Panagulis, poeta della democrazia
Corriere della Sera - Cultura

Panagulis, poeta della democrazia

Lunedì 20 aprile 2026
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Chi era Alexandros Panagulis, detto Alekos?  Il rivoluzionario greco morì il 1° maggio di cinquant'anni fa. In Italia la sua vita è nota soprattutto attraverso la testimonianza straordinaria di Oriana Fallaci, che lo raccontò in un'intervista e nel libro biografico «Un uomo»

20 April 2026

Panagulis, poeta della democrazia

Chi era Alexandros Panagulis, detto Alekos?  Il rivoluzionario greco morì il 1° maggio di cinquant'anni fa. In Italia la sua vita è nota soprattutto attraverso la testimonianza straordinaria di Oriana Fallaci, che lo raccontò in un'intervista e nel libro biografico «Un uomo»

di IDA BOZZI

In Italia, la vita del poeta e politico greco Alexandros Panagulis, detto Alekos(Glifada, 2 luglio 1939 – Atene, 1º maggio 1976; qui sopra), è nota soprattutto attraverso la testimonianza straordinaria di Oriana Fallaci,che fu sua compagna dal 1973 al '76 e raccontò la vita e la morte di quell'eroe della democrazia nel libro biografico Un uomo, uscito per Rizzoli nel 1979. Ma chi era Panagulis? 

Laureato in Ingegneria elettronica, poeta ispirato da temi civili e di lotta, è fin da giovane un militante dei moderati centristi di Georgios Papandreou, la Gioventù democratica greca (in sigla, Edin), e diventa un attivista e un partigianodopo il colpo di Stato dei colonnelli guidati da Georgios Papadopoulos nel 1967: nel 1968 prepara un attentato contro il tiranno, che tuttavia fallisce. Papadopoulos era stato un collaborazionista dei nazisti durante la Seconda guerra mondiale, e con il suo regime introduce la legge marziale, elimina i diritti civili nello Stato ellenico e avvia una persecuzione sistematica di tutti i dissidenti, di sinistra e anche di centro: perfino l'ex re di Grecia, Costantino II, deposto ed esiliato, tenta inutilmente colpi di mano contro il nuovo dittatore, che però resta al suo posto. Panagulis, condannato a morte per il mancato attentato, per le pressioni internazionali vede commutata la pena capitale in una pena carceraria,ma sfida di nuovo il regime con ripetuti tentativi di fuga e alla fine viene imprigionato nel famigerato carcere di Boyati.

Questa fase della prigionia è documentata in modo toccante anche da Fallaci, che conoscerà il poeta solo dopo la liberazione e gli dedicherà anche una delle sue Interviste con la storia, per poi rendere immortale la sua figura in Un uomo: il poeta viene gettato in isolamento in una buca nel terreno, la terribile «tomba», dove sopravvive per oltre tre anni,picchiato e torturato, rifiutando la clemenza offerta dagli aguzzini dopo le proteste degli intellettuali europei, e respingendo ogni mitigazione della pena pur di non tradire i suoi compagni di lotta. Il poeta sopravvive perfino a un incendio, evidentemente appiccato per eliminarlo senza suscitare le reazioni indignate degli osservatori internazionali, che chiedono con mobilitazioni e proteste la sua liberazione. Con mezzi di fortuna, in quegli anni, Panagulis riesce a far uscire dal carcere alcuni scritti poetici: scrive sulle pareti della «tomba», spesso con il sangue, o impara i versi a memoria, come ricorda egli stesso in una delle sue poesie («Un fiammifero per penna/ Sangue versato in terra per inchiostro») e le sue opere già nel 1972 sono pubblicate nella raccolta Altri seguiranno: poesie e documenti dal carcere di Boyati (Flaccovio) con le introduzioni di Ferruccio Parri e Pier Paolo Pasolini. Un'altra sua raccolta, Vi scrivo da un carcere in Grecia, esce nel 1974 per Rizzoli, sempre con l'introduzione di Pasolini.

Con il fisico minato dalla lunga «sepoltura», soltanto verso la fine del regime, nell'agosto 1973, poco prima delle rivolte studentesche contro i colonnelli e della caduta della dittatura, è finalmente liberato ed esiliato in Italia,dove resta per qualche tempo nella casa di campagna di Oriana Fallaci. Tornato in patria dopo la caduta del regime, rientrato in politica ed eletto nella rinata democrazia con l'Unione di Centro, testimonia al processo che vede alla sbarra i militari che lo avevano tenuto prigioniero, e inoltre avvia nei mesi successivi un'indagine sulle collusioni di vari esponenti del nuovo governo democratico con il vecchio regime dittatoriale. 

Forse sono proprio le inchieste sulle commistioni con il vecchio regime, per le quali produce una nutrita documentazione, ad essergli fatali: riceve continue minacce di morte e pressioni politiche che lo isolano anche dal suo partito, e nel maggio 1976, in un incidente stradale dai contorni mai chiariti, Panagulis muore mentre sta uscendo in macchina dalla città di Atene,diretto alla città natale di Glifada, una strada assai familiare al poeta, sulla quale avrebbe difficilmente commesso una manovra sbagliata. Eppure la versione ufficiale parla proprio di una manovra incauta, anche se le indagini mostrano che l'automobile di Panagulis è stata speronata da altri due autoveicoli. Addirittura, un militante di destra e pilota automobilistico professionista, che si dice testimone dell'incidente, viene semplicemente multato, e i sospetti di un suo coinvolgimento non vengono mai confermati. Poco amato dal potere, specie da quello occulto, Panagulis se ne va però come un eroe del popolo: ai suoi funerali partecipa oltre un milione e mezzo di persone.  

Su «la Lettura» #751, disponibile in edicola e nell'App, la graphic novel di Paola Cannatella sul rivoluzionario e poeta greco Alekos Panagulis 

20 aprile 2026 ( modifica il 20 aprile 2026 | 19:57)

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