Gli insetti: simboli e arte
Corriere della Sera - Cultura

Gli insetti: simboli e arte

Domenica 19 aprile 2026
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La mostra di Stéphane Dubé al Museo d'arte orientale: il pittore francese che vive in Giappone trasforma libellule, falene (ma anche serpenti) in sagome sfumate e sospese

LUNEDì 20 APRILE 2026

Gli insetti: simboli e arte

La mostra di Stéphane Dubé al Museo d'arte orientale: il pittore francese che vive in Giappone trasforma libellule, falene (ma anche serpenti) in sagome sfumate e sospese

di ANDREA FANTI

Con l’avvicinarsi dell’apertura della 61ª Biennale Arte di Venezia (dal 9 maggio al 22 novembre) la città fiorisce di proposte interessanti anche al di fuori del programma della Biennale. Al Museo d’arte orientale (Ca’ Pesaro, Santa Croce 2076), è imminente l’inaugurazione della mostra Mushi 虫. Libellule e altri insetti nella pittura di Stéphane Dubé (dall’8 maggio al 30 agosto) a cura di Marta Boscolo Marchi, Sachiko Natsume e Giulia Passante. Nella cultura giapponese gli insetti non sono percepiti come fastidi, ma come simboli stagionali, elementi essenziali della natura e diventano facilmente argomenti artistici. Libellule e cicale evocano l'estate e il successo,mentre lucciole e farfalle ricordano la metamorfosi e l'anima e la caccia agli insetti è un rito estivo popolare per i bambini. Il frinire dei grilli, associato all’inizio dell’autunno, simboleggia l'eleganza malinconica della stagione.

Stéphane Dubé (1959), entomologo sui generis, artista francese che vive in Giappone, li interpreta in modo pittorico sospeso, sconfinando talvolta in sintesi estreme fortemente grafiche. Con la serie sulle libellule porta in superficie l’essenza delicata, tenace e combattiva dell’insetto; questi disegni appoggiati su oggetti militari, portapipe e piccole statue giapponesi, offrono una visione d’insieme suggestiva fondendo l’eleganza formale dell’insetto con l’ambiente circostante. Le 27 opere esposte, leggeri gouache su carta, sono dedicate a questo mondo, presenze evanescenti, sagome sfumate o decisi monocromi, ipnotici segni astratti allontanano l’eventuale senso disturbante che impersona l’insetto per l’Occidente. Quattro grandi composizioni, nelle quali l’artista ripete come in un pattern le fattezze della libellula, suggeriscono l’andamento ritmico del suo volo.

L’incanto della falenaè protagonista della seconda sezione della mostra, l’essenzialità morfologica che l’artista coglie ricorda la metafora che rappresentano: l'anima che lascia il corpo; questi messaggeri dell'aldilà, sono sinonimo di transizione, di rinascita e possono, secondo la tradizione, incarnare la memoria dei cari scomparsi o rivelarsi presagi di cambiamento.
I disegni accompagnano la visita al museo integrandosi alle collezioni d’arte e di oggetti tradizionali del luogo. 

Gli ultimi lavori di Dubé sono dedicati ai serpenti morti. Nella cultura nipponica la parola hebi (serpente) si lega al mondo degli insetti tramite il radicale del carattere Kanji che li accomuna. Il serpente è percepito come una creatura di buon auspicio che porta saggezza, protezione, fertilità, rinascita e guarigione, per la sua capacità di trasformarsi e modificare la propria pelle. In mostra sono presenti otto delle cinquanta pitture del ciclo Serpente morto; l’artista ha studiato il rettile passando dal serpente in movimento, al serpente monumentale, per giungere, con i lavori più recenti, a una forma di sintesi quasi eterea; anche nella morte, il serpente ha continuato a mutare.

Stéphane Dubé alla fine degli anni Settanta si è trasferito a Varsavia e ha studiato all’Accademia di Belle Arti come borsista, tra il 1989 e il 1990 ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Kyoto come borsista del governo giapponese. Dal 2024, l'artista francese, vive e lavora nella prefettura di Toyama,non lontano dal mare del Giappone, tra risaie e montagne.

Nell'immagine: Stéphane Dubé, «Testa d’insetto», gouache su carta, 91 x 58 cm, 2025 (particolare).

«La Lettura» #751, disponibile in edicola e in questa App, dedica l'intera sezione «Sguardi» alle mostre «collaterali» (ma non per questo minori) che inaugurano a Venezia nei mesi della Biennale Arte, ma al di fuori della Biennale: Anish Kapoor, Georg Baselitz, Arthur Jafa e Richard Prince, Ilya & Emilia Kabakov, Jan Fabre, Lee Ufan... E il «Cartellone veneziano», curato da Andrea Fanti, con altre 12 esposizioni.

19 aprile 2026 ( modifica il 19 aprile 2026 | 22:05)

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