Colpa e tabù dove sono finiti? Al Circolo dei Lettori di Torino il talk sul sesso con Pivetti, Cuter e Vallauri
Veropnica Pivetti: «La sfrenatezza di questo periodo, tra Onlyfans e abuso di pornografia non è sinonimo di libertà»
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Colpa e tabù dove sono finiti? Al Circolo dei Lettori di Torino il talk sul sesso con Pivetti, Cuter e Vallauri
di Cesare FerrariVeropnica Pivetti: «La sfrenatezza di questo periodo, tra Onlyfans e abuso di pornografia non è sinonimo di libertà»
Veronica Pivetti
Si intitola, in maniera molto diretta, «Colpa e tabù sono finiti? Quanto abbiamo (ancora) paura del sesso», l’incontro in programma al Circolo dei lettori lunedì 20 aprile alle 18:30. Protagonisti sono Veronica Pivetti, la scrittrice e critica cinematografica Elisa Cuter con Edoardo Lombardi Vallauri, ordinario di Linguistica a Roma Tre e saggista, e il giornalista del Corriere Alessandro Chetta.
Le intenzioni del talk risultano decisamente attuali, perché se il sesso può essere fuori moda, parlare di sesso è invece sport praticatissimo benché spesso esprimiamo pareri solo sulla base di esperienze personali senza allargare lo sguardo. I promotori del talk si sono chiesti: è possibile che la vita sessuale con le sue numerose sfaccettature possa ancora fare i conti con tabù inaggirabili? O che pur vivendo al tempo di Tinder e del poliamore riesca a sollecitare sensi di colpa cattolici?
«Credo che sul sesso l’Italia presenti ancora due passi diversi — spiega Lombardi Vallauri, autore per Einaudi di Ancora bigotti, gli italiani e la morale sessuale — per certi aspetti sembra che sia diventato possibile riferirsi ad esso liberamente e in ogni maniera, ma per altri aspetti rimane un ambito in cui accettiamo senza accorgercene molte proibizioni, e molti comportamenti sessuali sono percepiti come qualcosa di cui vergognarsi. Quel che è peggio, sui comportamenti sessuali rimane possibile screditare e perfino rovinare una persona».
Per Veronica Pivetti, in tournée con lo spettacolo teatrale L’inferiorità mentale della donna, sul versante del sesso restiamo un paese perbenista. «La sfrenatezza di questo periodo, tra Onlyfans e abuso di pornografia, non è sinonimo di libertà. La libertà sessuale — afferma — deve necessariamente passare attraverso la consapevolezza, sennò è solo forma e non sostanza. Il sesso è bellissimo, ma sappiamo gestirlo? Sappiamo goderne? Temo che sia ancora un ‘luogo’ dove si annidano i pregiudizi peggiori e spesso è il braccio armato di questi pregiudizi». Dal canto suo, Elisa Cuter, autrice di Ripartire dal desiderio (minimum fax), sostiene che in una società molto performativa come la nostra il sesso stia inevitabilmente perdendo l’aura trasgressiva l’aura trasgressiva, nonostante sia stato, per secoli, una forma di resistenza anche politica. «Viviamo in un contesto sociale narcisistico, è vero, ma non tanto per vizio morale quanto per necessità di adattamento all’economia dell’attenzione che, capitalisticamente, trasforma il desiderio in standard e soldi».
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