Il noir di Raul Montanari «I morti hanno sempre ragione»: nella cornice di una Val di Scalve trasfigurata
Corriere della Sera - Cultura

Il noir di Raul Montanari «I morti hanno sempre ragione»: nella cornice di una Val di Scalve trasfigurata

Sabato 18 aprile 2026
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Nei misteri chiusi nelle valli, le risposte sulla vita: «In provincia la vita è più bella e più vera, ma non si possono nascondere i segreti»

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Il noir di Raul Montanari «I morti hanno sempre ragione»: nella cornice di una Val di Scalve trasfigurata

di Marco Brizzi

Nei misteri chiusi nelle valli, le risposte sulla vita: «In provincia la vita è più bella e più vera, ma non si possono nascondere i segreti»

Nel nuovo romanzo di Raul Montanari, I morti hanno sempre ragione (Baldini+Castoldi), il protagonista Andrea Defendi, 28 anni, riceve la notizia della morte improvvisa dei genitori, che avevano lasciato Milano per vivere nel paesino di una valle bergamasca. Andrea non crede a un incidente e va a indagare, senza immaginare quali drammatiche avventure lo attendono.
Dopo i successi de La perfezione (1994) e La vita finora (2018), lei torna a un’ambientazione bergamasca.
«Sì, il lettore riconoscerà una Val di Scalve trasfigurata, come la si vedeva nei romanzi che lei ha citato. C’è anche un personaggio che arriva proprio da La vita finora, don Carlo, un sacerdote molto originale che avrà un ruolo decisivo nell’indagine del protagonista. Andrea è intelligente e coraggioso ma le sue forze, da sole, non basterebbero ad affrontare il male che si nasconde nel paese, nella casa stessa dove i suoi sono morti. D’altronde in generale io non credo che possiamo combattere da soli, mai: dobbiamo avere qualcuno al fianco».

La copertina L'ultimo libro

«I morti hanno sempre ragione», di Raul Montanari

Ormai ha pubblicato una ventina di romanzi, per la maggior parte ambientati a Milano, dove lei vive. Ogni tanto però sente il bisogno di raccontare i luoghi bergamaschi dove è nato.
«A parte la bellezza dei paesaggi, sono convinto che la vita in provincia sia più vera e più dura di quella in città. A Milano puoi nasconderti in mezzo alla folla. In un paese invece tutti sanno tutto degli altri e nascondere un segreto è difficile… anche se in questo romanzo segreti ce ne sono molti, alcuni terribili».
Un ruolo singolare ha nel libro un gruppo di teenager, ultras dell’Atalanta e seguaci di un culto satanico, che frequentano i boschi. Lì hanno il loro misterioso Rifugio dietro al quale c’è uno strapiombo.
«Sono affascinato dall’adolescenza perché è l’età in cui scopriamo la verità su noi stessi: chi siamo, quali sono le paure e i desideri che ci accompagneranno per tutta la vita. Questi ultras satanisti hanno alle spalle famiglie che li ignorano. L’unico che li ascolta è proprio don Carlo, il prete che dovrebbe essere loro nemico».
La storia è piena di suspense, a tratti tenebrosa e conturbante, eppure ci sono momenti di autentico umorismo.
«Sì, perché viene raccontata attraverso lo sguardo ironico di Andrea, il protagonista. Andrea prende molto sul serio la sua indagine, ma sa che nelle nostre giornate c’è più spazio per il riso che per il pianto».
Il finale è davvero sorprendente. Dice che la vita ti porta via persone, luoghi, amori, facendoti credere che li troverai sempre lì dove li hai lasciati...
«Nelle storie di mistero abbiamo già visto tutte le soluzioni possibili, ma qui credo che il lettore rimarrà spiazzato. Nelle ultime pagine non troverà solo lo scioglimento dell’enigma ma anche il significato profondo del libro, che va oltre l’intrattenimento che ci aspettiamo da un noir: è un romanzo che prova a dire con onestà qualcosa di vero sulla vita di tutti noi».

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