La lingua si impara visitando il museo di Trento: arriva l'audioguida in ladino, mòcheno e cimbro
Corriere della Sera - Cultura

La lingua si impara visitando il museo di Trento: arriva l'audioguida in ladino, mòcheno e cimbro

Domenica 19 aprile 2026
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Al Muse i nuovi tour sono pensati per includere tutte le minoranze linguistiche del territorio: «È uno strumento di valorizzazione delle differenze e mediazione culturale»

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La lingua si impara visitando il museo di Trento: arriva l'audioguida in ladino, mòcheno e cimbro

di Silvia M. C. Senette

Al Muse i nuovi tour sono pensati per includere tutte le minoranze linguistiche del territorio: «È uno strumento di valorizzazione delle differenze e mediazione culturale»

«Muse sorì da lejer», «Muse laicht za lesen», «Muse dèstar zo lesa». Insomma: «Muse facile da leggere». Le traduzioni in ladino, mòcheno e cimbro non sono solo un esercizio di stile linguistico, ma il cuore pulsante di un’operazione che trasforma il Museo delle Scienze di Trento in una Babele dell’inclusione. La scienza non parla più solo il linguaggio asettico delle formule e il Muse progettato da Renzo Piano è pronto a dimostrare che il dna di un territorio si legge anche attraverso i suoi idiomi più antichi e rari. Dimenticate le vecchie audioguide polverose, il museo ha deciso di parlare la lingua del territorio - quella vera, profonda e identitaria - inaugurando ufficialmente le nuove guide digitali dedicate alle minoranze linguistiche trentine. È il culmine del progetto «Ti racconto il Muse… in tutte le lingue»: un percorso di welfare culturale che mette la scienza a portata di smartphone, abbattendo barriere cognitive e linguistiche grazie al formato «easy to read», facile da leggere. L’aspetto più interessante e ritmato dell'iniziativa non è una traduzione tecnica calata dall'alto, ma il frutto di una sinergia quadriennale che ha visto protagonisti proprio i ragazzi delle comunità locali.

Le guide in sedici lingue

Grazie ai percorsi di alternanza scuola-lavoro, le studentesse e gli studenti della Scola Ladina de Fascia, assieme ai coetanei degli altipiani cimbri e della valle del Bersntol, la culla del mòcheno, hanno prestato competenze e sensibilità per masticare concetti scientifici complessi e restituirli in lingue che rischiavano di restare confinate ai focolari domestici. Con a loro, i ragazzi dei licei Scholl e Da Vinci di Trento e dell’Istituto Grafico Sacro Cuore hanno curato audio e impaginazione, rendendo il progetto un’opera corale di cittadinanza attiva. Il mosaico multilingue del Muse raggiunge così la quota record di sedici lingue. Ladino, mòcheno e cimbro si accomodano con orgoglio accanto a italiano, tedesco e inglese, ma anche a spagnolo, francese, russo, albanese, arabo, cinese, rumeno, ucraino, urdu e bengalese. Una mescolanza che è lo specchio fedele di un territorio che, man mano che si sale verso il Brennero, fa della convivenza tra culture diverse e della tutela delle minoranze la sua cifra stilistica e politica. È un segnale di apertura che parla ai turisti di tutto il mondo, ma che guarda dritto negli occhi i residenti delle valli più remote e laterali, spesso custodi di un patrimonio verbale che l'uniformazione culturale rischia di sbiadire.

Un museo che rispecchia il tessuto sociale

«Il multilinguismo non è mai stato concepito come mera operazione di traduzione, ma come uno strumento di valorizzazione delle differenze e mediazione culturale», ha spiegato il direttore del Muse, Massimo Bernardi, durante la presentazione del progetto in una sala affollata di studenti delle comunità coinvolte. L'accessibilità linguistica diventa così il primo passo per trasformare un'istituzione museale in uno spazio di appartenenza per l'intero tessuto sociale. In un mondo che corre verso l'omologazione, il Muse sceglie la strada opposta: accogliere e aprirsi all’ascolto del particolare. Le nuove guide, disponibili anche sul sito web, sono gratuite e consultabili inquadrando un semplice QR code con il proprio smartphone, rendendo l'esperienza di visita fluida e immediata, e si inseriscono in un modello innovativo di benessere collettivo che vede nella cultura un pilastro della salute sociale.

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Vedere oggi i giovani delle valli aggirarsi tra le installazioni interattive ascoltando la spiegazione sulla biodiversità o sulla geologia delle Dolomiti nella lingua dei bisnonni restituisce il senso profondo dell'operazione: la scienza, quando è davvero democratica, non ha bisogno di traduttori simultanei se si gettano ponti culturali. L'iniziativa, sostenuta dal servizio Minoranze linguistiche della Provincia autonoma di Trento e dall’Università del capoluogo tridentino, dimostra che la tutela delle lingue autoctone può non essere un'operazione nostalgica e demagogica da museo etnografico, ma una scommessa sul futuro. Se l’Europa ci chiede di proteggere le varietà biologiche del pianeta, il Muse ha deciso di partire da quella più preziosa e fragile: la parola, in tutte le sue sfumature.

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19 aprile 2026

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