Guerriera Guerrieri, la donna che salvò i papiri e i libri dalle bombe
Corriere della Sera - Cultura

Guerriera Guerrieri, la donna che salvò i papiri e i libri dalle bombe

Venerdì 17 aprile 2026
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Esce per Solferino il romanzo di Vincenza Alfano che narra la storia della bibliotecaria che recuperò anche le casse trafugate a Benedetto Croce

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Guerriera Guerrieri, la donna che salvò i papiri e i libri dalle bombe

di Natascia Festa

Esce per Solferino il romanzo di Vincenza Alfano che narra la storia della bibliotecaria che recuperò anche le casse trafugate a Benedetto Croce

Scatto d'epoca del salvataggio dei libri durante la seconda guerra mondiale

Hanno sempre nomi fortemente evocativi le donne di intelletto che Vincenza Alfano sceglie per restituirne le vite reali con inventio romanzesca. Dopo la Sibilla della letteratura, l’inquieta e ribelle Aleramo, tocca alla Guerriera delle biblioteche. Ovvero Guerriera Guerrieri che i genitori di Cortona, Guerriero, manco a dirlo, un funzionario di banca e Ida Dragoni, un’insegnante, plasmarono in continuità genealogica con un nome doppiamente marziale. E poiché la forza profetica dei nomi — nomen est omen — pare davvero creare destini, sarà proprio questa pioniera della biblioteconomia e dell’archivistica a salvare dai bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale lo sterminato patrimonio librario napoletano - e quindi dell’umanità - conservato nella biblioteca Nazionale di cui lei riuscì a diventare direttrice: papiri ercolanesi, incunaboli, manoscritti e cinquecentine che imballò e accompagnò personalmente prima nel Monastero di Montevergine e poi nel Palazzo abbaziale di Loreto. 

Alfano racconta liricamente questo ed altro nell’appassionante La guerriera dei libri, fresco di stampa per Solferino. È la Napoli di Benedetto Croce quella in cui vive la capostipite delle bibliofile. E bene fa Alfano e porre in esergo una frase del filosofo che non si può non sottoscrivere. «Noi studiosi di Napoli, e non di Napoli soltanto, dobbiamo alla dott. Guerrieri, la salvazione di tutto il patrimonio librario della Biblioteca Nazionale e delle altre governative vincolate a Napoli». Ha la tensione di un thriller uno dei capitoli meglio riusciti del romanzo, Sulle tracce dei libri trafugati. I tedeschi si erano impossessati delle casse custodite a Teano; un maggiore promette a Guerriera Guerrieri che saranno recuperate, ma lei non si fida del tutto. «Le sono davvero grata maggiore, — le fa dire con verisimiglianza l’autrice — ma preferirei venire con lei. Mi faccia avere questo permesso. Per fortuna la maggioranza dei nostri libri conservati ad Avellino, a Loreto, a San Giorgio del Sannio, affidati alle cure premurose dei monaci, sono salvi. Ma le casse riparate nel convento di Sant’Antonio a Teano, che i tedeschi hanno trafugato, contengono testi antichissimi di inestimabile valore. Non possiamo permetterci di perderli per una negligenza». 

Così, con una gonna il più lunga possibile e scarpe basse sale sul camion con il permesso in tasca. Tra le casse rubate ci sono anche quelle di Croce, una nota lo specifica bene «richiedendo di operare con la massima tempestività per poterle restituire al legittimo proprietario». Preziosamente incastonata nella narrazione la «pezza d’appoggio» epistolare dà forza alle pagine. 

Parliamo di una lettera del filosofo che coordina a distanza l’operazione: «Cara Signorina, il generale Clark mi ha mandato tre ufficiali perché si risolvano le questioni dei libri. Non c’è difficoltà ad ottenere i due camions. Ho dato il suo nome al colonnello Hume, perché prenda accordi con Lei. In ogni caso può presentarsi al Palazzo della Prefettura. Con ossequi. Suo B. Croce». La relazione di rispetto, stima e strategia salvifica che si coagula intorno all’amore per i libri, tra lo studioso di Palazzo Filomarino e la direttrice della Biblioteca, è tra i passaggi più potenti: «Lo scambio epistolare con Benedetto Croce si è intensificato. Le ha scritto parole bellissime: “il suo aiuto è per me di somma importanza”. Vorrebbe che qualcuno le scolpisse sulla sua lapide il giorno in cui se ne andrà da questo mondo. Per ora vi si aggrappa, ne trae forza, coraggio, fiducia». 

Riproponendo una modalità che le è consueta, l’autrice affida al corsivo i pensieri e il dialogo interiore di Guerriera che ha compiuto un atto dinamitardo nella sua vita. 

Come la madre, infatti, era destinata all’insegnamento, strada che segue diligentemente fin quando, riordinando la biblioteca nella Reggia di Capodimonte, non irrompe in lei la passione, notoriamente sovvertitrice di ordini. Così lascia la scuola e inizia come volontaria alla Nazionale: «Lo strappo con mia madre fu netto. Lei non mi disse nulla. Avrei preferito sentire un no. Una parola contro che le uscisse spontanea dal petto. Lei invece era rimasta dritta di fronte a me, i piedi puntati con forza sulle riggiole colorate del pavimento. Con una mano aveva allontanato la ciocca di capelli che le impediva di guardarmi negli occhi nella speranza di cogliere un mio possibile pentimento». Che per fortuna non arrivò mai.

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