Bologna, al Mast la mostra su Bernd e Hilla Becher. «La fotografia in bianco e nero per raccontare l'epoca delle fabbriche prima che sparissero»
Corriere della Sera - Cultura

Bologna, al Mast la mostra su Bernd e Hilla Becher. «La fotografia in bianco e nero per raccontare l'epoca delle fabbriche prima che sparissero»

Giovedì 23 aprile 2026
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«Bernd & Hilla Becher. History of a Method», a cura di Gabriele Conrath-Scholl e Urs Stahel fino al 27 settembre. Omaggio alla scuola tedesca

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Bologna, al Mast la mostra su Bernd e Hilla Becher. «La fotografia in bianco e nero per raccontare l'epoca delle fabbriche prima che sparissero»

di Piero Di Domenico

«Bernd & Hilla Becher. History of a Method», a cura di Gabriele Conrath-Scholl e Urs Stahel fino al 27 settembre. Omaggio alla scuola tedesca

Arrivavano a bordo del loro furgone Volkswagen dopo aver individuato i loro obiettivi sulle mappe. Si avvicinavano pian piano a stabilimenti industriali, altiforni, torri di estrazione, cave di ghiaia, forni da calce, bunker per il carbone. Li osservavano da lontano, si prendevano il tempo di girarvi attorno a piedi. Come in una manovra di accerchiamento, per studiare i punti migliori in cui collocare la macchina fotografica. 

È l’approccio usato per decenni dagli artisti tedeschi Bernd e Hilla Becher, marito e moglie, nel solco della Nuova Oggettività. Sono 350 le fotografie originali in bianco e nero, nitide e tutte realizzate in giornate di cielo uniforme, provenienti dall’archivio Becher di Düsseldorf, esposte a Bologna dal 23 aprile al 27 settembre. Alla Fondazione Mast di via Speranza 42 nella mostra «Bernd & Hilla Becher. History of a Method», a cura di Gabriele Conrath-Scholl e Urs Stahel.

Il percorso si articola in dieci sezioni, dai paesaggi industriali realizzati tra il 1962 e il 1999 tra Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia, Benelux, Usa e Canada, alla miniera di carbone Ewald Fortsetzung nel bacino della Ruhr.
L’attività dei Becher, nel 1991 vincitori a sorpresa a Venezia del Leone d’oro per la scultura «per la particolare plasticità della loro opera fotografica», era guidata dal timore che gli impianti industriali che intendevano riprendere venissero smantellati prima di riuscire a documentarli. A causa della crisi delle fabbriche europee, e di conseguenza della fotografia industriale, a partire dal 1960.

Per Stahel, i Becher, che si erano incontrati nel 1953, hanno fornito un forte contributo nel formare una testimonianza visiva dell’industrializzazione: «Hanno dato vita a un nuovo stile documentario dalla marcata dimensione artistica. Nel solco della fotografia della Nuova Oggettività, senza dimenticare la lezione della fotografia descrittiva del XIX secolo, hanno scelto e mantenuto con costanza un approccio oggettivo». Nel segno del cosiddetto «svolgimento» come si potrà scoprire nelle sale del Mast, con fotografie che rappresentano uno stesso oggetto da diverse angolazioni e più lati.

Come accade per le immagini delle case a graticcio dell’area industriale di Siegen, dove Bernd era nato nel 1934, o nei blocchi residenziali a quattro piani costruiti in Germania dopo il disastro della guerra per offrire nuovi e semplici spazi abitativi. Foto proposte in serie come in una composizione, ricordava Hilla, scomparsa nel 2015, otto anni dopo Bernd. Con riferimento alla biologia, «dove i generi animali sono suddivisi in famiglie, specie e sottospecie. Senza questo principio di ordine che abbiamo trasferito agli edifici, avremmo perso la visione d’insieme».

L’esposizione, affiancata da talk, proiezioni, presentazioni e workshop, comprende anche un film realizzato dal figlio della coppia, Max, oltre a libri monografici e materiale stampato che testimoniano la loro rilevante attività editoriale. E poi gli esordi della coppia. Le prime opere di Bernd, inizialmente pittore decorativo e grafico, e la formazione fotografica di Hilla, per cui «le forme della nostra epoca sono le forme della tecnica, sebbene non siano state create per il puro piacere della forma. Così come il pensiero medievale si manifestò nelle cattedrali gotiche, la nostra epoca si rivela negli strumenti e negli edifici industriali».

A loro si deve anche la nascita della Scuola di fotografia di Düsseldorf, fondata a fine anni 70 nella città dove Bernd ha insegnato fotografia dal 1976 al 1996 e dove la coppia aveva il proprio atelier. Per questo nel Foyer sono esposte immagini di alcuni tra i più noti allievi dei Becher come Andreas Gursky, Thomas Struth e Thomas Ruff, ai quali il Mast ha dedicato mostre personali negli anni scorsi, e alcuni lavori di Tata Ronkholz.

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