Un piano per aiutare le imprese
Crisi globale e vincoli di bilancio: perché l’Europa non è (ancora) in recessione e cosa dobbiamo fare contro il deficit
Guerra in Iran, le ultime notizie in diretta
Un piano per aiutare le imprese
Carlo Cottarelli | 17 aprile 2026Crisi globale e vincoli di bilancio: perché l’Europa non è (ancora) in recessione e cosa dobbiamo fare contro il deficit
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Per fronteggiare gli effetti economici della crisi di Hormuz (temporaneamente e parzialmente riaperto ma non si sa come andrà a finire), l’Unione europea dovrebbe sospendere il patto di Stabilità, sollevando il tetto del deficit del 3% del Pil e rivedendo il sentiero di riduzione della spesa pubblica netta concordato con i vari Paesi membri nel 2024? E cosa dovrebbe comunque fare l’Italia con i suoi conti pubblici? Rispondo a queste domande alla luce delle recenti valutazioni del Fondo monetario internazionale (Fmi).
Contrariamente a quanto riportato da alcuni media, l’Fmi non ha previsto una recessione né per il mondo, né per l’Ue, come effetto dei recenti sviluppi in Medio Oriente. Ha presentato tre scenari, che dipendono dai futuri sviluppi della crisi. Nel peggiore di questi scenari, in presenza di «uno shock persistente dell’offerta aggravato da condizioni finanziarie più restrittive - l’Ue potrebbe avvicinarsi alla recessione” (cito un blog di Alfred Kammer, capo del Dipartimento Europeo del Fondo, uscito ieri). Quindi, anche nel più estremo dei casi, l’Ue, nel suo complesso, non andrebbe in recessione, la sfiorerebbe soltanto. Visto che il Patto di Stabilità può essere sospeso solo in caso di una «grave recessione economica» (severe economic downturn), sembra non ci siano proprio le condizioni a momento per sospendere le regole, come ha peraltro sostenuto il commissario per l’economia Dombrovskis. Certo, la sospensione non può essere un tabù, come ha detto la presidente Meloni. Se Hormuz richiudesse e restasse chiuso per un periodo prolungato le cose potrebbero andare anche peggio di quelle previste nel peggiore degli scenari del Fondo, il che richiederebbe un ripensamento. Ma al momento la situazione non sembra giustificare una sospensione.
Ciò detto, in assenza di una sospensione generalizzata delle regole europee, cosa dovrebbe fare l’Italia? Se anche l’Ue non finisse in recessione, potremmo finirci noi, che anche senza Hormuz, crescevamo allo zerovirgola. Dovremmo comunque prendere significative misure di bilancio per sostenere l’economia? In fondo, Francia e Germania hanno deficit, rispettivamente, di quasi il 5% e 4% del Pil quest’anno. Per noi, però, il problema resta sempre come reagirebbero i mercati, nell’immediato e nel lungo termine, a un ulteriore aumento del debito pubblico.
Qui vale la pena di guardare alle previsioni del Fondo Monetario contenute nel suo recente Fiscal Monitor. Anche senza ulteriori misure di finanza pubblica, nel 2026 si verificherebbe un evento, in qualche modo, epocale: l’Italia diventerebbe il Paese Ue con il più alto rapporto tra debito pubblico e Pil. Da decenni al primo posto c’era la Grecia, ma nel 2026 il nostro debito salirebbe al 138,4% del Pil, sopra quello greco del 136,9%. Ora, non gridiamo inutilmente «al lupo». Non ci sono rischi immediati. Lo spread, anche se risalito, resta basso (ieri sotto gli 80 punti base). Ma questo è dovuto anche alla prudenza con cui il governo ha gestito i conti pubblici finora. Se prendessimo misure espansive non in presenza di una evidente recessione (come ho detto, non siamo ancora in quello scenario, neppure in Italia), ma in circostanze meno avverse, che segnale daremmo ai mercati? Non c’è il rischio che qualcuno pensi che la prudenza governativa valga solo finché non si arriva a un periodo pre-elettorale preceduto da una sconfitta al referendum?
Che dovrebbe fare allora il governo? Anche se non resta molto tempo prima della fine della legislatura dovrebbe definire un piano mirato non a fornire uno stimolo temporaneo, ma a rendere l’Italia un Paese dove è più facile investire per le imprese (meno tasse, spesa pubblica e burocrazia, in primis), anche su un orizzonte pluriennale, ma con scadenze precise e, soprattutto, azioni immediate (chessò, estendere le semplificazioni burocratiche della Zone Economica Speciale a tutta l’Italia?), impegnandosi a destinare le maggiori entrate derivanti dalla maggiore crescita alla riduzione del debito pubblico. Si può fare? Guardiamo agli altri Paesi del Sud Europa. Tra il 2022 e il 2026, la Grecia, con un tasso di crescita medio del 2%, avrà ridotto, sempre secondo il Fondo, il debito pubblico di 42 punti percentuali di Pil, il Portogallo (crescita del 2,3%) di 26 punti, Cipro (crescita 3,7%) di 29 punti, la Spagna (crescita del 2,7%) di 11. Tutti questi Paesi, tranne la Spagna, hanno ormai un surplus di bilancio. L’Italia (crescita 0,7%) nel 2026 avrebbe lo stesso livello del debito del 2022. Ah, dimenticavo, non abbiamo un surplus di bilancio dal 1925.
17 aprile 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Carlo CottarelliUn piano per aiutare le imprese
Venerdì 17 aprile 2026 di Maurizio FerreraCrescita, i nuovi impulsi
Venerdì 17 aprile 2026 di Riccardo VialeI bulli imperiali e la guerra delle tecnologie
Venerdì 17 aprile 2026 di Paolo LepriIl potere in Vietnam è per un uomo solo
Venerdì 17 aprile 2026 di Gian Antonio StellaStefano e l’arte di raccontare la vita
Venerdì 17 aprile 2026 di Franco ArminioPresidente Trump, ci stupisca con la pace
Venerdì 17 aprile 2026 LEGGI TUTTIGli approfondimenti e gli editoriali sui principali temi di attualità, politica, economia e costume curati dalle firme più prestigiose del Corriere della Sera. Scopri opinioni e commenti sui fatti del giorno.
Le Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti