Performa Cavalese, luce ai giovani artisti: «Museo come spazio dinamico»
Il nuovo progetto pluriennale del Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese. Protagonisti tre talenti trentini: Panizza, Bosisio e Morandini
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Performa Cavalese, luce ai giovani artisti: «Museo come spazio dinamico»
di Chiara MarsilliIl nuovo progetto pluriennale del Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese. Protagonisti tre talenti trentini: Panizza, Bosisio e Morandini
La performance come collante sociale e culturale nel cuore della Val di Fiemme: è «Performa Cavalese», il nuovo progetto pluriennale del Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese, fortemente voluto dalla sua direttrice Elsa Barbieri. Il nome evoca inevitabilmente la celebre biennale di New York: l’obiettivo è la traduzione del linguaggio della performance in un contesto dove il rapporto tra l’opera d’arte e il pubblico può arricchirsi di nuovi significati. «L’ispirazione è nel nome e nel linguaggio - chiarisce Barbieri -. Per me è un ritorno alle origini: mi sono laureata con una tesi sulla performance, interrogandomi su cosa resti di un’azione effimera. Oggi a Cavalese volevo creare qualcosa che confermasse l’idea di museo come spazio dinamico e luogo di incontro».
Valorizzare le nuove generazione
Il progetto ha l’obiettivo di valorizzare le nuove generazioni di artisti e artiste trentine mettendoli a diretto contatto con i veri protagonisti dell’arte performativa: gli spettatori e le spettatrici. «Il rapporto si crea non solo con le opere, ma nella relazione diretta tra persone - spiega ancora la direttrice -. Io sono innamorata di questo museo e so che i veri proprietari sono i cittadini di Cavalese. Farli venire lì, farglielo vivere e partecipare è sempre stato uno dei miei obiettivi». Il cuore di Performa risiede nella sua struttura temporale. Nell’arco di tre settimane, fino al 3 maggio, tre artisti trentini si succedono a rotazione negli spazi del museo, esponendo ognuno tre opere o installazioni per una settimana, dal mercoledì alla domenica. Il sabato rappresenta il momento centrale del progetto: ogni artista diventa protagonista di un appuntamento partecipato trasformando il museo in uno spazio di confronto diretto. L’intera struttura verrà replicata per tre anni, componendo così una vera e propria mappatura dell’arte trentina contemporanea. «Conosciamo la grande tradizione e la storia degli artisti storicizzati del Trentino - ricorda Barbieri - ma c’è anche un presente, è lì che guardo io».
Filosofia, informatica e arte relazionale
Protagonisti di questa prima edizione sono lo sceneggiatore e filmmaker Leonardo Panizza, che ha inaugurato il progetto la scorsa settimana; a seguire Johannes Bosisio, noto per una ricerca che fonde pittura, scultura e tecnologia (da ieri al 26 aprile); e infine Angelo Demitri Morandini, artista concettuale e ricercatore multidisciplinare la cui pratica si distingue per un approccio che unisce filosofia, informatica e arte relazionale (dal 29 aprile al 3 maggio). «Quello di Cavalese è un pubblico che magari è numericamente inferiore rispetto alle grandi città - ammette Elsa Barbieri -, ma è più partecipe, vive la dimensione artistica in maniera diretta. Questo si dimostra anche nei gesti concreti: durante le giornate di allestimento le persone passano, si offrono di aiutare, dicono “ti metto un chiodo”».
Dopo la mostra di Panizza, che ha esplorato il rapporto tra umano e natura scoprendo la forza delle piante e i limiti dovuti alla tecnologia grazie a una passeggiata collettiva fino al Parco della Pieve, Bosisio indagherà i processi di trasformazione sociale e digitale, unendo la tecnica pittorica classica a un’attitudine contemporanea, e Angelo Demitri Morandini dimostrerà l’instabilità dei linguaggi attraverso le sue opere in cera che sciogliendosi al calore del fuoco dissolvono i dati incisi su di esse. Gli incontri con gli artisti sono diversi, come le loro opere: Bosisio sarà in collegamento da Berlino nel pomeriggio di sabato 25 e poi a maggio seguirà una visita nel suo studio artistico, mentre sabato 2 maggio Morandini inviterà un musicista della banda locale a suonare gli spartiti trascritti sulla cera, interpretando anche le parti «sciolte».
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23 aprile 2026
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