Castello di Casotto, l'incredibile reggia nei boschi a mille metri d'altezza dove visse la «Principessa triste» dei Savoia
Corriere della Sera - Cultura

Castello di Casotto, l'incredibile reggia nei boschi a mille metri d'altezza dove visse la «Principessa triste» dei Savoia

Giovedì 23 aprile 2026
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Vicino Garessio, ex certosa medievale ed ex residenza sabauda, è ora completamente restaurato. La storia di Maria Clotilde, sposa a 15 anni per volere di Cavour e poi suora e santa. Cosa vedere e cosa fare a Valcasotto

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Castello di Casotto, l'incredibile reggia nei boschi a mille metri d'altezza dove visse la «Principessa triste» dei Savoia

di Paola Stroppiana

Vicino Garessio, ex certosa medievale ed ex residenza sabauda, è ora completamente restaurato. La storia di Maria Clotilde, sposa a 15 anni per volere di Cavour e poi suora e santa. Cosa vedere e cosa fare a Valcasotto

Chi giunge al Castello di Casotto attraverso il sentiero, che si snoda sinuoso nel fitto bosco secolare, rimane incantato dal progressivo e spettacolare effetto scenografico. 

Castello di Casotto: come arrivare

Il complesso, arroccato sulle pendici montane tra Piemonte e Liguria, appare all’improvviso, imponente e isolato, immerso in una valle appartata nel territorio di Garessio, alle falde del Bric Mindino, a circa 1.090 metri di quota, lungo l’antica via che collega la Langa al Mar Ligure. 

    Gallery: Castello di Casotto: il castello di montagna nel bosco che fu dimora certosa e residenza sabauda

    Proprio questa particolare condizione geografica ne ha determinato la vocazione originaria di luogo eremitico e poi monastico, inscrivendolo in una storia plurisecolare, ben più ampia della, pur significativa, parentesi sabauda ottocentesca. 

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    Il castello nel bosco: la storia

    L’intero complesso fu acquisito nel 1847 da Carlo Alberto di Savoia e trasformato in residenza reale estiva; in seguito alla vendita del 1881 da parte di Umberto I di Savoia ha attraversato una lunga fase di passaggi di proprietà e solo nel 2000 è entrato nel patrimonio della Regione Piemonte. Dopo un lungo periodo di chiusura è stato riaperto al pubblico nel 2020. Oggi la gestione è affidata all’impresa culturale Kalatà, che garantisce la custodia del sito e organizza visite guidate degli ambienti esterni e degli appartamenti reali, in parallelo a conferenze ed eventi (info: kalata.it/esperienza/castello-di-casotto. 

    Origine monastiche

    Ma oltre alla vicenda sabauda, come si accennava, c’è molto di più: prima della trasformazione sabauda Casotto fu infatti una delle più rilevanti certose dell’arco alpino occidentale. L’ordine certosino, fondato nel 1084 da Bruno di Colonia nel massiccio della Chartreuse, si fonda su un ideale di solitudine contemplativa; non sorprende dunque che la valle, già segnata da precedenti esperienze eremitiche — evocate dal toponimo medievale Cartusia de Casularum — si sia prestata a ospitare una nuova fondazione. Le prime attestazioni documentarie risalgono al 1172 e testimoniano sin da subito un’istituzione solida anche sul piano economico, dotata di vaste proprietà — dalla pianura piemontese fino alla Liguria di Ponente — e di una rete di grange che garantivano autosufficienza e rendita. Le vicende successive sono tuttavia segnate da momenti traumatici: incendi devastanti nel XV secolo distrussero gran parte delle strutture lignee originarie, imponendo una ricostruzione radicale: tra la fine del XVI e la metà del XVII secolo si definisce così l’impianto murario ancora oggi leggibile: la chiesa, il grande chiostro con le celle e le foresterie laterali. Una fase che si rivela decisiva e rivoluzionaria, persino da un punto di vista paesaggistico: la valle viene letteralmente rimodellata, il corso d’acqua deviato, il terreno rialzato e contenuto da murature poderose, che ancora oggi sostengono il grande prato prospiciente la facciata.

