L’arte perduta di orientarsi nella vita
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Beppe Severgnini | 18 aprile 2026I tuoi preferiti
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«To let no bird fly past unnoticed», non permettere che alcun uccello ci sorvoli inosservato, scriveva G.K. Chesterton nel 1903. Un atteggiamento che, a suo giudizio, richiedeva «una disciplina nel piacere e un’educazione alla riconoscenza». Come molti inglesi di ieri e di oggi, Chesterton sentiva il richiamo del birdwatching, un vocabolo per cui non abbiamo neppure una decente traduzione. Definirlo «l’osservazione e l’identificazione degli uccelli nel loro ambiente naturale, praticata come hobby o attività scientifica, basata su ascolto, avvistamento e registrazione» fa venire voglia di dedicarsi alla numismatica o al ballo sudamericano.
Nome a parte, il birdwatching mi incuriosisce, forse a causa dei trascorsi britannici. Ma, per quanto m’impegni, non avrò mai la costanza per appostamenti e riconoscimenti. Sto migliorando, però. Fino a pochi anni fa distinguevo un fenicottero da una cicogna solo per il colore; oggi capisco qualcosa di più.
Non è solo un modo per distrarmi da Donald Trump: lo trovo istruttivo.
Pensate al senso di orientamento. Senza navigatore in auto, fuori dagli itinerari conosciuti, siamo perduti. Le rondini che da anni hanno il nido sotto le travi del nostro portico, invece, se la cavano benissimo. Svernano nell’Africa subsahariana, soprattutto in Nigeria e nella Repubblica Centroafricana. Possono spingersi fino all’Africa meridionale, percorrendo undicimila chilometri. Otto/dieci settimane per la migrazione autunnale, cinque/sei per rientrare in Italia a primavera. Tornano ogni anno nello stesso nido: così risparmiano l’energia necessaria a costruirne uno nuovo.
Ormai sono presenze familiari. Sporcano il portico, le lampade e le porte: ma noi gli vogliamo bene, e loro lo sanno. Se lasciamo aperto il portone, entrano ed escono a velocità impressionante: mai un errore o un incidente. E mai una rondine morta in giardino. Gli uccelli si nascondono, per morire. Scrivono Dubois e Rousseau (Piccola filosofia volatile, Solferino 2018): «La natura non permette al dolore di durare a lungo. L’agonia è sempre breve. E la decadenza, fisica o mentale, non esiste. Nel mondo degli uccelli, in fondo, la vita fa le cose per bene». E nel nostro?
18 aprile 2026
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