Iside, quando Dio è donna
Corriere della Sera - Cultura

Iside, quando Dio è donna

Giovedì 23 aprile 2026
3 visualizzazioni

La mossa del'inviato Usa Zampolli con Trump e la Fifa: «Ai Mondiali vada l'Italia, non l'Iran»

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Iside, quando Dio è donna

di Maria Angela Robustelli

La mia amica Elvira ed io, ci incontriamo sempre per strada, a Piazza Carità sotto l’obelisco, per mangiare insieme un gelato, raccontarci delle nostre vite e interrogare il destino. Da ventitré anni. Lei è una grande camminatrice, conosce molto bene il cuore pulsante del centro storico, in particolare quei luoghi antichi, in cui sono ancora udibili le voci del passato.
Come me ha cambiato pelle molte volte e molte volte se n’è andata, poi è tornata e poi è ripartita, ma nonostante tutti i giri che la vita ci ha fatto fare, non ci siamo mai perdute anzi ci siamo sempre ritrovate a casa, a Napoli.
Elvira, che è un po’ la mamma di tutti quelli entrano nel suo cuore, è molto generosa e sensibile; il suo sguardo è profondo e quando le parli, non sempre è diretto verso i tuoi occhi piuttosto è come se cercasse da qualche parte attorno a te, l’origine pura delle vibrazioni che emani, un significato più autentico dietro le parole. Il disegno chiaro da far combaciare in un mosaico più grande, incastonato nel cielo.
Ha dei bellissimi capelli corvini lunghi e mossi e da quando la conosco non glieli ho mai visti raccolti o più corti, credo perché, come mi spiegò qualche anno fa - per dissuadermi dal fare un taglio radicale alla maschietto - nei nostri capelli risiede una forza misteriosa, un potere vitale da custodire. 
E così, la mia amica Elvira lo sa sempre prima che glielo dica quando sono triste, o quando un appuntamento di lavoro è andato bene, o quando per evitarmi un grosso sbaglio, senza farsi troppi scrupoli, mi scuote brutalmente per farmi guardare in faccia la realtà.
Ma quello che di più prezioso mi ha insegnato a fare nel corso della nostra amicizia, è stato di imparare a seguire il mio istinto.
Distinguere quella voce in mezzo al rumore disturbante delle convenzioni, dei pregiudizi e dei condizionamenti della società, un suono sibilante ovattato ad alta frequenza fatto di paura e omologazione.
E proprio per iniziarmi a questa dote inestimabile e cominciare ad affinarla, mi portò un giorno di autunno, nel Chiostro maiolicato della basilica di Santa Chiara - dove sotto le arcate si accede alla sala archeologica del museo - e tra le ceramiche e i vasi del I sec. d.C., lei mi trasmise i moniti di quelle donne che con le loro mani di schiave li avevano realizzati.
L’inverno successivo, dopo una pizza a portafoglio a Piazza Luigi Miraglia, passeggiammo in Via dei Tribunali, fino alla Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, costruita sull’ipogeo delle Anime pezzentelle, per andare a trovare il teschio di Lucia - che al di là delle apparenze, pareva godere di ottima salute - e carpirle, con discrezione e coinvolgimento, qualche segreto sulle questioni d’amore.
Arrivò improvvisa la primavera ed Elvira, quel mercoledì pomeriggio mi portò a San Gregorio Armeno volutamente fuori stagione e salendola insieme da San Biagio dei Librai, quasi a metà, prima del campanile sulla destra, sotto una bancarella di pastori, mi mostrò un antichissimo bassorilievo del VII sec. a.C.
Era Iside, la Madre Terra, la creatrice di tutto, buio e luce, di aria, acqua e fuoco; era la sirena.
Era un Dio donna. E Dio, mi disse, eravamo tutte noi.
Faceva molto caldo e prima di salutarci lei mi ricordò che era il 24 giugno, il solstizio d’estate.
Me ne andai, camminando a passo leggero per tornare a casa, quando poco prima di prendere la metropolitana a Piazza Dante, mi squillò il telefono. Era lei, che mi raccomandava quella notte, di montare in una ciotolina un albume d’uovo, metterlo fuori alla luce della luna e lasciarlo lì fino al sorgere del nuovo giorno.
Era la notte di san Giovanni.

Vai a tutte le notizie di Napoli

Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania

23 aprile 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Da Andria in giro per 5 continenti: al via il viaggio di Riccardo Di Teo in giro per il mondo

Il viaggio del 40enne è partito da piazza Catuma. Ma non è un'impresa per il gusto dell'avventura, bensì una sfida al Parkinson

Hai una storia da segnalare sul tuo territorio?

ScriviciIscriviti alla newsletter

Corriere del Mezzogiorno

Le news principali sul Mezzogiorno
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione

IscrivitiLA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo