia, dall’altra Re Cecconi. Una passione in comune, cioè le pistole: più un far west che uno spogliatoio. Nel 1973 lo scudetto sfuma all’ultima giornata, nel 1974 il trionfo con Chinaglia capocannoniere (24 gol).Un sogno da cui ne scaturisce un altro, il Mondiale da titolare in Germania, che però diventa la delusione più grande della sua carriera. All’esordio l’Italia va sotto di un gol con la modesta Haiti, il c.t Valcareggi lo sostituisce e a Giorgio parte un plateale «vaffa». Gli azzurri vincono in rimonta, ma è bufera. L’allora presidente Figc Franco Carraro lo definisce un «disadattato», il dirigente Italo Allodi vorrebbe cacciarlo dalla squadra. Solo Maestrelli può placare Chinaglia e vola in Germania con un charter. Con il suo intervento la frattura si ricompone e Chinaglia rientra nell’ultima partita del girone con la Polonia. È una disfatta, l’Italia viene eliminata.
Il clima per lui si fa insostenibile e Giorgio lascia l’Italia. Lo fa sul finire del campionato 1976, con la Lazio in lotta per non retrocedere e il suo «papà-allenatore» Maestrelli in ospedale consumato da un cancro a cui si arrenderà nel dicembre dello stesso anno. Chinaglia vola in America, nei New York Cosmos di Pelé e Beckenbauer. In nove anni segna 231 gol in 234 partite e vince il premio di miglior marcatore per cinque volte.
Nel 1983, dopo il ritiro, torna alla Lazio come presidente, ma è costretto a cedere la società per problemi economici. Nell’ultima parte della sua vita ha diversi guai con la giustizia,soprattutto nell’ambito di una scalata ai vertici della Lazio tentata nel 2006, anno in cui la Guardia di Finanza ne chiede la custodia cautelare con l’accusa di riciclaggio e legami con i Casalesi. Viene accusato di estorsione e aggiotaggio e nel 2008 viene emesso contro di lui un mandato di arresto. Chinaglia muore nel 2012 in Florida a causa di un infarto, esaudendo però il suo ultimo desiderio: essere sepolto a Roma, accanto a «papà» Maestrelli.
Su «la Lettura» #751, in edicola e in questa App, Guy Chiappaventi racconta i tredici scatti rubati a Roma, nel 1975, che riprendono Giorgio Chinaglia sotto un graffito di insulti. E di cui ora si scopre l'autore: il fotografo Edgardo Della Scorciosa.
22 aprile 2026 ( modifica il 23 aprile 2026 | 21:44)
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