Vailate, «Il silenzio invece» resta impresso nelle fotografie
La mostra fotografica di tre autori, Serena Toffetti, Francesco Ferri e Pierpaolo De Angelis
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Vailate, «Il silenzio invece» resta impresso nelle fotografie
di Federico FumagalliLa mostra fotografica di tre autori, Serena Toffetti, Francesco Ferri e Pierpaolo De Angelis
Una delle foto di Francesco Ferri in mostra al Calisto Cafè di Vailate
La mostra è a sei mani, altrettanti occhi, tre stili diversi. Ma la tematica è comune: «Si tratta di un lavoro sul ritorno a casa. Un percorso intrapreso attraverso le persone o i posti. Oppure entrambi». Potere della fotografia che non si accontenta della tecnica, ma si scopre «intima e quotidiana». Al Calisto Cafè di Vailate (Cremona), fino al 3 maggio, c’è «Il silenzio invece».
Espongono i loro scatti, personali eppure molto empatici, tre artisti di talento e con parecchio da dire. I bergamaschi Serena Toffetti (Brignano Gera d'Adda) e Francesco Ferri (Castel Rozzone), il milanese Pierpaolo De Angelis che ha «radici familiari nella Bassa bergamasca. Ho scattato a Brignano, a Bergamo, in provincia di Como, a Milano. Ma – continua De Angelis – non ho mai sentito la necessità di descrivere i luoghi. I miei sono posti dell’anima».
Di anima in anima. Quelle dei ritratti di Francesco Ferri che ha chiesto ai suoi protagonisti, parenti e amici, «di fare nulla davanti all'obiettivo. Il tentativo è stato collocare il soggetto in uno stato di quiete, metterlo di fronte a se stesso». Fra gli autori, Ferri è il solo a scegliere il bianco e nero. Che, succede nelle migliori prestazioni, non anestetizza ma scalda l'immagine. Vale lo stesso per «la decisione di utilizzare quasi esclusivamente la luce naturale. Mi piaceva il suo non essere mai uguale a se stessa», spiega Ferri.
L’approccio di Toffetti, che insegna agli istituti milanesi IED e NABA, è il più radicale. E, insieme, il più romantico: «Ho agito di pancia, senza negarmi errori e sbavature. Le mie sono cromie calde, rese possibili grazie al formato polaroid e alla pellicola». Spesso, compare un bambino biondo. «È mio figlio Rocco, nella casa di famiglia a Brignano – racconta Toffetti –. Mio padre è mancato un mese prima della nascita di suo nipote. Ho ritratto Rocco, mentre giocava in spazi a lui sconosciuti. Lì dentro, in un luogo che io ho amato molto, si è però subito trovato a proprio agio».
Custodiscono significati, i pavoni della periferia urbana di De Angelis: «Ti puoi sorprendere dal fatto di averli visti centinaia di volte, eppure mai guardati per davvero. L’idea di soffermarsi sui particolari è centrale nel mio modo di fare fotografia». Come i personaggi a distanza – fisicamente ed emotivamente – ravvicinata di Ferri: «Sono tutte persone che hanno segnato la mia vita positivamente. Mi piace pensarle come sculture, attorno alle quali io mi muovo».
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21 aprile 2026
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