Donatella Finocchiaro: «Il ministero finanzia il doc su Gigi D’Alessio e non quello su Giulio Regeni. Vogliono abbassare il livello intellettuale degli italiani»
L'attrice madrina del festival Lovers: «Viviamo tempi bui, tutto ciò che è cultura viene messo a tacere. A Cannes quest'anno non ci sono film italiani perché non sono proprio stati fatti, a causa dello stop ai finanziamenti»
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Donatella Finocchiaro: «Il ministero finanzia il doc su Gigi D’Alessio e non quello su Giulio Regeni. Vogliono abbassare il livello intellettuale degli italiani»
di Paolo MorelliL'attrice madrina del festival Lovers: «Viviamo tempi bui, tutto ciò che è cultura viene messo a tacere. A Cannes quest'anno non ci sono film italiani perché non sono proprio stati fatti, a causa dello stop ai finanziamenti»
«Viviamo un periodo buio, dalle guerre al caso Epstein. E anche tutto ciò che è cultura viene messo a tacere, ad esempio non finanziando il cinema. Non abbiamo nessun film che va a Cannes perché i film non sono proprio stati fatti». Parole dell’attrice Donatella Finocchiaro, che il 16 aprile, sarà la madrina della serata inaugurale del 41esimo Lovers Film Festival.
La manifestazione, diretta da Vladimir Luxuria, aprirà alle 19.30 al Museo del Cinema con la madrina e il sopranista Federico Florio accompagnato dal pianista Luigi Trivisano. Poi, alle 21.15, il Cinema Massimo proietterà in Sala 1 il film d’apertura, Maspalomas di Aitor Arregi e, presente in sala, Jose Mari Goenaga, preceduto dal corto Mike and the Magazine introdotto dal regista Marcello Paolillo.
Il dibattito su diritti e minoranze
Lovers, con 50 film da 21 nazioni, proseguirà fino al 21 aprile. I temi che si incrociano sono parecchi, dai diritti alla cultura. Il taglio ai finanziamenti al cinema, nato dall’idea di razionalizzare le risorse, finisce con il colpire tutti, sottolinea Finocchiaro, anche chi ha lavorato bene. «Finanziano il doc su Gigi D’Alessio e non quello su Giulio Regeni? L’offerta deve rispondere alla domanda — dice l’attrice — ma piuttosto si finanzino entrambi. Lo Stato dovrebbe farsi carico di un lavoro come quello su Regeni, ma l’idea è abbassare il livello intellettuale degli italiani».
Anche per impedire dibattiti maturi sul tema dei diritti. «Essere madrina di Lovers — prosegue — significa stare al fianco delle minoranze, persone che quotidianamente subiscono differenze di trattamento. Ancora oggi una persona viene giudicata per il suo orientamento sessuale. E le donne vengono giudicate più degli uomini, sono quindi onorata di essere madrina del festival».
Il doc sulla calciatrice
In una città a cui è legata e dove ha intervistato Evelina Christillin, presidente del Museo Egizio, per un documentario sul calcio femminile cui l’attrice, nelle vesti di regista, sta lavorando. «Mi è stato commissionato — rivela — per parlare della storia di una calciatrice, Alice Pignagnoli, la prima che ha deciso di tornare a giocare dopo la gravidanza, non una ma due volte. Spesso le atlete, non solo nel calcio, firmano contratti con clausole vessatorie che li interrompono in caso di gravidanza. Grazie ad Alice abbiamo una tutela diversa rispetto a prima, ma il problema è cambiare mentalità e pregiudizi sulla maternità». L’universo femminile è un tema a lei caro, sul quale lavorerà anche in un prossimo progetto che sta prendendo forma. «Ricordo cosa ho subito da ventenne in Sicilia — aggiunge — quando uscivo con un ragazzo, mentre oggi i quindicenni parlano di sesso. Penso sia un passo in avanti, perché c’è una sessualità più aperta che non critico. Oggi è permesso avere anche un periodo “fluido” per ragazze e ragazzi, mentre da giovane una mia amica rischiò la vita perché, trovata dalla madre in casa con una donna, scappò dal balcone. Il problema rimane la nostra generazione che giudica la sessualità come qualcosa di perverso».
Cinema e cultura al centro
Il festival è l’occasione per parlare di diritti in senso ampio e, soprattutto, mettere al centro il cinema e la cultura. Un mondo che lei conosce bene, avendo lavorato con registi importanti come Woody Allen o Giuseppe Tornatore, ma che in Donatella Finocchiaro convive con il teatro. «Mi piace prendere due o tre mesi all’anno da dedicare al teatro — confida — anche se è difficile organizzarlo, ma domani inizierò le prove per un nuovo spettacolo con lo Stabile di Catania. A teatro si crea uno spirito di squadra e io ne sono innamorata, senti l’energia del pubblico».
Infine, un ricordo per Franco Battiato, scomparso cinque anni fa, con cui l’attrice ha lavorato in Perdutoamor e poi ha mantenuto una forte amicizia. «È stato un angelo — dice — che se n’è andato troppo presto».
Vai a tutte le notizie di Torino
Iscriviti alla newsletter di Corriere Torino
15 aprile 2026 ( modifica il 15 aprile 2026 | 18:25)
© RIPRODUZIONE RISERVATA