Luca Barbareschi sul palco dell'Odeon di Lumezzane veste i panni del Presidente degli Stati Uniti
Corriere della Sera - Cultura

Luca Barbareschi sul palco dell'Odeon di Lumezzane veste i panni del Presidente degli Stati Uniti

Martedì 21 aprile 2026
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L'attore porta in scena «November», la commedia del 2007 di David Mamet

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Luca Barbareschi sul palco dell'Odeon di Lumezzane veste i panni del Presidente degli Stati Uniti

di Pietro Keller Cassetti

L'attore porta in scena «November», la commedia del 2007 di David Mamet

In “Shibboleth”, ottavo episodio della seconda stagione di “The West Wing”, il Presidente, Jed Bartlet, deve concedere la grazia a un tacchino, com’è consuetudine durante il Giorno del Ringraziamento in America. Salvare la vita a quel tacchino però vuol dire condannare quello proposto ma poi scartato dalla Casa Bianca per la cerimonia. 

Nel corso dell’episodio, intrecciato alla linea narrativa principale, questo sottotesto comico diventa un piccolo dilemma morale. Alla fine il Presidente decide di graziare il tacchino prescelto, esercitando l’arbitrio del suo potere; ma poi, nei corridoi che conducono allo Studio Ovale, grazia anche il secondo tacchino, evitando che finisca al macello. Charles Smith, il Presidente di November, la commedia del 2007 di David Mamet, è diversissimo da Jed Bartlet: usa la cerimonia come disperato strumento politico, come mossa estrema per guadagnare consenso ed evitare la sconfitta elettorale. A un certo punto, addirittura, Smith considera seriamente di sostituire il tacchino con un maiale, animale che potrebbe attirare più consenso fra le lobby agricole. 

«È la politica svuotata completamente dell’etica», dice Luca Barbareschi, che sul palco interpreta proprio il Presidente. «Un testo del 2007 che sembra scritto per oggi”». “November”, l’opera del grande drammaturgo statunitense David Mamet, è l’ultimo appuntamento della stagione teatrale del Teatro Odeon di Lumezzane: va in scena mercoledì 22 aprile per la regia di Chiara Noschese e la produzione del Teatro Nazionale di Roma.
 
David Mamet è un premio Pulitzer: l’ha vinto per “Glengarry Glen Ross” (da cui poi il film con Jack Lemmon e Al Pacino “Americani”); agli oscar è stato candidato due volte: nel 1983 per la sceneggiatura de “Il verdetto”, nel 1998 per quella di “Sesso e potere”. Barbareschi è stato il primo a farlo conoscere in Italia – in realtà, in tutta Europa. Lo traduce e lo mette in scena (in questo caso lo interpreta) dai primi anni ’80. «Insieme a Pinter è lo scrittore più innovativo dei nostri tempi. Un intellettuale di grandissima raffinatezza, e sorprendentemente elastico, affatto dogmatico dal punto di vista politico. Ha tempi e un linguaggio comico pazzeschi, per un attore è meraviglioso poterlo recitare a teatro».
 
November è stato scritto quando era appena iniziata la grande crisi economica degli anni 2000. Nel 2007 stava terminando il secondo mandato di George Bush, e ancora non ci si era resi conto, in Europa e in America, di essere entrati in una fase della storia nuova, e che quella precedente (un idillio dai confini indefiniti, durato il tempo di teorizzarlo) era tramontata con il crollo delle Torri Gemelle. Mamet invece riusciva già a leggere il suo presente con una lucidità che, col passare degli anni (già 19), si tende a rivalutare come profetismo. 

In November il Presidente è alla fine del suo mandato e, nonostante un brusco calo nei consensi, è disposto a tutto pur di farsi rieleggere. «Lo spettacolo parla di una politica che ha superato la farsa. Charles Smith è un dittatore bambino e capriccioso, che si spinge fino al limite per ottenere ciò che vuole. È anche il racconto di una politica soggiogata dalle lobby economiche e dalla finanza speculativa; in cui problemi non cambiano e, intanto, noi restiamo imprigionati nella nostra palla di neve».

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