Antonella Ossorio, nel giardino segreto dei racconti
La scrittrice torna in libreria con testi brevi in cui aleggia il realismo magico
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Antonella Ossorio, nel giardino segreto dei racconti
di Mirella ArmieroLa scrittrice torna in libreria con testi brevi in cui aleggia il realismo magico
Antonella Ossorio
La misura breve del racconto non è molto congeniale agli scrittori italiani. Il genere che da sempre rientra nella tradizione anglosassone da noi viene visto ancora con qualche sospetto, come se il racconto fosse una diminutio del romanzo e non una forma autonoma e complessa. Per questo fa piacere che arrivi sul mercato la raffinata raccolta di Antonella Ossorio, «Il giardino perfetto», edizioni Città Nuova.
La scrittrice napoletana mette insieme testi di anni diversi, alcuni già apparsi in altre raccolte o riviste, che mostrano però un filo conduttore evidente, nello stile e nella poetica, dando unità e coerenza all’insieme. Siamo dalle parti di un realismo magico rivisitato e spostato alle nostre latitudini: personaggi fantasmatici, visioni oniriche, elementi misteriosi sono presenti in molti dei racconti, conditi però dall’ironia che caratterizza la scrittura di Ossorio. Per esempio ecco Sommerkamp, protagonista del primo testo, che ha una natura sfuggente quasi come quella del Cardillo ortesiano. Chi sia e da dove venga nessuno lo sa, invece lui sa tutto e in anticipo. Peccato che non sempre gli interlocutori gli prestino attenzione e dunque si lascino sfuggire anche occasioni fondamentali, mentre Sommerkamp sa che «il treno di oggi non è quello di domani, nemmeno se parte alla stessa ora e dal medesimo binario».
Altro tema dominante è quello del tempo che fugge, accompagnato da un sentimento profondo di malinconia, come è evidente nel racconto di Victor Iguaran: «A Marianna non ho regalato che solitudine, tra poco saremo vecchi. Potrei fermarmi, restare a casa, ma dov’è casa, cos’è casa, e dalle dita gli sfugge un accordo che sovrasta lo scroscio della pioggia». C’è anche la sirena Partenope morente a manifestare questa struggente nostalgia per la vita che passa. Approdata sulla spiaggia della città a cui darà nome, si sente «leggera come alga tra le alghe, sfinita, ormai priva di peso». Riesce però a percepire il futuro della terra che l’ha accolta, una terra «femmina»: «Se avrà tendenza ad accogliere chiunque la vorrà possedere, senza opporre resistenza, a essere di tutti, e dunque di nessuno, non le gioverà di certo». La storia le darà ragione.
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