Russia alla Biennale di Venezia, la questione sul tavolo dei ministri dell’Ue. Kallas: «La presenza di Mosca moralmente sbagliata»
Corriere della Sera - Cultura

Russia alla Biennale di Venezia, la questione sul tavolo dei ministri dell’Ue. Kallas: «La presenza di Mosca moralmente sbagliata»

Mercoledì 22 aprile 2026
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Interviene l'alta rappresentante per la politica estera dell'Unione. Smentite le voci sul ritiro della Federazione Russa dall'esposizione d'arte, Salvini difende la Fondazione: «Sarò a Venezia»

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Russia alla Biennale di Venezia, la questione sul tavolo dei ministri dell’Ue. Kallas: «La presenza di Mosca moralmente sbagliata»

di Sara D'Ascenzo e Vera Mantengoli

Interviene l'alta rappresentante per la politica estera dell'Unione. Smentite le voci sul ritiro della Federazione Russa dall'esposizione d'arte, Salvini difende la Fondazione: «Sarò a Venezia»

Kaja Kallas, alta rappresentante per la politica estera Ue, e il padiglione russo alla Biennale di Venezia

Una decisione «moralmentesbagliata». A due settimane esatte dall’apertura della 61esima Biennale d’Arte di Venezia agli addetti ai lavori (al pubblico aprirà il 9 maggio) la presenza della Russia col proprio Padiglione alla prossima kermesse della fondazione veneziana è sempre più una questione politica internazionale e sempre meno una questione «artistica», ammesso che lo sia mai stata. Martedì, parlando con i giornalisti al termine del Consiglio Affari esteri europeo in Lussemburgo, l’alta rappresentante della politica estera europea Kaja Kallas ha bollato con parole pesanti la partecipazione: «Il ritorno della Russia alla Biennale di Venezia è moralmente sbagliato, e inoltre l’Ue intende tagliarne i finanziamenti. Mentre la Russia bombarda i musei, distrugge le chiese e cerca di cancellare la cultura ucraina, non dovrebbe esserle permesso di esporre la propria. Dobbiamo anche continuare a respingere i tentativi di destabilizzazione di Mosca. Così oggi i ministri hanno approvato ulteriori sanzioni contro coloro che sono dietro le campagne di disinformazione all’interno dell’Unione europea», continua l’Alta rappresentante Ue, spiegando che sono state estese anche le misure «contro coloro che destabilizzano la Moldavia».

La Lettonia: «Escludere Mosca»

Al Consiglio, accompagnato dalla sottosegretaria Maria Tripodi, c’era anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che martedì 21 aprile ha convocato l’ambasciatore russo per le offese rivolte alla premier Giorgia Meloni da VladimirSolovyev, noto anchorman e figura di spicco della propaganda russa. Era stato lo stesso Tajani nelle scorse settimane a manifestare in un colloquio con il ministro della Cultura Alessandro Giuli la preoccupazione per la presenza della Russia a Venezia. Martedì la sua posizione è apparsa chiara.
Che l’aria che tirava dal Consiglio non fosse buona per la querelle «Russia alla Biennale», la cui esposizione era prudentemente stata inserita nell’ordine del giorno alla voce «varie ed eventuali», si era già capito nel pomeriggio, quando la Lettonia, uno degli Stati baltici e dunque politicamente su posizioni distanti dalla Russia ma pericolosamente molto vicino nella carta geografica, aveva puntato il dito contro la partecipazione della Russia che, ricordiamolo, è proprietaria del Padiglione ai Giardini nel quale quest’anno vorrebbe tornare a esporre: «La Lettonia chiede di escludere la Russia dalla Biennale di Venezia 2026 - aveva detto il segretario di Stato agli Esteri lettone Artjoms Ursulskis - consentire la partecipazione russa alla Biennale rischierebbe di “normalizzare” l’aggressione a Kiev e di indebolire la pressione su Mosca. Riga richiama anche la necessità di un approccio Ue per limitare l’influenza del Cremlino negli eventi culturali. La Lettonia, insieme ad altri 20 Paesi e a Kiev, ha già invitato gli organizzatori a riconsiderare la partecipazione russa».

Salvini: «Niente fondi Ue? Spilorci e ignoranti»

Gli organizzatori, cioè la Biennale. Che resta sulle sue posizioni: il Padiglione è di proprietà della Russia e per la Biennale è equiparabile a un’Ambasciata; per Statuto i Paesi proprietari non chiedono ma comunicano la partecipazione e la Biennale ha sempre ribadito di aver agito nell’ambito delle proprie competenze e limiti. Per Matteo Salvini, che il 21 aprile ha difeso la premier Meloni dagli attacchi russi, «con tutto il rispetto per la Lettonia, molta gente che ne sta parlando è ignorante, in due maniere. Primo, il Padiglione russo a Venezia è di proprietà della Federazione russa, quindi non c’entra niente né la Biennale né lo Stato italiano. Sono proprietari e a casa loro fanno quello che vogliono nel rispetto dei limiti, delle regole e delle sanzioni. In secondo luogo, la cultura, l’arte, la musica, il teatro, l’architettura, il mobile, lo sport, uniscono e non dividono. Quindi - ha aggiunto - quelli che odiano altri popoli mi preoccupano, con tutto rispetto per la Lettonia. Io conto di esserci all’inaugurazione della Biennale di Venezia, che ha 130 anni di storia, e’ un ente autonomo, apprezzato nel mondo e conto che nessuno a Bruxelles si permetta di minacciare. Ho letto che forse ritirano i loro soldi, ma se ritirano i due milioni di euro fanno proprio la figura degli spilorci e ignoranti, aggiungerei».

Smentito il «passo indietro» della Russia

Già, i soldi: due milioni di euro di finanziamento per un progetto di diffusione del cinema che appaiono sempre più lontani da Venezia. Infine, serpeggia una voce: che la Russia potrebbe ritirare la propria partecipazione. Questo offrirebbe alla Biennale un’uscita onorevole e forse farebbe segnare un punto a favore della Russia. Ma martedì il Padiglione ai Giardini non appariva sbarrato e nei giorni scorsi la commissaria del Padiglione, Anastasia Karneeva, ha decisamente smentito il ritiro. Vedremo. Nel frattempo, oltre alle Pussy Riot, che promettono di calare a Venezia per protestare davanti al Padiglione, il progetto «Dai margini dell’Impero alla laguna aperta» si sta muovendo per protestare il 6 maggio con un’«azione performativa».

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22 aprile 2026 ( modifica il 22 aprile 2026 | 08:17)

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