Sinestesie, quando il suono chiama il colore
Corriere della Sera - Cultura

Sinestesie, quando il suono chiama il colore

Giovedì 23 aprile 2026
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Il Novecento di Olivier Messiaen, Aleksandr Skrjabin,  Arnold Schönberg e di altri pionieri nella ricerca sperimentale di dialogo e di affinità elettive fra note e pittura 

VENERDI 24 APRILE 2026

Sinestesie, quando il suono chiama il colore

Il Novecento di Olivier Messiaen, Aleksandr Skrjabin,  Arnold Schönberg e di altri pionieri nella ricerca sperimentale di dialogo e di affinità elettive fra note e pittura 

di Helmut Failoni

Un quadro del pittore Robert Sterl dal titolo «Klavierkonzert mit Alexander Skrjabin» (1910)

I colori come musica per gli occhi. I rapporti tra la scala dei suoni e quella dei colori, tra la scrittura armonica e quella prospettica, tra i valori psicologici delle tonalità cromatiche e quelli delle tonalità sonore. È un universo che seduce e ne spalanca altri, quello delle sinestesie fra suoni e colori. La particolare condizione neurofisiologica che è dei sinesteti fa percepire loro, in maniera non solo automatica ma anche involontaria, suoni (intesi nella loro accezione più ampia di note, tonalità…)anche come colori. E viceversa. Le casistiche sono svariate.  

Prendiamo l'esempio di uno dei grandi compositori del secolo scorso, il francese Olivier Messiaen (1908-1992),autore, fra l’altro, di quella meravigliosa pagina che è il Quatuor pour la fin du temps (Quartetto per la fine del tempo), composto in un campo di prigionia durante la Seconda guerra mondiale. Messiaen quando udiva dei suoni, degli accordi, vedeva contemporaneamente colori ben precisi e viceversa la percezione di alcuni colori produceva nella sua mente della musica. Non vedeva colori isolati però, ma complessi scenari cromatici associati a specifici accordi. Nel suo Couleurs de la Cité céleste (1963) traduce in musica i colori descritti nell’Apocalisse; nel precedente Chronochromie (1959-1960) la sua intenzione di strutturare la musica attraverso il colore è evidente fin dal titolo. 

Prima di lui il compositore russo Aleksandr Skrjabin (1872-1915),nel suo storico Prométhée. Le Poème du feu del 1910 inserì all’interno dell’organico orchestrale il Clavecin à lumière, una tastiera che doveva proiettare colori diversi in corrispondenza di determinate note. Sulla scia delle teorie di Skrjabin e degli studi dello psicologo Georg Anschütz, mentore della ricerca sulla sinestesia dell’epoca, il pianista e compositore ungherese Alexander László (1895-1970)nel 1924 ideò un pianoforte luminoso, Sonchromatoskop, e un nuovo tipo di notazione, Sonchromographie, e l’anno successivo pubblicò un libro dal titolo Die Farblichtmusik (La musica colorata di luce). 

La corrispondenza suono-colore realizzata da Skrjabin nel Prometeo incuriosì molto Vasilij Kandinskij (1866-1944), che aveva notato in sé stesso la capacità di associare colori a determinati timbri strumentali. Secondo l'artista le sensazioni provenienti da sfere sensoriali confinanti potevano vibrare per simpatia, alla stessa maniera con cui, per usare una sua espressione, «vibrano tutte le corde di un violino se una sola di esse viene sfiorata». Kandinskij riconobbe esplicitamente a Skrjabin il ruolo di ispiratore della propria concezione dell'arte sinestesica quale si manifestò poi nelle sue composizioni sceniche come Der gelbe Klang. 

Die glückliche Hand (La mano felice), op. 18, composta da Arnold Schönberg (1874-1951)tra il 1910 e il 1913, non è soltanto uno dei vertici del teatro espressionista, ma anche la realizzazione pratica delle teorie del compositore sul rapporto tra suono, colore e luce. In quest'opera, la componente visiva (luci e colori) non è un semplice accompagnamento, ma una componente drammaturgica e anche strutturale equivalente alla musica. 

Schönberg qui estende il concetto di Klangfarbenmelodie (melodia di timbri o colori) alla scena. I colori e le luci cambiano in correlazione con la densità sonora e i timbri degli strumenti, creando un'esperienza sinestetica dove suono e colore si fondono. Nello svolgersi dell'opera, mentre la musica, attraverso un crescendo, si muove via via verso il climax, la scena cambia  cromaticamente: il viola scuro iniziale si trasforma in marrone, poi in rosso, giallo, blu, azzurro e infine grigio, rispecchiando il parossismo sonoro e interiore del protagonista. 

Ma si può andare ancora più indietro nel tempo. Nel 1815 lo scrittore e musicista tedesco Ernst Theodor Amadeus Hoffmann  (1776-1822)negli appunti critici dell'immaginario compositore Kreisler, alter ego dello stesso Hoffmann, annotava che dopo aver ascoltato molta musica percepiva «una sorta di accordo tra i colori, i suoni e i profumi».
L'affascinante studio delle sinestesie ha radici che si possono far risalire a Marin Mersenne (1588-1648),abate francese amico di Cartesio, ai più noti Athanasius Kircher (1602-1680),il gesuita che progettò delle «tavole» sulla riflessione e propagazione del suono, per rendere comunicative dal punto di vista acustico diverse stanze, fino all'astronomo tedesco Johannes Kepler (1571-1630)e al fisico inglese Isaac Newton (1642-1727),il quale studiò addirittura la connessione fra i sette colori dello spettro con gli intervalli di una scala e con i sette pianeti.

Nell'immagine: un quadro del pittore Robert Sterl dal titolo «Klavierkonzert mit Alexander Skrjabin» (1910)

Su «la Lettura» #751 in edicola e in questa App l'intervista di Helmut Failoni al pianista islandese Víkingur Ólafsson. 

 

23 aprile 2026 ( modifica il 23 aprile 2026 | 19:32)

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