Max Peiffer Watenphul, pittore del Bauhaus: 80 opere in mostra alla Galleria Nazionale d'arte moderna
L'esposizione ripercorre il cammino dell'artista tedesco riscoperto nel 2023 e bollato dai nazisti come «degenerato». Visse e lungo tra Venezia e Roma
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Max Peiffer Watenphul, pittore del Bauhaus: 80 opere in mostra alla Galleria Nazionale d'arte moderna
di Edoardo SassiL'esposizione ripercorre il cammino dell'artista tedesco riscoperto nel 2023 e bollato dai nazisti come «degenerato». Visse e lungo tra Venezia e Roma
Max Peiffer Watenphul, «Autoritratto con poesia», 1919 (particolare)
Davvero in pochi, e tutti comunque addetti ai lavori, conoscevano il suo nome fino a tre anni fa — settembre 2023 — quando la Casa di Gothe promosse nelle sale di via del Corso una retrospettiva dedicata al pittore tedesco, a lungo vissuto in Italia, Max Peiffer Watenphul (1896-1976). Un classico caso di artista dimenticato e riscoperto, grazie a eredi attenti che ne hanno conservato un gran numero di opere e, soprattutto, carte e documenti d’archivio che si stanno ancora studiando.
Ottanta opere in mostra tra dipinti e fotografie
Quella volta il sottotitolo dell’esposizione recitava: «Dal Bauhaus all’Italia». Stavolta, per la mostra inaugurata ieri alla Galleria Nazionale d’arte moderna con 80 lavori, ci si è limitati a ricordare solo l’appartenza di Max (nei suoi primissimi anni di cammino artistico) alla leggendaria scuola di arti e design fondata da Walter Gropius a Weimar nel 1919, poi trasferita a Dessau e infine a Berlino, dove fu chiusa nel 1933 perché invisa al nazismo: «Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus».
Allievo e amico di Paul Klee e Otto Dix
Intanto, proprio osservando la produzione di Peiffer, non solo quella tarda, si capisce quanto in realtà quel cenacolo simbolo di «funzionalismo» e rigoroso design fosse in realtà, già in origine, un crocevia di mille sensibilità ed esperienze anche molto diverse. Tra queste c’è senz’altro Peiffer Watenphul, la cui vita ha qualcosa di romanzesco: avvocato prima di diventare artista, laurea in diritto canonico, irrequieto, gran viaggiatore, frequentatore e protagonista di molti circoli d’avanguardia anni Venti, apertamente omosessuale in anni in cui non era facile esserlo, pittore inizialmente influenzato tanto da Paul Klee, con cui fu in contatto, quanto dalla figurazione espressionista tedesca (fu amico anche di Otto Dix), ma anche tessitore di arazzi o fotografo dedito a ritrarre di tutto un po’, da uomini travestiti a paesaggi dal vago sapore surrealista.
La partecipazione alla mostra «Arte degenerata» del 1937
Non è affatto facile riassumere un percorso creativo durato svariate decadi e per molti aspetti centrifugo quanto a sperimentazioni, tecniche, esiti, stili. Va poi ricordato che Max, inviso ai nazisti, fu uno dei nomi presenti nella famigerata mostra Entartete Kunst («Arte degenerata»), promossa a Monaco nel 1937 con opere confiscate.
I soggiorni a Venezia e a Roma, l'amore per l'Italia
Nell’immediato dopoguerra Max si stabilì pressoché definitivamente in Italia, paese che già frequentava assiduamente dagli anni Trenta. Fu prima a Venezia, raggiunta a piedi attraversando le Alpi, poi a Roma (le sue spoglie riposano nel cimitero acattolico di Testaccio). Da tempo i discendenti (italiani) del pittore hanno cominciato a fare ordine nell’archivio di questo specialissimo zio creando (2025) una Fondazione a lui intitolata e presieduta dal pronipote dell’artista, Enrico Pasqualucci Sammartini.
Esplosioni di colore, visioni infantili, tecnica «graffiata»
Le due mostre, entrambe affidate alla cura di Gregor H. Lersch, sono il risultato di questo lavoro e stanno via via rivelando una personalità interessante e ancora poco conosciuta. Interessante non solo per i suoi dipinti a olio o acquarello — via via sempre più focalizzati sul genere paesaggio, oscillando tra esplosioni liriche di colore, visioni infantili e una tecnica «graffiata» quasi Art Brut — ma anche per il «contesto» biografico e per le relazioni: la partecipazione alla Biennale del 1948, la personale alla Galleria Il Cavallino di Carlo Cardazzo, i mille legami avuti in vita con personalità molto diverse testimoniati, lungo il percorso, da lettere, cartoline o opere possedute dallo stesso Peiffer: Klee, Dix, Jawlensky, Albers, De Chirico, Jean Cocteau... (fino al 23 agosto, gnamc.cultura.gov.it).
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