Un tradimento non è innocente soltanto perché è discreto
Corriere della Sera - Cultura

Un tradimento non è innocente soltanto perché è discreto

Domenica 19 aprile 2026
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La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Ritardodicuore55 e Recensito80

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Un tradimento non è innocente soltanto perché è discreto

di Candida Morvillo

La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Ritardodicuore55 e Recensito80

Cara Candida, ho 55 anni, un bravo marito, due figli abbastanza grandi, una vita costruita con disciplina e con affetto. Non sono una donna infelice. O almeno così credevo. Poi ho conosciuto un uomo. Sposato anche lui, naturalmente. E lì è successo quello che alla nostra età si dovrebbe guardare con sospetto e invece ti travolge come un incendio in un appartamento pieno di tende: una cosa rapida, stupida, bellissima e pericolosa. Non ti chiedo di assolvermi. So benissimo come si chiama. Si chiama tradimento. Quello che non riesco a capire è perché questo amore da una parte mi fa esplodere il cuore e però non mi spinge a cambiare vita. Lui non vuole lasciare sua moglie e io non voglio lasciare mio marito, eppure io penso a lui ogni istante, lui dice di pensare a me ogni istante. Il fatto è che sappiamo esattamente quanto male potremmo fare. Eppure, non smettiamo. La parte più vergognosa, forse, è questa: non ci sentiamo in colpa come dovremmo. È come se il cuore, dopo anni di compostezza, si fosse preso una vendetta e dicesse: adesso tocca a me. Ci diciamo che non vogliamo distruggere le nostre case, che non vogliamo umiliare i nostri coniugi. La verità è che siamo affezionati alle nostre vite, alle nostre routine, ai nostri amici, alle nostre abitudini. Ma allora che cos’è questa cosa? Un amore che non è abbastanza? Un amore vero ma vigliacco? Un lusso sulle spalle di altri? O è possibile che due persone si amino davvero e scelgano comunque di non vivere insieme ?
RitardoDiCuore55

Cara mia, non sarò io a dirti scappa o resta e non è per questo che mi scrivi. Tu sai benissimo che c’è un po’ di viltà in questo voler tenere insieme le sicurezze del passato e il brivido della passione fuori casa. Non mi chiedi cosa scegliere perché non vuoi sentirti dire che l’onestà è il presupposto del matrimonio e che non c’è niente di peggio, quando si tradisce, che non avere il coraggio della verità verso la persona tradita. Non sentirvi abbastanza in colpa è possibile per una ragione semplicissima e poco nobile: perché state delegando il peso morale ai confini che non oltrepassate. Siccome non lasciate casa, vi raccontate che non state distruggendo niente. Ma un tradimento non diventa innocente solo perché è discreto. Certo, ci sono passioni che irrompono come un terremoto e ti costringono a scegliere. E poi ci sono passioni che chiedono tutto al cuore e niente alla vita concreta. Sono le più seducenti, perché permettono di sentirsi vivi senza pagare interamente il prezzo. Il vostro non è un amore falso, è un amore amplificato dal brivido dell’impossibile in cui vi siete accomodati. Il punto non è se due persone possono amarsi e scegliere di non vivere insieme, ma se possono vivere con un coniuge che ingannano costantemente. A parti inverse, non ti piacerebbe stare nei panni dell’ignara tradita. A parti inverse, forse, ti piacerebbe avere facoltà di scelta e poter decidere se vuoi tenerti in casa un marito che ama un’altra donna e che sta con te per motivi di comodo.

Giudicare procura ansia e toglie pace

Cara Candida, ho 46 anni, separato da un po’ e da qualche mese frequento una donna più giovane, intelligente, simpatica, brillante. Con lei sto bene e rido. Il problema è che recensisce tutto. Ma proprio tutto. Ristoranti, taxi, lidi, cinema, alberghi. Mentre ceniamo, prende il telefono e assegna stelle. Di solito poche, perché i suoi giudizi sono sempre spietati. All’inizio, mi divertiva. Adesso meno. Una sera, dopo una cena molto bella, ma finita presto perché all’alba dopo dovevo partire, mi ha detto: «Compagnia ottima, finale deludente». Ha scherzato, certo. Però da allora mi è venuto un dubbio: e se stesse recensendo anche me? E se mi recensisse a mia insaputa con le amiche? Ho l’impressione che non viva le cose fino in fondo: le valuta, le confronta, le classifica. Io vorrei un amore con meno stelline e più abbandono. Ti chiedo: sono io troppo suscettibile?
Recensito80
 
Caro Recensito80, personalmente, trovo che la mania di giudicare tutto e tutti sia uno dei mali del momento. Per due motivi essenzialmente: perché ci facciamo misura di ciò che è giusto e sbagliato e quindi giudicare è l’apoteosi dell’egocentrismo; e perché giudicare gli altri è ansiogeno anzitutto per chi giudica, perché lo mette nella posizione di essere altrettanto valutato, vivisezionato, bocciato. L’attitudine al giudizio è la via più facile per vivere nell’ansia costante e privarsi della pace. Oltre, come giustamente osservi, per non godersi l’attimo e il presente. Parlo per me, ma non sopravviverei a una cena i cui dettagli vengono criticati ai quattro venti. Capisco che i tempi sembrano richiedere più clemenza di quanta ne abbia io, ma trovo che l’esercizio esasperato del giudizio (specie negativo come nel caso della tua fidanzata) sia la spia di un ego che ha perso la misura e che, in fondo, è assai fragile: ci accaniamo sugli altri per affermare la nostra superiorità. A me, non sembra un peccato veniale, ma un tratto del carattere da valutare con attenzione. Si guarisce, comunque. Ma solo se qualcuno te lo fa notare con amore. Fossi in te, spiegherei a questa donna che non le piacerebbe essere giudicata con tanta severità da nessuno. Dare e ricevere sono, in fondo, la stessa cosa. Se diamo gentilezza, tolleranza, comprensione, ci agitiamo meno, siamo più in pace, riceviamo altrettanta pace.

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