Risiko, bocce, ruba bandiera e alianti: torna il Festival del gioco. Gli organizzatori: «Così si ricostruisce la comunità»
Corriere della Sera - Cultura

Risiko, bocce, ruba bandiera e alianti: torna il Festival del gioco. Gli organizzatori: «Così si ricostruisce la comunità»

Sabato 18 aprile 2026
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Il 18 e 19 aprile a Dolcè, nel Veronese. La Valdadige si trasformerà in un laboratorio sociale a cielo aperto

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Risiko, bocce, ruba bandiera e alianti: torna il Festival del gioco. Gli organizzatori: «Così si ricostruisce la comunità»

di Marianna Peluso

Il 18 e 19 aprile a Dolcè, nel Veronese. La Valdadige si trasformerà in un laboratorio sociale a cielo aperto

Si conosce una persona più in un’ora di gioco che in un anno di conversazione. Gigi Cotichella, formatore di Ago Formazione, cita Platone per scardinare un pregiudizio millenario: l’idea che giocare sia una perdita di tempo. Al contrario, oggi è la medicina più richiesta dalle aziende per curare le piaghe del burnout e delle grandi dimissioni. «Il gioco permette di sperimentare il rischio, la strategia e il fallimento in un ambiente protetto. È uno specchio che rivela chi siamo prima ancora di iniziare a parlare». Questa filosofia della «serietà ludica» è il motore della quarta edizione del Festival del Gioco, che il 18 e 19 aprile trasformerà Dolcè e la Valdadige in un laboratorio sociale a cielo aperto. Un evento imponente e gratuito, pensato per abbattere ogni barriera tra le generazioni. Il paese si accenderà in ogni angolo: il campo da calcio diventerà l’arena del Kubb, l’antico gioco dei vichinghi, mentre la piazza ospiterà il Lasertag, una sorta di rubabandiera elettronico per coinvolgere i ragazzi più grandi, giusto per citare qualche esempio.

Bang! e Risiko

Filippo Gamberoni, alla guida dell’associazione Eclettica, coordina un programma che spazierà dai tornei ufficiali di Bang! e Risiko alle dimostrazioni di robotica avanzata. «Tutte le realtà che hanno iniziato con noi sono rimaste - racconta Gamberoni -. Arriveranno i medici della peste da Cagliari con l’associazione Feudalesimo e Libertà e gruppi di Larp da tutta la regione, dove ci si vestirà da maghi ed elfi per vivere storie originali tra le vie del borgo». Al Paladolcè ci sarà spazio per centinaia di giochi da tavolo, le miniature 3D dell’Ordo Scaligero e i videocabinati vintage. Sabato sera, l’esperienza culminerà nello spettacolo interattivo di Cotichella, «Il gioco è servito», per dimostrare che quando il gioco si fa duro, sono i grandi a dover imparare come si fa. 

Secondo il sindaco di Dolcè, Renato Comerlati, si tratta di una vera terapia di territorio che unisce i piccolissimi nello «Spazio Morbido» agli adulti impegnati nelle gare di bocce al Policaffè o nei laboratori di trottole dell’Officina Morar. Fermarsi a studiare una mossa o a costruire un aliante di carta non è un ritorno all’infanzia, ma il modo più lucido per ricostruire una comunità. In questo turbine di dadi e pedine, il festival celebra un anniversario speciale: i vent’anni del Ludobus di Hermete. Nato nel 2006 da una scommessa tra la cooperativa e l’allora Ulss 22, quel furgone carico di legno ha percorso migliaia di chilometri per rivendicare un diritto universale spesso calpestato. «L’articolo 31 dell’Onu sancisce il diritto al gioco, eppure lo neghiamo ogni giorno - spiega Simone Perina, presidente di Hermete -. Il Ludobus è stato un progetto generativo: in vent’anni abbiamo portato il gioco laddove ce n’era più bisogno, dall’Aquila e a Gaza, e da quella radice oggi nasce anche il Meravigliabus». Quest’ultima novità, che Perina descrive come un «carrello della meraviglia», si apre nelle piazze per invitare alla scoperta delle cose semplici attraverso l’osservazione della natura, usando lenti d’ingrandimento, foglie e legni per costruire piccole invenzioni.

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