Musica, Davide Van De Sfroos: «Il mio rapporto con il Trentino nato con il servizio militare»
L'artista lariano che canta in dialetto «laghèe» torna nei teatri con il nuovo e ambizioso progetto. Appuntamento all'Auditorium Santa Chiara di Trento. «Fuso il suono della band con una piccola orchestra di archi e fiati»
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Musica, Davide Van De Sfroos: «Il mio rapporto con il Trentino nato con il servizio militare»
di Fabio NappiL'artista lariano che canta in dialetto «laghèe» torna nei teatri con il nuovo e ambizioso progetto. Appuntamento all'Auditorium Santa Chiara di Trento. «Fuso il suono della band con una piccola orchestra di archi e fiati»
Davide Van De Sfroos farà tappa sabato18 maggio all’Auditorium Santa Chiara di Trento (ore 21) nell’evento organizzato da Fiabamusic in collaborazione con il Centro servizi culturali Santa Chiara di Trento. Il cantautore lariano che canta in dialetto «laghèe» torna nei teatri con il nuovo e ambizioso progetto. «Davide Van De Sfroos & Folkestra 2026». Il suo primo tour con una piccola orchestra di archi e fiati che affiancherà la sua band per dare nuova veste alle ballate e ai racconti del suo repertorio. Van De Sfroos (voce e chitarra) sarà accompagnato dalla sua band e dagli otto elementi della Folkestra, diretti dal violinista e polistrumentista Angapiemage Galiano Persico, per un totale di tredici elementi sul palco. «Questo tour è un modo per riscoprire le mie canzoni in una luce diversa – ha dichiarato – con nuovi colori, nuovi respiri. La Folkestra porta con sé l’energia e la profondità del suono collettivo, ma resta fedele allo spirito delle storie che abbiamo sempre raccontato insieme al pubblico». Davide Bernasconi, in arte Van De Sfroos, ha esordito con l’album «Breva e Tivan» (1999), affermandosi nel 2011 sul palco del Festival di Sanremo con «Yanez». Ha vinto per due volte la Targa Tenco per il miglior disco in dialetto con «...E semm partii» (2002) e «Pica!» (2008). I biglietti sono disponibili online sul circuito Ticketone.
Qual è stata la scintilla che ha originato il progetto Folkestra?
«Direi che si è trattato di una serie di scintille. Da tempo stavo cercando nuovi ingredienti da proporre dal vivo per staccarmi dal consueto pur mantenendo intatta la natura della mia musica. Fondere il suono della band con una piccola orchestra di archi e fiati mi è sembrata la soluzione migliore per dare più forza ai brani più movimentati e un’intensità più dilatata ai brani più lenti».
Com’è stata decisa la scaletta di questo tour?
«Ho affidato gli arrangiamenti ad Angapiemage Galiano Persico, il musicista che da più tempo suona con me e meglio conosce il mio repertorio. Nel propormi la scaletta dei brani ha prediletto quelli che da tempo non portavo in tour e quelli più funzionali a questo tipo di progetto. “Fendin” e “Il cavaliere senza morte” sono valorizzate dal nuovo arrangiamento mentre “Infermiera” e “Breva e Tivan” acquistano un alone quasi mistico».
Il tema della guerra si fa urgente in episodi come «Il cavaliere senza morte» e «Infermiera».
«Le guerre ci sono sempre state: il mappamondo ha sempre sanguinato dall’Antico Testamento a oggi e purtroppo chi sale al potere non guarda in faccia a nessuno. Non sono più i soldati ad andare in guerra: una volta c’era il fronte, oggi le vittime sono bambini, anziani, donne, scuole e ospedali. “Il cavaliere senza morte” è stata scritta nel 2007 ma cantata adesso sembra quasi profetica, mentre “Infermiera” sarà sempre attuale: queste canzoni sono dei cortometraggi interiori».
Qual è il suo legame con il Trentino?
«Il rapporto con la vostra terra risale ai tempi del servizio militare, che ho fatto a Verona. Nei giorni di licenza si andava ad Andalo, Tione e Rovereto dove ho ancora delle amicizie. Poi, quando ho cominciato a suonare, il pubblico trentino è stato da subito uno dei più affezionati: eccezionale, presente e duraturo nel tempo. Probabilmente il folk è un linguaggio che abbiamo in comune».
Questo tour teatrale, segnato da molti sold out, avrà un seguito anche in estate?
«Per l’estate ho pensato a qualcosa di diverso con il “Folkedelic Tour” in cui ci divertiremo a mescolare chitarre e tastiere alla Grateful Dead con la band al completo. Però la formula della Folkestra ci è piaciuta molto e non escludo la possibilità di suonare in anfiteatri naturali o alcune piazze all’aperto, con la gente seduta, che si prestano a questo tipo di ascolto. In autunno, poi, si può sempre riprendere il giro dei teatri»
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17 aprile 2026 ( modifica il 17 aprile 2026 | 16:43)
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