    La storia del Castello di Casotto: il Settecento

    Il Settecento segna la fase di massima fioritura, culminata nell’intervento dell’architetto Bernardo Antonio Vittone (Torino, 1704 - 1770), tra i principali interpreti del barocco piemontese. A lui si devono l’ampliamento del complesso e, soprattutto, la ridefinizione della chiesa di Santa Maria della Neve, arricchita da una cellula cupolata e da una facciata in pietra verde locale, sapientemente integrata nel tessuto preesistente. La parabola della certosa si interrompe bruscamente con l’età napoleonica: occupata e devastata dalle truppe francesi, nel 1802 viene soppressa e abbandonata, persino riconvertita in vetreria. Segue una fase di spoliazione e dispersione degli arredi — altari, statue, pavimentazioni — oggi disseminati nelle chiese del territorio, in una sorta di diaspora materiale che ancora oggi può essere ricostruita come una mappa frammentaria della certosa perduta. L’edificio, privo di manutenzione, decade rapidamente, fino all’intervento voluto da Carlo Alberto e affidato all’architetto Carlo Sada per riadattare gli interni alle esigenze della corte. Carlo Alberto non vedrà mai concluso il progetto: alla sua morte i lavori saranno portati a termine da Vittorio Emanuele II. È lui a vivere pienamente la residenza insieme ai figli, trasformandola in una dimora alpina informale (qui sarà spesso ospite la Bela Rosin), lontana dalla rigidità delle residenze ufficiali. Proprio per questa sua natura appartata il castello non entrerà mai a far parte delle dotazioni della corona, rimanendo proprietà privata dei Savoia-Carignano.

    La principessa triste che divenne santa

    È proprio a Valcasotto che si consuma uno dei passaggi più delicati della vicenda biografica di Maria Clotilde di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele. Nell’estate del 1858, mentre si definiscono gli accordi di Plombières, la giovane principessa, appena quindicenne, si trova coinvolta in una strategia diplomatica voluta da Camillo Cavour che prevede, tra le clausole dell’alleanza con la Francia, il suo matrimonio con il principe Napoleone Giuseppe Carlo Bonaparte, cugino di Napoleone III. Le testimonianze epistolari e diaristiche — oggi all’Archivio di Stato di Torino — restituiscono con intensità il turbamento della giovane nei confronti delle esigenze della ragion di stato. Accettate le nozze, celebrate a Torino nel gennaio 1859, Clotilde affronta un’unione infelice che la conduce, dopo la caduta del Secondo Impero, a un progressivo ritiro dalla scena pubblica. Tornata in Piemonte, sceglie la via della vita religiosa a Moncalieri, dove, come suora domenicana terziaria, trascorre oltre trent’anni tra preghiera e opere di carità, fino alla morte nel 1911, quando sarà ricordata come la «santa di Moncalieri».

    Cosa vedere nel Castello di Casotto

    Il percorso di visita permette di ripercorrere gli appartamenti reali riarredati e l’area archeologica con i resti lapidei della certosa, mentre la cappella e la torre campanaria sono ancora attualmente in fase di recupero, e saranno visitabili dalla primavera del ‘27.

    Shopping in zona, i formaggi di Valcasotto

    Non meno interessante, a pochi chilometri dal complesso, il borgo di Valcasotto si configura come parte integrante di un sistema storico ancora leggibile. In questo contesto si radica la tradizione del formaggio di Valcasotto, già apprezzato dal re in persona, che qui si fermava prima di raggiungere la dimora estiva. Oggi le antiche stanze di stagionatura, ambienti naturalmente umidi e ventilati, possono accogliere fino a 25 mila forme, una visita da non perdere. A questo rilancio produttivo ha contribuito l’opera del noto imprenditore Beppino Occelli e di Alessandra Ingenetti, alla guida dell’antica Locanda del Mulino, che hanno saputo riproporre con intelligenza la memoria gastronomica e casearia del luogo. Un patrimonio immateriale che contribuisce a definire l’identità di una verdissima valle in cui storia, paesaggio e cultura si compenetrano con rara armonia.

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