L'ottimismo ingenuo della mia terapeuta
Pubblichiamo in anteprima l'incipit del nuovo romanzo della scrittrice britannica Elizabeth Day, «Uno di noi» (Neri Pozza), in libreria dal 21 aprile
VENERDì 17 APRILE
L'ottimismo ingenuo della mia terapeuta
Pubblichiamo in anteprima l'incipit del nuovo romanzo della scrittrice britannica Elizabeth Day, «Uno di noi» (Neri Pozza), in libreria dal 21 aprile
di Elizabeth DayNon è che io detesti la mia terapeuta. Non proprio. A essere onesti (cosa che non mi viene naturale), non mi ispira emozioni tanto estreme. «La trovo mortalmente noiosa» sarebbe una definizione più calzante.Un gioviale batuffoletto di donna: faccia tonda, corpo tondo e guance come quelle di un criceto durante un’abbuffata di semi particolarmente sostanziosa. Ho sempre pensato che i terapeuti dovessero essere freddi e distaccati dal punto di vista emotivo. Invece la signora Buster («Ti prego, chiamami Joanne» continua a ripetermi. «Signora Buster mi fa sentire troppo vecchia!») è l’esatto opposto. Ha la risata facile, con il petto che le ballonzola. Le si offusca lo sguardo ogni volta che dico una cosa che la commuove.
«Davvero commovente, Martin» dice, in caso non avessi notato la sua reazione.
Ogni settimana apre la porta e mi accoglie con un entusiasmo che mi lascia interdetto.Nessuno è mai stato tanto lieto di vedermi, neanche mia madre. Mia madre meno che mai.
Se siete appena capitati da queste parti, forse non ricordate mia madre. Dio sa quanto ci provo a dimenticarla. La buonanima di Sylvia Gilmour deplorava ogni sfrenata manifestazione di gioia. Mia madre mi ha insegnato subito che la vita va sopportata e, se possibile, beffata.Godere di un qualunque stralcio del proprio arrancare in questa valle di lacrime sarebbe come montarsi la testa. Il fatto che mio padre sia morto prima che io nascessi – scivolando sulla strada ghiacciata una sera di dicembre e procurandosi un’emorragia fatale – provava quanto avesse ragione. Insisteva spesso sull’inopportunità di un simile tradimento e sui sacrifici cui era stata costretta per garantirmi cibo, vestiti e istruzione. Per Sylvia la vita non era un piacere, ma qualcosa da oltrepassare.
Al contrario, Joanne Buster nutre un ottimismo ingenuo nei confronti del mondo. Indossa maglioni sgargianti e gonne fantasia, e il suo debole per le espadrillas con le zeppe, quelle che si allacciano alle caviglie e le segnano la pelle gonfia, non conosce stagioni. Lo studio in cui esercita è semplice e insulso come il suo carattere, con le pareti avorio a cui sono appesi vaghi paesaggi marini concepiti per essere innocui e attirare il maggior numero possibile di sguardi indifferenti. Anche i libri sono stati scelti con cura per trasmettere l’impressione di competenza professionale e socievolezza.Sui dorsi pastello, disposti in ordine cromatico, spiccano titoli travolgenti come Perché non devi mai gettare la spugna, Chi sono io, veramente?, 33 regole per vivere bene e L’amore non sempre basta.
«Resta nel presente, Martin» dice, con gli orecchini che tintinnano. Tende a parlare per frasi fatte. «Devi mostrarti gentilezza. Non è la meta che conta, ma il viaggio. Donarsi amore è tutto. L’antidoto alla vergogna è la condivisione. La vulnerabilità è forza, Martin».
(© 2026 Neri Pozza Editore, Vicenza)
Su «la Lettura» #750 in edicola e in questa App, l'intervista di Luigi Ippolito a Elizabeth Day (Oxford, Regno Unito, 1978) che il 21 aprile torna in libreria con «Uno di noi» (traduzione di Simona Fefé, Neri Pozza, pp. 384, euro 20).
17 aprile 2026 ( modifica il 17 aprile 2026 | 08:11)
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