Bergamo, Filippo Caccamo sul palco del Donizetti per dimostrare che la visita al museo può anche far ridere
Domani c'è «Fuori di tela», il nuovo spettacolo del comico che ha lasciato l'insegnamento, ma sceglie le opere d'arte dei grandi artisti come pretesto narrativo «Sì, la scuola mi manca tantissimo»
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Bergamo, Filippo Caccamo sul palco del Donizetti per dimostrare che la visita al museo può anche far ridere
di Rosanna ScardiDomani c'è «Fuori di tela», il nuovo spettacolo del comico che ha lasciato l'insegnamento, ma sceglie le opere d'arte dei grandi artisti come pretesto narrativo «Sì, la scuola mi manca tantissimo»
Filippo Caccamo, smessi i panni dell’insegnante, si dedica alla professione di comico. E, domani sera, porterà al Donizetti il suo nuovo spettacolo, «Fuori di tela», in cui la storia dell’arte diventa lo spunto per ridere del quotidiano. L’artista da due milioni e mezzo di follower racconterà una visita a un museo. In ogni sala le opere d’arte che hanno fatto la storia diventeranno un pretesto narrativo per abbracciare argomenti che toccano la vita di ognuno di noi, riletti in chiave comica.
Filippo e La Carla (una delle professoresse dei suoi show), varcato l’ingresso del museo virtuale, accompagneranno gli spettatori attraverso la sala 3.0 dedicata alla tecnologia, la sala della scuola, quella di scienze, quella per gli incontri con le famiglie e, ad ogni passaggio, collegheranno i capolavori al vissuto quotidiano. «L’opera Comedian di Cattelan – anticipa Caccamo – ovvero la banana vera fissata al muro con il nastro adesivo grigio, dal valore milionario, rappresenta la difficoltà nel far capire l’arte contemporanea ai ragazzi, mentre La morte di Marat, ritratto con il foglio in mano da Jacques-Louis David, offrirà lo spunto per parlare degli ex colleghi alle prese con le assurdità contenute in alcune verifiche. Qualche esempio che ho letto con i miei occhi? Martin Burger King e la somma dei cateteri».
Laureato in Scienze dei Beni culturali e in Storia e critica dell’arte, Caccamo proporrà una carrellata di grandi artisti che, rompendo gli schemi, hanno segnato i punti di svolta nella storia dell’arte. In primis Lucio Fontana, che con il suo taglio, fa uscire l’arte dalla tela (il titolo dello spettacolo è proprio un omaggio alla sua intuizione); poi Caravaggio, «il mio preferito» non ha esitazioni, mentre l’opera che più apprezza è «La zattera della Medusa di Géricault per la sua iconografia». Ci sarà anche Giotto, il primo a rappresentare il cielo azzurro (anziché dorato) e il primo a far piangere le figure dipinte, inserendo le emozioni nelle rappresentazioni.
Caccamo ha insegnato per quattro anni, di cui due in un centro di formazione per adulti e due, italiano, alle scuole medie di Lodi. «La scuola mi manca tantissimo – afferma -. Gran parte dei miei spettatori sono tuttora insegnanti, purtroppo ho dovuto lasciare quel mondo perché le date a teatro sono molte, troppe, e non mi consentono di essere in classe al mattino. Oggi sono un comico al 100% (anche per rispetto verso chi sta in cattedra)». Nonostante i recenti fatti di cronaca, per Caccamo «insegnare è ancora un bel mestiere – è la sua opinione –, la scuola è un luogo sicuro, dobbiamo dircelo, altrimenti, se si inizia a demonizzare, si demonizza il futuro».
A gennaio la circolare dei ministri Valditara e Piantedosi aveva promosso l’adozione di metal detector nelle scuole per contrastare la violenza, specialmente l’uso di coltelli, in contesti critici. «Ci sono un sacco di problematiche – conclude Caccamo -, ognuno ha la sua formula, non è compito di un comico trovare soluzione, semmai portare alla luce le criticità».
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21 aprile 2026
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