I 70 anni della Corte che ricorda l'Antigone di Sofocle
Non esistono materie in relazione alle quali la Corte Costituzionale non abbia pronunciato, in tutti questi anni, parole decisive: dalla famiglia alla salute, dal lavoro al diritto delle imprese, dalla pubblica amministrazione all’ambiente, al diritto penale
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I 70 anni della Corte che ricorda l'Antigone di Sofocle
Niccolo Nisivoccia | 21 aprile 2026Non esistono materie in relazione alle quali la Corte Costituzionale non abbia pronunciato, in tutti questi anni, parole decisive: dalla famiglia alla salute, dal lavoro al diritto delle imprese, dalla pubblica amministrazione all’ambiente, al diritto penale
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Il 23 aprile la Corte costituzionale compirà settant’anni, dato che la sua prima udienza si era tenuta proprio il 23 aprile del 1956; e ripercorrere la sua storia, come questo anniversario può indurci a fare (anche attraverso un libro in uscita da Treccani, scritto dagli stessi giudici da cui attualmente la Corte è composta), significa ripercorrere al contempo la nostra, di storia.
Ripassare ciò che siamo, potremmo dire, e come lo siamo diventati: perché il punto è che la storia della Corte coincide, né più né meno, con la Storia italiana degli ultimi decenni.
Davvero non esistono materie in relazione alle quali la Corte non abbia pronunciato, in tutti questi anni, parole decisive: dalla famiglia alla salute, dal lavoro al diritto delle imprese, dalla pubblica amministrazione all’ambiente, al diritto penale.
Di volta in volta intervenendo per dirimere il possibile contrasto fra «legge» e «giustizia» su cui si gioca la stessa ragion d’essere del diritto, al quale in fondo non dovremmo chiedere nient’altro che questo: di essere uno strumento funzionale, appunto, al raggiungimento della giustizia.
E non a caso, infatti, la giustizia costituzionale viene spesso avvicinata, come ricordava di recente Marta Cartabia, all’Antigone di Sofocle, al cui centro ritroviamo quel conflitto in forma quasi archetipica — «tra la legge positiva (l’editto di Creonte) e le leggi superiori non scritte a cui fa appello Antigone».
Oggi questo conflitto verrebbe rimesso alla Corte costituzionale, e le «leggi superiori» sarebbero quelle della Costituzione: oggi è la Costituzione che ci indica i princìpi ai quali le leggi devono attenersi al fine di raggiungere la giustizia, e compito della Corte è proprio quello di vigilare sul rispetto di questi fini da parte delle leggi.
Ma la Corte non si limita a preservare i princìpi fissati dalla Costituzione: li fa anche vivere nel dinamismo storico. Non è forse vero, del resto, che il diritto è sempre immerso nella Storia e che deve vivere in funzione del suo evolversi?
E questo non è forse vero più che mai in relazione ai princìpi costituzionali, pensati e scritti in quanto tali nella prospettiva del futuro, e per durare nel tempo?
La Corte costituzionale, diceva un grande giurista come Paolo Grossi, è il «polmone respiratorio per l’intiero ordinamento giuridico nella sua costante attenzione verso il continente parzialmente sommerso dei valori, un “ordine ordinante” percorso da una perenne dinamica e munito di una forte carica incisiva».
Ripercorrere la storia della Corte significa, a ben vedere, non solo ripassare ciò che eravamo e che siamo diventati: ma anche immaginare ciò che potremmo essere e magari saremo, se sapremo essere all’altezza di come ci vorrebbe la Costituzione.
21 aprile 2026
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