I diari dell’altro Garibaldi, ritiratosi a Caprera tra api e un'azienda agricola all'avanguardia
La vita del generale lontano dalle battaglie raccontato da Virman Cusenza: domenica la presentazione del libro a Fiera dei Librai, modera Battistini
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I diari dell’altro Garibaldi, ritiratosi a Caprera tra api e un'azienda agricola all'avanguardia
di Fabio ParavisiLa vita del generale lontano dalle battaglie raccontato da Virman Cusenza: domenica la presentazione del libro a Fiera dei Librai, modera Battistini
Era vecchio: ormai aveva 48 anni. La polvere e i clamori della battaglia erano alle sue spalle, la camicia rossa dell’impresa dei Mille realizzata dalla Tintoria degli Scarlatti di Gandino è finita in qualche armadio, la pistola che impugnava al suo ingresso a Bergamo gli era stata rubata durante la festa a Palazzo Camozzi, il poncho era sparito e Anita era morta. Giuseppe Garibaldi si era ritirato sull’isola sarda di Caprera, metà acquistata da lui e l’altra metà regalata da ammiratori inglesi. E da là guardava da lontano quell’Italia che aveva contribuito a creare. Chissà cosa pensava, chissà cosa faceva.
Sono le domande che si deve essere posto Virman Cusenza, ex direttore del Mattino di Napoli e del Messaggero di Roma, scrivendo il suo libro «L’altro Garibaldi - I “diari” di Caprera» (Mondadori), che presenterà domani alla Fiera dei Librai insieme al collega Francesco Battistini de Il Corriere della Sera.
Il Garibaldi pensionato non è uno che si siede sulla poltrona sotto il portico ad aspettare l’ora di cena. Essendo pur sempre Garibaldi, affronta il duro terreno dell’isola come aveva fatto con le truppe prussiane a Digione. Trasforma l’isola in un laboratorio agricolo, politico e umano realizzando un’azienda agricola modello, importa macchinari all’avanguardia, costruisce un mulino innovativo, pianta quattordicimila viti, alleva mille capi di bestiame e fonda la Società Reale di Protezione degli Animali. Nei ritagli di tempo riceve un emissario del re Vittorio Emanuele II o l’anarchico Michail Bakunin che vuole convincerlo a sollevare rivolte in Polonia e Ungheria, e poi amici e ammiratori da tutta Europa. E anche ammiratrici, che non sono mai mancate. Ce n’è una che se ne approfitta: Giuseppina Raimondi, 18 anni, lo fa innamorare con la propria bellezza a si fa sposare. Ma la sera della cerimonia un biglietto anonimo lo informa che la ragazza è già incinta di un altro uomo, e lui la abbandona senza consumare le nozze.
Tutto finisce nei «Diari agricoli», che sono alla base del libro di Cusenza: la messa a dimora delle piante, la temperatura, i venti, la pressione atmosferica, la fioritura di stagione, e poi, certo, anche i visitatori illustri, nell’ultima colonna. Sono questi diari che consentono di scoprire un generale diverso da quello dei libri di storia e dei ritratti agiografici, un uomo che anche nell’autoesilio su un’isola riesce ad essere sempre moderno e in anticipo sui suoi tempi, che impugni la spada o la zappa.
«Un Garibaldi — ha spiegato l’autore — che non ha niente dell’icona contesa e spesso strumentalizzata da ideologie opposte. È un uomo capace di passioni, errori, desideri, amicizie femminili profonde, un cosmopolita visionario, con la testa già rivolta al secolo successivo».
Anche le api, per esempio, sono un esercito da comandare. «Non si comanda un esercito, se prima non si impara a governare un alveare — scrive Cusenza —. È la lezione più importante che il generale trae dopo i primi anni a Caprera, dove ha sperimentato la complessità dell’apicoltura. Organizzare questi piccoli insetti, farli acquartierare proficuamente, garantirne il pascolo con la più grande diversità di fiori possibile, sfamarli in inverno quando corolle e petali scarseggiano non è meno complesso che organizzare le truppe. Perfino raccogliere il frutto della loro laboriosità è operazione non priva di rischi. Ma Garibaldi, forse proprio per questo, si appassiona». Il Generale si emoziona quando esce il primo sciame, nei quale scorge qualcosa di familiare: «Dirige la vita di creature tra le più organizzate e strutturate militarmente che conosca. Troppo facile accostare la loro perizia e determinazione ai tentennamenti di chi dovrebbe riunire l’Italia e non lo fa. Se in politica potesse fare con Roma e Venezia quel che riesce a realizzare con le api, ecco che avrebbe già completato l’opera».
L’«altro Garibaldi», spiega l’autore, è «l’ombra di ciò che proietta la sua statua equestre. Ma quando visitai la sua casa a Caprera, capii che l’uomo che aveva un’ambizione forte anche quando coltivava una proprietà agricola era lo stesso uomo che aveva saputo realizzare l’impresa unitaria: le due facce della stessa medaglia. Un uomo che quando si dedica alle sue passioni cerca di ottenere il massimo come ha sempre fatto sui campi di battaglia sui quali a volte tornava lasciando Caprera a malincuore. L’altro Garibaldi è forse il più autentico».
Presentazione domani alle 16.30, Sala Galmozzi della della Biblioteca Caversazzi, via Tasso 4, Bergamo. Prenotazione obbligatoria.
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18 aprile 2026
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