Canova, quel lato nacosto svelato da quelle parolacce nelle lettere agli amici
La donazione degli inediti al Museo Civico di Bassano. La digitalizzazione delle carte
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Canova, quel lato nacosto svelato da quelle parolacce nelle lettere agli amici
di Pierluigi PanzaLa donazione degli inediti al Museo Civico di Bassano. La digitalizzazione delle carte
Quando si parla di contributo italiano alla Cultura europea uno dovrebbe esclamare: «Noi siamo la Terra di Canova»! Nessun artista fu tanto richiesto in Europa all’inizio dell’Ottocento e nessuno più di lui salvò l’arte italiana recuperando a Parigi nel 1815 opere sottratte da Napoleone come il Codice Atlantico, il Laocoonte, l’Apollo del Belvedere… Mentre l’Edizione Nazionale delle Opere di Canova è lontana dal concludersi, la Biblioteca di Bassano del Grappa ha digitalizzato i manoscritti del fondo Canova in suo possesso: 6658 lettere, diari di viaggio, appunti, diplomi, un prezzario e anche un quaderno su cui l’artista appuntò le sue lezioni di inglese.
A essi si aggiunge ora la donazione fatta dal Circolo per la Cultura e i Musei di Bassano e del territorio Pedemontano (che annovera tra i fondatori gli studiosi Paola Marini, Fernando Rigon, Mario Guderzo e lo scrittore Paolo Malaguti) al Museo Civico di Bassano di due lettere inedite di Canova acquistate nel marzo scorso in asta. La donazione verrà presentata agli appassionati venerdì 15 maggio in Museo, con un intervento dello storico d’arte Marco Carminati e della direttrice, Barbara Guidi.
Sono due lettere di cortesia inviate all’amico abate Arrigo Arrigoni di Valdobbiadene (Treviso). La prima, scritta da Roma, 17 maggio 1804 ha un attacco davvero sorprendente per il sempre misurato e pudico Canova: «Cazzo, cazzo da vero! Come mai il caro Arrigoni scrive a tutti ed al povero Canova niente? Voglio due righe a me direttamente, avete capito? Voglio delle notizie de’ vostri Servitori [?] e di codesti Paesi [?]. Vale vale ecc. Il vostro amico vero Canova». Salutano l’Arrigoni anche il fratellastro, Giambattista Sartori, e l’allievo Antonio D’Este. Arrigoni (1776-1836) era un erudito e storico dell’Accademia dei Concordi di Padova del circolo degli amici veneti che tanta importanza ebbero per Canova. L’altra, sempre, da Roma il 29 dicembre 1804, anno napoleonico in cui Canova scolpì la Venere italica, contiene auguri di buon anno con l’auspicio di un incontro: «Bravo il mio caro Arrigoni così voglio, non per il buon capo d’anno, ma per aver tanto tanto delle vostre nuove noi per verità non le vorressimo in iscritto ma dalla viva voce, e perciò si andiamo lusingando che ciò possa accadere…»
Nella lettera è nominato tale Luigino, che è lo scultore Luigi Zandomeneghi.
Canova scrisse e dettò un numero impressionante di lettere. Ma dal tardo Ottocento il generale rifiuto del Neoclassicismo fece sì che, salvo eccezioni (come quelle di Vittorio Malamani nel 1911 o Margherita Sarfatti dal 1918), Canova cadde nel discredito. La Biennale di Venezia del 1922, presidente da Vittorio Pica, fu umiliante nella mostra a lui dedicata e le cose peggiorarono nel 1947 quando Roberto Longhi, il più riverito critico del tempo, gli riservò il giudizio più sprezzante: «Lo scultore nato morto, la cui mano è all’Accademia, il cui cuore è ai Frari e il resto non si sa». Un epitaffio che uccise Canova.
Dall’anniversario del ’57 nacque la rivalutazione di Canova, anche grazie all’intervento di Carlo Scapa alla Gipsoteca di Possagno. Dall’anniversario del 2017 Canova è completamente rinato, anche con spirito contemporaneo (vedi la mostra Antonio Canova tra innocenza e peccato al Mart di Rovereto con le veneri di Fabio Novembre e Fabio Viale). È in quella occasione che lettere e documenti riassunsero importanza. Dopo la morte, avvenuta a Venezia il 13 ottobre 1822, il fratellastro Giambattista Sartori aveva donato le carte a Bassano e aggiunto album con 1764 disegni: il 2017 fu l’occasione per digitalizzarle. Ma non solo. Nell’ultimo ventennio la bibliografia su Canova si è rinnovate con importanti edizioni, tra le quali la Biblioteca Canoviana, ossia raccolta delle migliori prose, e de’ più scelti componimenti poetici sulla vita, sulle opere ed in morte di Antonio Canova a cura di Arnaldo Bruni, Manlio Pastore Stocchi, Gianni Venturi (Istituto di ricerca per gli studi su Canova e il Neoclassicismo, Bassano del Grappa, 2004), Canova.
La bellezza e la memoria, a cura di Giulia Ericani e Franchesco Leone (2013); Canova i volti ideali, a cura di Omar Cucciniello e Paola Zatti (2019), Pensieri di Antonio Canova sulle belle arti. Raccolti da Melchior Missirini a cura di Manlio Brusatin (2020), Canova, Epistolario, a cura di H. Honour P. Mariuz (2003) e Canova, Epistolario (1812), a cura di Giulia Ericani (2023).
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