La pernacchia
La pernacchia
di Massimo Gramellini | 22 aprile 2026I tuoi preferiti
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Ascoltando Vladimir Soloviev, strillone dello zar omonimo, mentre, all’ombra di un microfono fallico, sciorinava una serie di insulti sessisti in italiano all’indirizzo di Giorgia Meloni, ho pensato: questa voce non mi è nuova. Ho chiuso gli occhi e l’ho riconosciuta. Era identica a quella del tenente Kessler nel film I due marescialli, quando a metà del suo comizietto nazista viene interrotto dalla celeberrima pernacchia di Totò.
La stessa inflessione insolente e metallica, lo stesso disprezzo mal trattenuto di chi considera gli italianuzzi nient’altro che una manica di traditori. L’esercizio di stile del gerarca russo insiste proprio su questo: Meloni merita una gragnuola di apprezzamenti scurrili perché ha osato voltare le spalle a Trump, «al quale aveva precedentemente giurato fedeltà». In sostanza il «tenente» Soloviev accusa la premier italiana di non avere sostenuto gli americani contro il regime iraniano sostenuto dai russi. Ma, da russo, non dovrebbe esserne contento? C’è da farsi venire il mal di testa, ad averne una. Come se il comitato d’affari di cui Trump e Putin sono gli azionisti e Soloviev un solerte funzionario, avesse ormai oltrepassato non solo i limiti della decenza, ma anche quelli della geopolitica.
Adesso ascolteremo reazioni indignate, e Salvini e Conte dovranno smettere per un po’ di prendere lezioni di russo. Ma la verità è che l’unica replica all’altezza della situazione andrebbe affidata a Totò: «Signor tenente…?». Quanto ci manca.
22 aprile 2026
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