Claudio Martelli e il libro sul caso Moro: «Solo Craxi si spese per cercare di salvarlo»
Corriere della Sera - Cultura

Claudio Martelli e il libro sul caso Moro: «Solo Craxi si spese per cercare di salvarlo»

Lunedì 20 aprile 2026
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L'ex ministro socialista alla Fiera dei Librai di Bergamo per presentare «Mi sento abbandonato. La vera storia della trattativa per salvare Aldo Moro», scritto insieme a Francesco De Leo

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Claudio Martelli e il libro sul caso Moro: «Solo Craxi si spese per cercare di salvarlo»

di Federico Fumagalli

L'ex ministro socialista alla Fiera dei Librai di Bergamo per presentare «Mi sento abbandonato. La vera storia della trattativa per salvare Aldo Moro», scritto insieme a Francesco De Leo

L'ex ministro del Psi Claudio Martelli, 82 anni

Claudio Martelli attende, rispettosamente e senza emettere fiato, il suo turno di intervento alla Fiera dei Librai. Si toglie con garbo qualche sassolino dalle scarpe solo dopo mezz’ora di torrenziale prologo, condiviso da Uil Bergamo – fra i promotori dell’incontro – e dall’ex senatore Dc Gilberto Bonalumi. Che, anche lui testimone politico di quei tempi, dice la sua. I due punti di vista (inevitabilmente assai partitici) non coincidono.

«Nel suo ampio intervento sul caso Moro, Bonalumi ribadisce quanto sia stato necessario adottare la linea della fermezza – esordisce lo storico vicesegretario Psi –. C’è da allargare le braccia se si continua a pensarla in questa maniera, dopo tutto ciò che è stato scritto e documentato». Quello che – facile credere non sia l’ultimo a cimentarsi sulla delicata questione – pure Martelli ha fatto. Autore insieme a Francesco De Leo del saggio «Mi sento abbandonato. La vera storia della trattativa per salvare Aldo Moro» (edizioni Solferino). Il libro racconta gli ultimi cinquantacinque giorni di vita dello statista, rapito dalle Brigate rosse e poi assassinato il 9 maggio 1978.

«Durante la prigionia Aldo Moro dimostrò di essere molto coraggioso – dice Martelli –. Al di là di chi gli impartiva lezioni di coraggio, stando comodamente seduto a casa propria». Martelli snocciola nomi e situazioni, su cui «Mi sento abbandonato» («il titolo è una frase dello stesso Moro») si sofferma. Dalla «lettera che il presidente DC fa recapitare a Francesco Cossiga, suo amico personale e appartenente al medesimo gruppo politico. Soprattutto però, Cossiga era ministro degli Interni. Come è possibile che l’intelligence non sia riuscita a decrittare quel testo, in cui Moro svelava dove fosse tenuto prigioniero?». Tocca ad altri interpreti, di primo piano in quei mesi concitati, «Andreotti, Montanelli, Scalfari. Tutti concordi che non si dovesse credere alle lettere che Moro continuava a fare inviare dai suoi carcerieri. Sostenevano gli venissero dettate, direttamente dalle BR».

In un clima in cui «è la fermezza a prevalere. Da gran parte della politica, dei giornali, dell’opinione pubblica», l’opinione pro trattativa del leader socialista Bettino Craxi, secondo Martelli «si staglia per la sua limpidezza. In pericolo c’è Aldo Moro e non lo Stato che – prosegue – ha dovuto affrontare ben altre tempeste nella sua lunga esistenza e sempre le ha superate. Invece, c’è stato gran un farneticare. Son tutti buoni a fare gli eroi con il… (omette, per palese notorietà di espressione, ndr) degli altri».

 Martelli puntualizza il carattere eminentemente politico del libro. Avvalorato dal suo partecipare agli eventi, come testimone diretto. «Dopo un incontro con Craxi, il presidente del Senato Amintore Fanfani si espresse in merito a Moro. Il tema non era tanto come salvare lo statista, ma il modo in cui la politica si sarebbe riorganizzata dopo la sua morte. Noi socialisti – conclude Martelli – lo definimmo un organigramma di sangue, sulla pelle di Aldo Moro».

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