La fisica che aiuta la pace
Nel centro Sesame di Amman: così nel «Cern» del Medio Oriente lavorano insieme Israele, Iran, Egitto e palestinesi
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La fisica che aiuta la pace
Gabriella Greison | 21 aprile 2026Nel centro Sesame di Amman: così nel «Cern» del Medio Oriente lavorano insieme Israele, Iran, Egitto e palestinesi
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Siamo in Giordania, ad Allan. Il deserto ha una sua quiete che non è silenzio, è attesa. E dentro questa attesa, sotto una struttura che sembra trattenere il respiro, un fascio di elettroni si prepara a tornare. Domenica ricomincia a girare. Qui la settimana non comincia il lunedì. Riparte il sincrotrone. Si chiama Sesame. Era fermo da poco più di tre mesi.
Una pausa iniziata come sempre, a gennaio, per la manutenzione. Poi qualcosa che non doveva esserci. Una piccola sporgenza di rame, quasi invisibile, dentro un iniettore. Una punta di metallo. E la fisica non perdona le punte: lì il campo elettromagnetico si accumula, si addensa, si deforma. Hanno dovuto fermarsi. Smontare. Guardare da vicino. Limare, letteralmente, con carta abrasiva. Restituire alla materia la sua precisione. E adesso si riparte.
Il fascio nasce, entra nel primo microtrone, prende energia. Venticinque MeV. Poi passa al secondo, il booster, e cresce ancora, fino a ottocento. Infine entra nell’anello principale. Qui diventa 2,5 GeV. Curva, si stringe, si raccoglie. E poi succede quello che succede sempre in un acceleratore di particelle, ma ogni volta sembra la prima: diventa luce.
Una luce che non illumina, interroga. Proteine, metalli, materiali che hanno attraversato pressioni estreme: tutto, prima o poi, cede e lascia una traccia. Basta avere la luce giusta.
A Sesame, quella luce gira dentro un anello. E intorno a quell’anello lavorano insieme Iran, Israele, Autorità Palestinese, Pakistan, Egitto.
«Adesso siamo pronti a ripartire», mi dice Andrea Lausi, direttore scientifico del centro. «Il problema era piccolo, ma in queste macchine anche una minima imperfezione conta».
Fuori, però, niente è piccolo. «Negli ultimi mesi abbiamo visto tanti missili passare sopra le nostre teste», racconta. «Missili iraniani diretti verso Israele. La Giordania a volte li ha abbattuti. Sentiamo spesso le sirene». Poi, con una naturalezza che sposta il peso delle cose: «La regola è non andare a guardarli. Anche se una volta sono salito sul tetto. Era il momento in cui ne sono passati trecento. Ho visto anche dei frammenti cadere».
Non c’è enfasi. Solo una linea netta tra ciò che accade fuori e ciò che continua dentro. «Qui non si vive con la paura. Io temo di più il traffico».
E mentre lo dice, lì dentro si lavora. Insieme. Iraniani, israeliani, palestinesi, turchi. Persone.
«In questo periodo sono ancora più motivati», aggiunge. Poi lascia una frase da custodire: «Tutto è bombardabile, ma niente è bombardato». Resta lì, come una formula senza dimostrazione.
Sesame non si è mai fermato davvero. La macchina si ferma solo quando lo decide la fisica.
Il consiglio internazionale si riunisce due volte l’anno. L’ultimo incontro a dicembre, in Giordania. Il prossimo sarà a maggio a Grenoble, all’Esrf. Intorno, una rete ampia di osservatori: Stati Uniti, Unione Europea, Cern, Ictp di Trieste, e tanti altri. Anche Cina e Russia. «Ma io non li ho mai visti», dice Lausi.
Il 18 febbraio 2026 il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier è venuto qui, a vedere da vicino questo luogo della fisica che tiene insieme ciò che altrove si separa.
Lausi è arrivato nel 2020, in pieno Covid. E non è più tornato indietro. «È un posto dove si lavora bene. Siamo pochi, il progetto è un ponte di pace. Questo crea un’energia potente che tiene insieme tutto e tutti».
Quell’energia di cui parla non si misura, ma si riconosce. Si vede anche nelle scienziate che lavorano dentro Sesame. Dentro una realtà che cambia, attraversata da un ritorno forte dell’identità religiosa. «Molte giovani oggi crescono con questa dimensione più marcata», racconta. «Rispetto agli anni precedenti, sono in aumento, oggi trovi ricercatrici completamente velate con più frequenza. Quando parli con alcune, si vedono solo gli occhi». Il resto non serve. La fisica non guarda come sei fatto. Guarda se funziona.
Nei giorni scorsi si sono riunite, insieme all’American Physical Society, per parlare di presenza femminile nei centri di ricerca prestigiosi, spazio, possibilità. Perché la presenza, prima ancora dei dati, è una condizione.
Domenica il fascio riparte. E un’altra volta, degli elettroni diventano luce. Come se la materia ricordasse ancora come fare.
21 aprile 2026
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