Il Signore della sorveglianza: il saggio di Michael Steinberger su Alex Karp
Il filosofo miliardario guida la discussa compagnia tecnologica Palantir: un volume indaga sull’azienda dei big data (che deve il nome a Tolkien). In libreria per Foglio edizioni
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Il Signore della sorveglianza: il saggio di Michael Steinberger su Alex Karp
di Marco SignoriIl filosofo miliardario guida la discussa compagnia tecnologica Palantir: un volume indaga sull’azienda dei big data (che deve il nome a Tolkien). In libreria per Foglio edizioni
Protesta contro Palantir lo scorso 3 marzo nei pressi della nuova sede ad Aventura, in Florida (Joe Raedle/Getty Images)
Nel Signore degli Anelli i Palantír sono le «pietre veggenti» create dagli elfi per comunicare tra loro e scrutare lontano nel tempo e nello spazio. Manufatti potenti e pericolosi, incapaci di mostrare il falso ma sempre utilizzabili a fin di male, cadono nelle mani dell’avversario, Sauron, e del tracotante stregone Saruman; finché non tornano provvidenzialmente nelle mani di Gandalf, dalla parte del bene.
Palantir è anche il nome di una delle compagnie tech più importanti e controverse del nostro, di mondo. Fondata nel 2003 dagli ingegneri di Stanford Stephen Cohen, Joe Lonsdale e Nathan Gettings insieme ad Alexander Karp e al suo compagno di studi alla Stanford Law School Peter Thiel, imprenditore e attivista politico conservatore che prima di predicare la venuta dell’Anticristo fu tra i fondatori di PayPal, Palantir si occupa primariamente di integrazione dei dati.
«Il filosofo nella Valley. Alex Karp,Palantir e l’ascesa
dello Stato di sorveglianza (Foglio Edizioni, pp. 314, euro 20) è un saggio di Michael Steinberger
Un «lavoro da idraulici», lo definisce un dipendente: con i propri software l’azienda canalizza e raccoglie i miliardi di informazioni disponibili a partire dalle fonti più varie — i famosi big data — per fornire al cliente un sistema integrato di gestione dei dati, capace di riunire ciò che prima era frammentato e per questo inaccessibile. Ma questi idraulici dell’informatica offrono i loro servizi al governo degli Stati Uniti, al Pentagono, all’esercito (anche nella costruzione del ponte aereo per il ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan); si sono occupati di banche e servizi sanitari, della gestione della pandemia Covid (anche in Europa) e dei servizi di polizia (a Los Angeles e altrove); sono legati a doppio filo all’amministrazione Trump e all’Ice, l’agenzia governativa Usa che si occupa di contrasto all’immigrazione illegale e che è stata al centro del dibattito per le sue patenti violazioni dei diritti umani.
Al vertice di Palantir, che si trova sempre più invischiata nella geopolitica mondiale, c’è un filosofo oggi miliardario: Alexander Caedmon Karp, figlio di un pediatra ebreo e di un’artista afroamericana, socialista di formazione, eclettico ed eccentrico, difensore delle libertà e delle democrazie occidentali al grido — ancora una volta tolkieniano — di «Salviamo la Contea!». La sua biografia e il suo ruolo di ceo di Palantir sono ora raccontati da Michael Steinberger, giornalista d’inchiesta del «New York Times Magazine», in un reportage che si legge come un romanzo, Il filosofo nella Valley. Alex Karp, Palantir e l’ascesa dello Stato di sorveglianza, appena tradotto in italiano per Foglio Edizioni da Marta Salaroli.
Laureato in filosofia all’Haverford College di Philadelphia e poi in legge a Stanford, Karp ha conseguito un dottorato in filosofia a Francoforte, con una tesi sul concetto di aggressività del sociologo Talcott Parsons applicato al «mondo della vita», e aspira a congiungere la propria istruzione al magistero di Jürgen Habermas, da poco scomparso.
La formazione atipicamente umanistica di questo ceo dell’high tech ha giocato un ruolo di non piccolo conto nella definizione degli obiettivi di Palantir: ammantata della retorica guerresca della lotta al terrorismo, ma attenta a questioni di libertà e tutela della privacy, l’azienda ha saputo incistarsi nell’immenso apparato militare e statale degli Stati Uniti, conquistando analisti della Cia e comuni poliziotti, generali dei Marines e politici di spicco. Steinberger ci accompagna nella vita e nelle contraddizioni di Karp con salutare rigore giornalistico, facendo emergere il conflitto e l’inevitabile giudizio politico dalla narrazione cruda e talvolta brutale dei fatti, che arrivano fino al dolore pulsante del presente: all’indomani dell’attacco di Hamas del 7 ottobre, Karp pubblica un messaggio su X per confermare il sostegno di Palantir a Israele, in cui afferma senza mezzi termini che «alcuni mali si possono combattere solo con la forza» (ma in una prima bozza aveva scritto «solo con la violenza»). Nei mesi successivi, il sostegno tecnologico di Palantir è stato fondamentale per Israele a Gaza.
La guerra, specialmente come fonte inesauribile di denaro, sembra permeare ora tutta Palantir: è nata da poco Anduril (un altro riferimento tolkieniano, alla spada di Aragorn), specializzata nella produzione di armi autonome e semiautonome. La rivoluzione dell’AI, più ampia e pervasiva di quella dei big data, ha investito anche il filosofo nella Valley. Karp sostiene un nuovo «nazionalismo tecnologico», per restituire agli Stati Uniti la centralità che a suo dire meritano; e Palantir è lo strumento per servire questo scopo. Nei discorsi di Karp, sempre più roboanti e guerrafondai, l’Occidente è presentato ormai come intrinsecamente superiore, i valori che incarna come indiscutibili.
Il «New York Times» ha accusato l’azienda di collaborare con Trump nella creazione di un gigantesco database di sorveglianza dei cittadini, ma il sostegno di Karp al presidente non accenna a scemare: Palantir ha donato 5 milioni di dollari per la parata militare a Washington voluta da Trump per il 250° anniversario dell’esercito nel giugno 2025. Mentre il mondo scivola verso l’oscurità e la barbarie, le pietre veggenti — che ora valgono miliardi — assomigliano sempre di più all’occhio di Sauron, fiammeggiante e terribile nelle tenebre che minacciano di avvolgerci.
21 aprile 2026
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