Nadia Mayer, oltre «Casa a prima vista». Dagli inizi da modella al padre violento: «Lasciavo lividi sui miei figli per il troppo affetto. Sono vegana: rispetto tutti, anche chi occupa case»
Trentina, è il volto del fortunato programma televisivo sulla vendita di case: «Mio padre beveva, era violento con mamma. Io ero piccola e non potevo gestire quelle emozioni»
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Nadia Mayer, oltre «Casa a prima vista»: dagli inizi da modella al padre violento: «Lasciavo lividi sui miei figli per il troppo affetto. Sono vegana: rispetto tutti, anche chi occupa case»
di Silvia M.C. SenetteTrentina, è il volto del fortunato programma televisivo sulla vendita di case: «Mio padre beveva, era violento con mamma. Io ero piccola e non potevo gestire quelle emozioni»
«Il nuovo nome della crudeltà è l'indifferenza: in una società che si diverte a spezzare vite innocenti, non grida più nessuno, non ci si scandalizza più. Sembra che vada tutto bene, ma non va bene proprio niente». Nadia Mayer non usa filtri, né quelli della televisione che la vorrebbe algida «signora delle case» su Real Time, né quelli di un perbenismo di facciata che non le è mai appartenuto. È un fiume in piena che rompe gli argini di uno studio televisivo per scendere in strada, tra la gente vera, quella che per strada la stringe in un abbraccio gratuito che vale più di mille premi alla carriera. In Senato l’hanno premiata recentemente per la sua leadership femminile, per quella capacità di andare «oltre la vetta» che per lei non è un traguardo economico, ma una conquista umana.
Gli inizi da modella
Dopo aver girato oltre cinquanta puntate dell’ottava edizione di «Casa a Prima Vista», Nadia sente ancora il bisogno di chiarire un equivoco di fondo: «Non sono un’attrice che gioca a vendere immobili, sono un’agente immobiliare vera. In tv sembro glaciale, poi la gente mi ferma al mercato e mi dice: ma lei è di una simpatia travolgente!». Ha iniziato facendo la modella ma ha scoperto presto che «la bellezza può essere un apripista, ma anche un boomerang pericoloso. O ti propongono scorciatoie, che io detesto, o ti trattano come se fossi incredibilmente stupida. La parola chiave della mia vita è verità. Io sbaglio, inciampo, e voglio che quegli errori vadano in onda perché non aspiro alla perfezione. La gente è stanca dei pagliacci e dei disonesti; cerca l’autenticità».
Il rapporto con il padre
Questa ricerca di verità affonda le radici in un’infanzia che lei stessa definisce «tutt'altro che facile». C’è un rimosso doloroso che Nadia affronta con una dignità che toglie il fiato: il rapporto con «un padre-padrone, un uomo violento e dispotico» che ha segnato la sua percezione del maschile. «Beveva, era violento con mamma. Io ero piccola e non potevo gestire quelle emozioni, vedevo mia madre piangere e non potevo fare nulla - ricorda emozionandosi -. Mi è rimasto dentro un senso di fragilità che ho dovuto mascherare facendo da scudo ai miei fratelli». La madre è diventata la sua «vera eroina», capace di rompere le catene del patriarcato soffocante degli anni Sessanta, decidendo di lasciare il marito e mandare i figli in collegio pur di salvarli da quell'abisso. Quattro anni di collegio che hanno scavato nella sensibilità di Nadia Mayer rendendola una donna «senza pelle», capace di piangere per una formica calpestata ma anche di combattere come una leonessa per i suoi cinque figli.
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I figli
Proprio con i figli, ha praticato una sorta di «terapia dell'abbraccio» per ricolmare i vuoti del passato. «Li divoravo di baci, lasciavo loro i lividi per quanto amore avevo da dare. È psicologia da primo anno: restituisci quello che ti è mancato». Oggi i suoi ragazzi li lascia volare, ma resta il porto sicuro a cui tornare. Alle figlie femmine ripete come un mantra: “«Non siete donne a metà se non fate figli, ma non restate mai con un uomo che vi alza la voce. Se vi dà un pugno e lo perdonate, ve ne darà un altro. Io non giustifico la violenza, mai».
I diritti degli animali e la salute
Questa intransigenza contro la prevaricazione si sposta oggi sul fronte dei diritti degli animali. Vegana convinta, si prepara a scendere in piazza a Roma il 9 maggio: «Sfrutto la mia notorietà per scuotere le coscienze. Mangiamo atrocità e chiudiamo gli occhi davanti al dolore dei più deboli. Per me il rispetto della vita è totale: Gaza, i bambini, gli animali, persino le case occupate abusivamente... non ci si può sempre girare dall'altra parte». la 65enne nata a Trento è una "belva" che scatta davanti agli innocenti calpestati, mossa da un’energia che trova alimento anche nella preghiera.
Oggi Nadia Mayer sta attraversando un momento di salute delicato, «un intervento non semplice» che la attende a breve, dopo aver già superato una brutta polmonite nell’ottobre 2024. «Andrà come deve andare. Se mi è arrivata questa prova, ci sarà un disegno più grande. Mi affido a Duilio, il mio angelo, e prego con il cuore: la preghiera mi dà una forza che mi permette di ridere anche quando vorrei scappare”.
Gli hater
Il sorriso, del resto, è la sua arma quotidiana; anche per scacciare gli hater che sui social la insultano dandole della "vecchia rifatta". «Che vita triste devono avere queste persone per scrivere cattiverie a chi non conoscono? Io sono una credulona, prendo bastonate, ma ha sempre perso chi mi ha fatto del male, non io». Il successo televisivo, in questo quadro, è quasi un corollario estemporaneo, un’alchimia fortuita nata con un team di lavoro che lei adora. «Non si vince mai da soli. I miei colleghi maschi fanno i goliardici, mi prendono in giro e io li lascio fare. Ma c’è sempre un rispetto reciproco che la gente vede e premia. Non urliamo, non ci offendiamo: facciamo televisione sana». Nonostante la popolarità, Nadia resta quella bambina sensibile che non sopporta la prepotenza di chi ruba il parcheggio o non dice "grazie". «Basterebbero tre parole - scusa, grazie, per favore - per salvare il mondo. Invece vedo un'arroganza spaventosa, gestita da uomini che hanno davvero rotto le scatole. Forse il potere dovremmo finalmente prenderlo noi donne, con la nostra empatia».
«Bisogna prendere posizione»
Nadia Mayer non cerca di essere un modello irraggiungibile, ma una compagna di viaggio che ti dice che «si può cadere e rialzarsi», che «si può aver sofferto la fame d'amore e diventare una fonte inesauribile di affetto». «Bisogna prendere posizione nella vita, con eleganza ma senza tiepidezze. Potete anche mandare a quel paese tutti: è sempre il modo che fa la differenza». E lei, con una classe che profuma di libertà riconquistata, "quel paese" lo sa indicare con un’eleganza che non lascia scampo alle ombre del passato. Perché «oltre la vetta c'è sempre un nuovo orizzonte: io ho ancora troppa voglia di guardare avanti per fermarmi a contare le cicatrici».
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22 aprile 2026 ( modifica il 22 aprile 2026 | 08:56)
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