Francesco, biografia del Papa scomodo
Gesti simbolici e tocco umano, ma anche insofferenze: Francesco ha scosso la Chiesa. La vita, il coraggio e la fede di Jorge Mario Bergoglio nel libro di Gian Guido Vecchi
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Francesco, biografia del Papa scomodo
di Ferruccio de BortoliGesti simbolici e tocco umano, ma anche insofferenze: Francesco ha scosso la Chiesa. La vita, il coraggio e la fede di Jorge Mario Bergoglio nel libro di Gian Guido Vecchi
Lui sembra essere ancora tra noi. Con quel suo carattere dolcemente burbero. Imprevedibile nelle risposte. Diretto, sincero. Ma anche incerto nelle conseguenze dottrinarie della sua infinita misericordia. Mi diceva nei giorni scorsi un alto esponente della Curia, giurista, che appare improba l’opera di risistemazione del diritto canonico. Non stentiamo a crederlo. I dodici anni di Francesco sono stati un ciclone. Di gesti e di atti. A noi è apparso, pur con tutte le sue contraddizioni, un pontificato salutare, innovativo, caratterizzato dal «vero discernimento spirituale». Uno scossone alla Chiesa che un altro gesuita, assai diverso, molto diverso da Bergoglio, come Carlo Maria Martini, considerava «indietro di duecento anni». Ma cinque sinodi non hanno prodotto quelle aperture, su famiglia e sessualità, che Bergoglio lasciava intuire con le sue dichiarazioni «a caldo», spesso troppo estemporanee. L’eredità che ha sulle spalle Leone XIV è ovviamente pesante. Ma Prevost che a sua volta è diverso, molto diverso da Bergoglio, trasmette un senso di profonda solidità. Il suo cammino è cominciato da meno di un anno. Il passo appare sicuro. Certo, la differenza in toni e gesti colpisce. Noi laici non conosciamo le infinite qualità dello Spirito Santo, quindi non possiamo dire nulla. Ma vi facciamo ogni giorno, scaramanticamente, affidamento sperando che appaia — grazie alla voce del Papa americano — anche là dove il mondo ha perso il lume della ragione. Se fosse ancora vivo, Francesco sarebbe meno «educato» del suo successore di fronte all’allargarsi di quella «guerra mondiale a pezzi» come lui stesso la definì. La «martoriata Ucraina» lo è sempre di più, messa in un angolo. Ma i paragoni sono impropri. L’azione della Chiesa è la stessa, forse persino sottotraccia più incisiva. Cambiano linguaggi e modi come è giusto che sia.
Una biografia affettuosa, mai compiacenteLa biografia del Papa latino-americano, scritta da Gian Guido Vecchi, vaticanista del Corriere della Sera, è appassionata, accurata e rigorosa, affettuosa, ma mai compiacente. E, dunque, utile perché contribuisce — attenuatisi il dolore e le emozioni — a definire la figura storica di un Papa molto amato ma nello stesso tempo molto discusso (anche e soprattutto all’interno della Chiesa). Ed è preziosa per comprenderlo e conoscerlo meglio nella sua missione pastorale, nella ricchezza del suo pensiero, al di là della simpatica e trascinante indisciplina del personaggio. Papa Francesco. La vita, il coraggio e la fede (Mondadori) è appena uscito. E anche chi pensa di conoscere molto della vita di Bergoglio si stupisce di tanti aspetti inediti del suo cammino personale. Il grande pregio del libro è che il lettore, grazie alla scrittura di Vecchi, si trova in una condizione di estrema familiarità con Francesco. Sente che gli parla ancora. Una delle straordinarie caratteristiche del Papa argentino è stata quella di entrare nelle case di ognuno di noi (avvenne specialmente nel periodo del Covid) come un amico o un confidente. Senza alcun abito talare. Quei paramenti gli erano andati assai stretti fin dall’inizio. Un’insofferenza per ogni cerimoniale. Del resto nella prima mattina da Papa, Francesco sorprese la guardia svizzera che presidiava la sua camera portandole un caffé. Immaginate la faccia del giovane elvetico. Vecchi racconta molto degli anni della formazione di Jorge Mario Bergoglio. L’esperienza del noviziato presso i gesuiti a Córdoba fu traumatica. Il futuro pontefice venne «bullizzato». Pagò l’essere figlio di immigrati, emarginato dai rampolli di «ceti superiori». Un isolamento assai doloroso. Questo spiegherebbe, secondo l’autore, l’avversione di Francesco per la «psicologia da principi», l’indifferenza per il galateo dell’ipocrisia. Bergoglio era molto, molto diverso anche dal suo predecessore Benedetto XVI con il quale convisse non senza incomprensioni e fraintendimenti (troppi cuentos chinos, troppi pettegolezzi).
Gesti e parole passati alla storia
L’autore non si perita di fare l’esegesi teologica dei suoi interventi. Ma cerca di capire le ragioni e il contesto in cui sono nati gesti e parole che hanno trafitto il limite angusto della cronaca e sono passati alla storia. Un esempio è l’omelia improvvisata durante il viaggio nelle Filippine nel 2015. La gente piangeva, il Papa gettò via il discorso che aveva preparato e parlò a braccio, con il cuore. Una bambina di 12 anni, Glyzelle, lo avvicinò e gli chiese: «Perché i bambini soffrono?». Francesco ebbe le lacrime agli occhi. L’abbracciò. «Hai posto con le lacrime l’unica domanda a cui non c’è risposta, solo quando anche noi saremo capaci di piangere per le cose che hai detto, allora saremo anche in grado di comprendere. Solo quando Cristo pianse, e fu capace di piangere, comprese ciò che accadeva nelle nostre vite». Uno scambio fortuito, parole non preparate. Un episodio che vale un intero pontificato. Francesco non cessò mai di denunciare lo scandalo della miseria, l’infamia della «cultura dello scarto», gli eccessi della globalizzazione. Rimane scolpito nella memoria il valore simbolico del Giubileo della Misericordia che si aprì a Bangui, nella Repubblica centroafricana. Richiamò alla cura della «casa comune» in particolare modo con l’enciclica Laudato si’. Un Papa ecologista che per il suo «pauperismo» non piacque all’Occidente capitalista e all’America. Donald Trump lo incontrò la prima volta il 24 maggio del 2017 e l’ultimo leader che vide, il giorno prima di morire, fu l’attuale vice dell’inquilino della Casa Bianca e forse suo successore, J.D. Vance. L’accordo con la Cina sulla nomina dei vescovi venne fortemente avversato soprattutto dall’allora segretario di Stato, Mike Pompeo. «Per me è un onore che mi attacchino gli americani», disse il Papa durante un volo per il Mozambico nel 2019. Le rivelazioni degli Epstein files lasciano capire che non si trattò solo di antipatia. Francesco, che non escluse il genocidio per ciò che stava accadendo a Gaza, disse a Benjamin Netanyahu una frase profetica: «Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento». Non sembra sia stata ascoltata. Baciò i piedi dei leader del Sud Sudan, implorandoli alla fratellanza. Invano.
Il valore degli incontri
Vecchi ricorda il valore di alcuni incontri con i rappresentanti di altre Chiese, come quella con il patriarca ortodosso di Mosca, Kirill, a Cuba nel 2016. Poi venne l’invasione russa, la discussa teoria della «equivicinanza» fra i belligeranti. «Le fedi veglino come sentinelle di fraternità — disse Francesco, era il 2019, nel suo viaggio nella penisola arabica — nella notte dei conflitti». Oggi piovono bombe e le sentinelle devono essersi nel frattempo addormentate.
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