Riva del Garda, reti e relazioni negli scatti che ritraggono i quartieri della città e raccontano un territorio
Corriere della Sera - Cultura

Riva del Garda, reti e relazioni negli scatti che ritraggono i quartieri della città e raccontano un territorio

Lunedì 20 aprile 2026
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Inaugurata al Museo Alto Garda la mostra «Baricentri. Identità urbane dei quartieri 2 Giugno e Degasperi»

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Riva del Garda, reti e relazioni negli scatti che ritraggono i quartieri della città e raccontano un territorio

di Sara Santolini

Inaugurata al Museo Alto Garda la mostra «Baricentri. Identità urbane dei quartieri 2 Giugno e Degasperi»

Due degli scatti in mostra che raccontano l’identità di due quartieri di Riva del Garda

Il centro della vita delle città non sempre coincide con il centro storico. A Riva del Garda non basta guardare il lungolago, le piazze frequentate dai turisti o le immagini da cartolina per capire dove si sviluppi la vita della comunità: il baricentro reale si sposta, si decentra, prende forma in luoghi meno visibili ma più abitati, dove il quotidiano costruisce senso e appartenenza e dove le relazioni definiscono lo spazio più delle architetture. È da questa intuizione che nasce «Baricentri. Identità urbane dei quartieri 2 Giugno e Degasperi», la mostra che è stata inaugurata ieri al Museo Alto Garda. Il progetto, curato da Luca Chistè e realizzato dall’associazione Il Fotogramma, è il risultato di un lavoro iniziato circa due anni fa e costruito attraverso una lunga osservazione del territorio, fatta di sopralluoghi, incontri e ascolto diretto degli abitanti. In mostra circa 160 immagini, tra fotografie stampate e proiezioni, che restituiscono uno sguardo stratificato su due quartieri spesso considerati marginali ma in realtà centrali nella quotidianità cittadina, capaci di raccontare una Riva meno visibile ma più autentica.

«L’idea che c’è dietro questo progetto espositivo è quello di andare a fotografare e indagare due quartieri di Riva del Garda che si trovano fuori dal centro storico, ma sono molto dinamici», spiega Matteo Rapanà, direttore del Mag. Il punto di partenza è proprio questo scarto tra percezione e realtà: ciò che appare periferico sulla mappa urbana non lo è nella vita concreta delle persone, dove si concentrano relazioni, servizi, attività e tempo condiviso. Il centro storico, infatti, ha progressivamente perso la sua funzione residenziale: «È una zona dove non abitano tanti residenti - sottolinea Rapanà - anche perché è molto più piccola e circoscritta».
Una trasformazione legata anche alla forte pressione turistica, che ha ridefinito gli equilibri urbani e sociali, spostando altrove il baricentro dell’abitare e modificando il rapporto tra spazio pubblico e vita quotidiana. Per comprendere questa dinamica bisogna guardare alla storia del secondo Dopoguerra, quando l’emergenza abitativa portò alla costruzione di nuovi quartieri fuori dal centro. Un processo che si intensificò dopo il terremoto del 1975, nella notte di Santa Lucia, quando molte famiglie furono costrette a lasciare le abitazioni del centro storico, trovando nuove collocazioni nelle aree periferiche in espansione.

È in questo contesto che si consolidano i quartieri 2 Giugno e Degasperi, nati come risposta a un bisogno urgente ma diventati nel tempo spazi complessi e vitali. «Se uno pensa a Riva del Garda pensa alla città affacciata sul lago, alla bella vita tra i battelli - osserva ancora Rapanà - però quelle non sono zone veramente residenziali». La dimensione più autentica si sviluppa altrove: «Tutta la parte sportiva, associativa, la troviamo fuori, in questi quartieri che sono molto dinamici», capaci nel tempo di costruire una propria identità forte e riconoscibile. La mostra accompagna il visitatore dentro questa realtà, articolandosi in sezioni che raccontano l’abitare, il verde urbano, lo sport e le relazioni sociali. Ne emerge un paesaggio umano prima ancora che architettonico, fatto di prossimità, reti quotidiane, identità condivise, dove ogni spazio diventa occasione di incontro e costruzione di comunità e dove anche gli elementi più ordinari assumono un valore simbolico.

Particolarmente significativa la sezione finale in bianco e nero, dove la sottrazione del colore concentra l’attenzione sulle forme e sulle presenze, restituendo profondità ai dettagli. «Baricentri» diventa quindi un invito a cambiare prospettiva, a riconoscere che il centro reale di una città non è sempre quello più visibile, ma quello in cui le persone continuano, ogni giorno, a vivere, incontrarsi e riconoscersi, costruendo nel tempo un senso condiviso di appartenenza che va oltre ogni geografia ufficiale e restituisce alla parola comunità il suo significato più vero.

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