Unabomber, il caso irrisolto
Corriere della Sera - Cultura

Unabomber, il caso irrisolto

Martedì 21 aprile 2026
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Ordigni in confezioni di uova e salsa di pomodoro, bolle di sapone, ovetti Kinder: in poco meno di 12 anni, tra il 1994 e il 2006, sono 34 gli attentati commessi tra il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia. Indagini e sospetti, ma il colpevole non è stato mai individuato

MERCOLEDì 22 APRILE 2026

Unabomber, il caso irrisolto

Ordigni in confezioni di uova e salsa di pomodoro, bolle di sapone, ovetti Kinder: in poco meno di 12 anni, tra il 1994 e il 2006, sono 34 gli attentati commessi tra il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia. Indagini e sospetti, ma il colpevole non è stato mai individuato

di SIMONE INNOCENTI

Il primo attentato avviene durante una festa. È il 21 agosto 1994 e a Sacile (Pordenone), durante la Sagra degli Osei, Daniela Pasquali, 40 anni, e i suoi due figli finiscono all’ospedale: è scoppiato un tubo pieno di biglie che qualcuno ha piazzato vicino a una fontanella. Quel qualcuno è lo stesso che
il 6 maggio 2006 a Porto Santa Margherita, Caorle, fa un’altra vittima: è l’infermiere mestrino Massimiliano Bozzo, all’epoca 28 anni, che perde tre dita della mano dopo l’esplosione di un ordigno nascosto sotto il tappo di una bottiglia contenente un messaggio. 

In poco meno di 12 anni sono 34 gli attentati commessi tra il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia. E da allora Unabomber – il «bombarolo» italianoche ha colpito soprattutto tra bambini e anziani – non è mai stato preso. O per sfortuna delle forze dell’ordine o per «bravura» criminale superiore alla media di chi in quegli anni ha nascosto bombe in confezioni di uova e salsa di pomodoro al supermercato «Continente» di Portogruaro. Ma le ha anche nascoste nelle bolle di sapone e negli ovetti Kinder: ovviamente per ferire i bambini. E senza tenere conto delle bombe sistemate sulle strade, comprese quelle affollate durante il Carnevale di Azzano Decimo. O quelle davanti alla Standa di Pordenone, sotto la sella di una bicicletta, sulle spiagge di Lignano Sabbiadoro e Bibione e perfino nelle chiese. In tutto questo: mai una rivendicazione.

È rimasto un fantasma,nonostante sembra lo abbiano visto in diversi. È il caso di una bambina di 9 anni, che fu gravemente ferita il 25 aprile 2003 a Fagarà delle Battaglie, colpita a una mano e all’occhio destro. È lei stessa a raccontare di aver visto – prima dell’esplosione – un uomo brizzolato che poco distante l'avrebbe osservata sorridendo. Una circostanza confermata da altri testimoni. Ed è da quel giorno in poi che viene istituita una super procura formata da quattro procure: Pordenone, Udine, Venezia, Treviso. Ma anche questo non porterà a nulla.

Sono state oltre 150 le persone sospettate.Da un punto di vista giudiziario l’attenzione si è concentrata sull’ingegnere Elvo Zornitta, a partire dal 2004: fu sospettato per le sue elevate competenze nella costruzione di esplosivi, per i suoi spostamenti corrispondenti alle zone degli attentati e per il ritrovamento in casa sua di oggetti compatibili con quelli usati dall'attentatore. Ma durante le indagini fornì alibi ai suoi spostamenti e il 2 marzo 2009 il gip di Trieste, Enzo Truncellito, ne archiviò la posizione «per mancanza di elementi sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio». L’avvocato Maurizio Paniz, legale di Zornitta, riuscì a dimostrare che Ezio Zernar, capo del Laboratorio indagini criminalistiche della Procura di Venezia, aveva alterato un lamierino. Zornitta ottenne 300 mila euro di risarcimento, mentre Zernar fu condannato a due anni di reclusione per falso ideologico e frode processuale.

Il 21 novembre 2022 la Procura di Trieste ha aperto un’altra inchiesta per i reati di attentato per finalità terroristiche o strage con l’aggravante dell’associazione con finalità di terrorismo. È stata disposta una perizia su diversi reperti:frammenti genetici da peli scoperti su una bomboletta di stelle filanti, su un uovo-bomba e – tra gli altri – su un tubo-bomba. La magistratura ha iscritto undici persone sul registro degli indagati, compreso Zornitta, e ha comparato i loro profili genetici oltre a quello di 34 persone non indagate, che hanno spontaneamente acconsentito al prelievo del Dna. Ma dall'incidente probatorio nella nuova inchiesta su Unabomber per analizzare la superperizia da 300 pagine – e 10 mila allegati – i cui reperti avevano fornito 5 diversi profili genetici utilizzabili per una futura eventuale inchiesta sulla vicenda, è emerso che quel Dna non corrisponde a nessuno degli indagati e neppure delle altre 34 persone.

Nell'immagine: un ordigno non esploso trovato a Treviso il 26 gennaio 2005, in un involucro giallo (foto Raccamari/Ansa).

Nel supplemento #751, disponibile in edicola e in questa App, Chiara Severgnini intervista Miguel Vila, autore della graphic novel «Deflagrazione» (Coconino Press, pp. 208, euro 20, in libreria dal 1° maggio). L'autore padovano si è ispirato al caso di Unabomber per entrare nel malessere della provincia e del Nordest. 

21 apr 2026 | 19:05

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