Guido Oldani: «Trump suddito di Netanyahu. L'Ai è la morte del pensiero, solo la poesia può fare la rivoluzione»
Il poeta, padre del realismo terminale, è stato a Torino per partecipare agli incontri di Biennale Tecnologia: «Hanno chiesto all’AI di scrivere una poesia nel mio stile. Era bruttissima».
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Guido Oldani: «Trump suddito di Netanyahu. L'Ai è la morte del pensiero, solo la poesia può fare la rivoluzione»
di Teresa CioffiIl poeta, padre del realismo terminale, è stato a Torino per partecipare agli incontri di Biennale Tecnologia: «Hanno chiesto all’AI di scrivere una poesia nel mio stile. Era bruttissima».
Guido Oldani risponde al telefono dalla sua casa di Melegnano, che descrive come «un magazzino pieno di roba». E viene da chiedersi come potrebbe essere altrimenti, lui che è il padre del Realismo Terminale. Una poetica nata nel 2010, riflesso su pagina di un accumulo capitalistico così invadente da rovesciare la similitudine. «Nel passato tutto era confrontato con la natura, no? Ora il confronto è con l’oggetto, con l’artificio. Gli occhi non sono più azzurri come il mare, ma come la carrozzeria della mia auto; l’aereo non vola come un gabbiano ma è il gabbiano a volare come un aereo». È appena stato a Torino, per partecipare agli incontri di Biennale Tecnologia e per parlare di poesia e intelligenza artificiale. Tornato nella sua città, racconta gli oggetti che lo circondano: «Qui c’è la fotografia del mio maestro e amico Giovanni Raboni. Poi quadri, libri. E un tavolo rotondo con cinque sedie, che mi sono state lasciate in eredità da Luciano Erba».
Proprio qui continua a scrivere?
«Tra le ultime poesie che ho scritto ce n’è una che si intitola Diavoli».
Parla di una possessione?
«Racconta di come oggi le armi siano meglio del mangiare».
È possibile avere un’anticipazione?
«È inedita, ma la condivido volentieri.
È un castello di carte per il poker,
l’Occidente, su cui non puoi soffiare
se no finisce in aria il suo potere.
e la democrazia è stata un trucco
servito a mascherare i fraudolenti
succhiatori di tutto sul pianeta,
le armi sono meglio del mangiare,
spacciate come abiti di seta».
Trump è il re di questo castello?
«Penso sia un suddito di Netanyahu».
Non ne usciremo?
«Bisognerebbe rovesciare il calzino. Questo castello, questo mondo, così com’è, mi pare stia andando a fondo».
Un mondo, oltretutto, sotterrato da oggetti. Negli ultimi anni il peso dei manufatti artificiali ha superato quello della Terra stessa…
«L’artificializzazione, implicita nel realismo terminale, va avanti. Eraclito diceva panta rei. Adesso anziché dire che tutto scorre, diciamo che tutto si è artificializzato. Il nostro pianeta sta diventando una gabbia e, a questo accumulo di oggetti, si aggiungono quelli virtuali. E anche l’intelligenza artificiale diventa mercato».
Con l’AI si compie una sorta di superamento del realismo terminale?
«L’artificializzazione in realtà è sempre la stessa, che sia materiale o non materiale non cambia niente. Il risultato è uguale, anche se una cosa penso cambierà. Penso che l’intelligenza artificiale non farà altro che creare più rabbia. I nostri bisogni saranno incattiviti, anche più sbandati. In questa situazione, manca un linguaggio capace di manifestare tutto ciò».
Ha mai provato a far scrivere una poesia a Chat GPT?
«Non io, ma qualcuno ci ha provato. Hanno chiesto all’AI di scrivere una poesia realistico terminale. C’era il confronto tra natura e artificio, anche le similitudini rovesciate c’erano tutte. Ma era bruttissima».
Perché?
«Non riusciva ad essere davvero poesia. È come se, per parlare di una donna, dicessi che è bella come un frigorifero pieno di salumi. Terribile per chi la pronuncia e per chi la riceve».
AI non fa rima con progresso?
«L’AI è la morte del pensiero. Faccio un esempio. Negli anni della mia maturità, un ragazzo usciva dalle scuole superiori con un bagagliaio di 5-6 mila vocaboli. Oggi un diplomato ha una padronanza di 600 vocaboli circa. Tra qualche anno forse diventeranno 400, 300. Si ricorda Wittgenstein? Adesso semplifico molto, ma grosso modo lui diceva che più parole significano più pensiero. Disponiamo di meno parole, dunque pensiamo meno. L'intelligenza artificiale sarà la protesi che sostituirà la nostra intelligenza».
La poesia morirà?
«Credo che sarà proprio la poesia il punto di partenza per un possibile riscatto. Lo sosteneva un teologo ortodosso scomparso, Olivier Clément. Diceva che la salvezza della teologia sarebbe stata nella poesia. Ma pensiamo al più grande filosofo del Novecento, Heidegger, sosteneva che la salvezza della filosofia sarebbe stata nella poesia».
Con la poesia si può fare una rivoluzione?
«Io uso spesso questo piccolo slogan, un po' scherzoso, che dice: tutto va male, vinceremo. Oggi la gente si scrive ancora poesia. Forse non la pubblica, ma la scrive. E solo questo genio ci potrà salvare».
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18 aprile 2026
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