Tra memoria e visione, la mostra dedicata all’artista Bruno Lucchi: «Presenze maestose in una quiete vigile»
Le opere create dall’artista trentino al Granaio di Nomi, nella mostra Mitologica. Una personale curata da Remo Forchini
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Tra memoria e visione, la mostra dedicata all’artista Bruno Lucchi: «Presenze maestose in una quiete vigile»
di Martina Dei CasLe opere create dall’artista trentino al Granaio di Nomi, nella mostra Mitologica. Una personale curata da Remo Forchini
Figure androgine, piroghe, forme antiche e menhir, le opere create dall’artista trentino Bruno Lucchi al Granaio di Nomi, nella mostra Mitologica. Una personale, curata da Remo Forchini, che trasforma lo spazio espositivo in un teatro metafisico e invita a partire per un viaggio tra ricerca, scoperta e crescita. I quattro elementi scelti da Lucchi, terra, fuoco, acqua e aria, s’incontrano e si scontrano dando vita a opere alchemiche, dove la terracotta, il bronzo e il ferro strutturano materia e architetture interiori. Prolifico artista originario di Levico Terme, dove vive e lavora, Lucchi si è formato al Magistero delle Belle Arti di Urbino. Esperto ceramista, scultore e gallerista, la sua produzione artistica è di oltre trecentocinquanta mostre personali e tantissime collettive, in Italia e all’estero.
Tra memoria e visione
Tra i suoi lavori più curiosi, l’installazione Tra memoria e visione alta cinque metri e mezzo, parte di una serie di grandi installazioni permanenti per navi da crociera. Lo scultore, che per anni ha esposto fuori dal Trentino, punta ora a farsi conoscere nella terra d’origine. «Mitologica è una mostra germogliata da antiche conoscenze», racconta Lucchi. I curatori del catalogo, impreziosito dagli scatti in bianco e nero di Radu Tiron, sono, assieme a Forchini, i critici d’arte Fiorenzo Degasperi e Riccarda Turrina.
«Degasperi scrisse il catalogo di una mostra fatta a Torino nei primi anni Novanta dal titolo Artisti per dopodomani, poi rivelato di buon auspicio. Anche Turrina, tanti anni fa, si occupò della mia arte per una rivista nazionale. Lavorare con loro è stato un piacevole ritrovarsi». Le opere esposte a Nomi seguono il filo della memoria. In mostra, convivono grandi installazioni storiche come la Barca delle Naiadi, esposta a Trento per l’ultima volta nel 2014 e opere nuove, di dimensioni più contenute.
Le figure
Realizzate in impasto d’argilla semire patinato – in dialogo con la metallurgia e in particolare con l’acciaio – le opere indagano gli archetipi cari all’artista, ovvero figure femminili, maschili, androgine e coppie. «Affondare le mani nell’argilla è un gesto d’ascolto, di meditazione concreta. Plasmarla vuole dire provare ad attraversare il caos della vita quotidiana rallentando, entrando in un tempo di attesa e trasformazione e cercando di trovare il giusto equilibrio tra forza e fragilità». Proprio all’attesa sono dedicate diverse opere di Lucchi, diversamente da quanto si potrebbe pensare, per la stasi non c’è posto. «Aspettare per me non è un’azione passiva, piuttosto un moto verso il divenire. Una maturazione. Per questo, le mie figure non sono mai davvero immobili e, anche da ferme, sono attraversate da un movimento trattenuto, un cammino invisibile che nella coppia diventa relazione, nel singolo trasformazione e nell’androgino riconciliazione degli opposti». Un movimento che, secolo dopo secolo, arriva fino a noi è quello solenne della serie dei Saggi. Alti quasi tre metri, sono busti in terracotta, dal corpo in acciaio corten. «Disposti in un cerchio che richiama il sito di Stonehenge, forma perfetta, senza spigoli, rappresentano i personaggi che più si sono prodigati in favore della cultura. Ci sono il saggio poeta, l’artista, il monaco amanuense, il mecenate Federico da Montefeltro, fondatore di una biblioteca rinascimentale vastissima e anche un Papa, perché molte delle opere che hanno fatto la storia dell’arte europea, nacquero come arte sacra». Presenze maestose, enigmatiche, sospese in una quiete vigile che invita a uscire dalla frenesia quotidiana per ascoltare il silenzio.
«Il Granaio di Nomi è già di per sé un posto magico. Con queste opere vorrei creare un’atmosfera di fantasia – dice Lucchi – in cui chi visita la mostra può scoprire la mia anima, ma anche interrogarsi, entrare in contatto con la propria». Mitologica è aperta dal 18 aprile al 9 maggio, il mercoledì, giovedì, venerdì e sabato dalle 16 alle 19. Inaugurazione venerdì 17 aprile alle 18.
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17 aprile 2026 ( modifica il 17 aprile 2026 | 16:43)
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