Gli insulti a Meloni? Questo è il regime di Putin
Corriere della Sera - Cultura

Gli insulti a Meloni? Questo è il regime di Putin

Mercoledì 22 aprile 2026
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Solovyev attacca ancora Meloni: «Seguaci del fascista Mussolini, sostenete i nazisti ucraini»

Gli insulti a Meloni? Questo è il regime di Putin

risponde  Aldo Cazzullo

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Caro Aldo,
da elettore di sinistra trovo inauditi gli insulti di Solovyev, la Meloni è mia avversaria politica ma trovo inaccettabile il modo di parlare di questo troglodita.
Massimo Triolo

Parole vergognose che si commentano da sole. Questo russo, dicono un giornalista, andasse a criticare chi lo comanda...
Anna Maria Esposito

Cari lettori,
Giorgia Meloni merita tutta la nostra solidarietà. Sentire quell’energumeno ripetere come un pappagallo insulti mandati a memoria, ascoltare una persona odiosa che palesemente non conosce l’italiano ma ha imparato un misto di maleparole e di minacce pare una scena da totalitarismo del secolo scorso. Bene ha fatto il presidente Mattarella a intervenire.
Detto questo, l’increscioso episodio serve solo a ricordare che cos’è il regime di Putin. Colpisce che i filoputiniani, molto diffusi in Europa e purtroppo anche in Italia, se ne rendano conto soltanto adesso. Il regime di Putin è abituato a mettere a tacere i giornalisti critici, ma non togliendo loro una trasmissione, proprio per sempre: Anna Politkovskaja è solo la più nota tra i 37 (almeno) giornalisti assassinati. L’avvelenamento del dissidente è pratica comune. Ricordo quando scrivevo che Navalny era una figura eroica. Ogni volta ricevevo valanghe di mail e di commenti sui social, curiosamente quasi tutti uguali, in cui mi si diceva: e allora Assange? Come a dire che Oriente e Occidente pari erano, che il dissenso veniva criminalizzato e punito allo stesso modo. Bene, adesso abbiamo la risposta: Assange è giustamente libero a casa sua, Navalny è sotto un palmo di terra a Mosca, e Putin farebbe fare volentieri la stessa fine alla vedova che porta avanti la battaglia del marito. I critici di Navalny sostenevano che anche lui fosse un nazionalista di destra. E allora? Essere contro Putin non significa essere di sinistra. Significa volere per il popolo russo la libertà, la democrazia, la dignità che ora gli sono negate. Poi certo ogni regime ha un certo grado di consenso, ogni regime ha i suoi beneficiati, ogni regime ha il suo apparato repressivo, e ogni regime ha i suoi propagandisti che insultano i leader stranieri non allineati. Anche il fascismo aveva i suoi propagandisti che insultavano ad esempio gli inglesi, i francesi, i neri americani, quando non provvedeva Mussolini di persona. Questo ovviamente non significa che Putin sia il nuovo Hitler, il nuovo Mussolini, il nuovo Stalin; la storia non si presenta mai allo stesso modo, con le stesse facce, con gli stessi nomi. Semplicemente la lotta per la libertà e la democrazia è ancora molto, molto lunga. E la semplificazione dell’autoritarismo comincia a far breccia anche qui da noi.

22 aprile 2026

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