La Vecchia Europa soffre con Orbán
Corriere della Sera - Cultura

La Vecchia Europa soffre con Orbán

Mercoledì 15 aprile 2026
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La sconfitta si fa sentire anche nella rete di relazioni, meno eclatanti ma solide, che si può forse definire «Vecchia Europa»: una serie di personalità che, da Londra ai Balcani, condivide senza fare rumore l’idea espressa l’anno scorso dal vicepresidente americano JD Vance, che cioè il continente è sulla strada della negazione della democrazia a causa della cultura woke imperante

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La Vecchia Europa soffre con Orbán

Danilo Taino | 15 aprile 2026

La sconfitta si fa sentire anche nella rete di relazioni, meno eclatanti ma solide, che si può forse definire «Vecchia Europa»: una serie di personalità che, da Londra ai Balcani, condivide senza fare rumore l’idea espressa l’anno scorso dal vicepresidente americano JD Vance, che cioè il continente è sulla strada della negazione della democrazia a causa della cultura woke imperante

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La sconfitta elettorale di Viktor Orbán non riguarda esclusivamente la Ue, i partiti del continente, gli ungheresi: lì, per lo più, c’è soddisfazione. E nemmeno unicamente i Paesi che erano stati definiti «nuovi europei», quelli dell’Est arrivati alla democrazia dopo la caduta dell’impero sovietico: lì ci si interroga su cosa succederà ora. No, la sconfitta si fa sentire anche nella rete di relazioni, meno eclatanti ma solide, che si può forse definire «Vecchia Europa»: una serie di personalità che, da Londra ai Balcani, condivide senza fare rumore l’idea espressa l’anno scorso dal vicepresidente americano JD Vance, che cioè il continente è sulla strada della negazione della democrazia a causa della cultura woke imperante. Pochi anni fa, mi è capitato di incontrare a Budapest, piuttosto casualmente, la principessa Ingrid Detter de Frankopan. Era in città perché aveva appena terminato riunioni con il governo Orbán: del primo ministro era una delle consulenti giuridiche su questioni di legge internazionale, mi raccontò. Svedese, avvocatessa e professoressa emerita all’Università di Stoccolma, è relativamente poco conosciuta in Italia. Ma è una figura rilevante negli ambienti giuridici europei e in quella che un tempo si chiamava alta società. Nata nel 1936, dottorato nel 1962 a Oxford, Detter sposò Louis Domini de Lupis, il quale aveva cambiato nome per diventare Louis Domini de Frankopan (tra accuse di usurpazione di nome e titolo). I Frankopan sono una nobile famiglia croata, ma di origini italiane (Frangipane), con radici nel Medioevo, grandi proprietari terrieri nell’antico Regno di Croazia. La famiglia Detter-Frankopan si stabilì a Londra. Ingrid mi raccontò che uno dei suoi figli è Peter Frankopan, professore di Global History a Oxford, apprezzato autore di libri soprattutto sulle vie della seta, oppositore della Brexit, sposato con Jessica Sainsbury, della famiglia famosa per la catena di supermercati. E che sua figlia Paola ha sposato (ma poi si è separata) Lord Nicholas Windsor, parte della famiglia reale britannica. L’avvocatessa (barrister) Detter è stata consulente di una quantità di governi e, dal 1984 al 2005, di Papa Giovanni Paolo II. Poi, la consulenza a Orbán, il quale di questioni legali aperte con la Ue ne aveva parecchie. Una perdita ungherese per la vecchia Europa, quella di domenica scorsa.


15 aprile 2026

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