Carlo Lucarelli: «Da bambino volevo vedere Frankenstein, mia nonna volle leggermi Hansel e Gretel e sono rimasto sveglio una settimana. Il pifferaio magico rappresenta i nostri giorni»
Corriere della Sera - Cultura

Carlo Lucarelli: «Da bambino volevo vedere Frankenstein, mia nonna volle leggermi Hansel e Gretel e sono rimasto sveglio una settimana. Il pifferaio magico rappresenta i nostri giorni»

Mercoledì 15 aprile 2026
3 visualizzazioni

Nei giorni della Children’s Book Fair di Bologna lo scrittore noir racconta la sua infanzia tra libri e favole: «L'editoria per ragazzi si è trasformata. Mi sentirei di consigliare tutti i libri che mi sono piaciuti alle mie figlie, però sento che li devo spiegare»

Meloni: «Trump? Sono stata più chiara di tanti altri leader». Poi la premier sceglie di non replicare

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Carlo Lucarelli: «Da bambino volevo vedere Frankenstein, mia nonna volle leggermi Hansel e Gretel e sono rimasto sveglio una settimana. Il pifferaio magico rappresenta i nostri giorni»

di Piero Di Domenico

Nei giorni della Children’s Book Fair di Bologna lo scrittore noir racconta la sua infanzia tra libri e favole: «L'editoria per ragazzi si è trasformata. Mi sentirei di consigliare tutti i libri che mi sono piaciuti alle mie figlie, però sento che li devo spiegare»

Anche un autore conclamato di noir come Carlo Lucarelli ha frequentato spesso la Children’s Book Fair di Bologna, in corso nei padiglioni della Fiera. Nella sua vastissima bibliografia lo scrittore può vantare anche alcune opere dedicate ai più giovani. 

Lucarelli, lei che libri leggeva da ragazzo? 

«Appartenevo a quella generazione che si prendeva morbillo, varicella, orecchioni, il che significava che stavi quindici giorni a casa. Da piccolino o guardavi la Tv dei ragazzi oppure leggevi. Quelli erano i grandi periodi di lettura, con una pila di libri per ragazzi al fianco del letto, insieme ai giornalini. Andrea Camilleri, scherzando, diceva che uno dei grandi nemici della lettura è stato il progresso della medicina». 

Cosa c’era in quella pila?
«Quelli che leggevo io erano soprattutto libri di avventura perché allora esisteva una divisione molto forte tra i libri per ragazzi, pirati, western, battaglie, e quelli che non lo erano. Avevo tutto Salgari, Sandokan ma anche i suoi romanzi western». 

E poi? 
«C’erano “Il Corriere dei Piccoli” e “Il Corriere dei Ragazzi” che erano una forma evoluta di fumetto, non erano “Tex” o “Tiramolla”, e facevano riferimento a libri. Mia mamma, grande lettrice, quando aveva un libro non stava lì a pensare se fosse per ragazzi o meno e me lo passava. Così ho letto tanti polizieschi come Agatha Christie, da Sherlock Holmes alla fantascienza». 

C’è qualcuno di quei libri che consiglierebbe oggi a un ragazzo della sua età di allora? 
«Sì, ma non bisogna farla troppo facile. Il libro per ragazzi ha continuato a esistere ma si è trasformato. I libri di avventure dei cavalieri sono oggi i fantasy, le fiabe sono diventate l’horror. Un ragazzo che oggi ama fantasy o romance non legge libri diversi da quelli che leggevo io. Però c’è una differenza di passo». 

Ci spieghi meglio. 
«Se uno vede un film classico in bianco e nero lo trova ancora bello, ma la velocità può essere un problema. Una certa lentezza che a noi piaceva oggi viene percepita in modo diverso. Faccio due esempi: i primi libri che ho letto con consapevolezza sono due. Uno per ragazzi, Decima legione, storia di un adolescente inquieto dell’antica Roma, un romanzo di formazione. Il secondo è stato Il barone rampante di Calvino, che oggi viene stampato come libro per ragazzi ma non è nato così. L’ho proposto anche alle mie due figlie». 

Come hanno reagito? 
«Hanno 14 anni, una di loro legge più in altre forme rispetto ai libri. Pensavo che Calvino le sarebbe piaciuto e così è stato, ma ha fatto fatica. Mi sentirei di consigliare tutti i libri che mi sono piaciuti alle mie figlie, però sento che li devo spiegare. Non è automatico, probabilmente succedeva anche a me a 14 anni con un libro che aveva letto mio padre. Forse dico una sciocchezza: credo che un classico resti un classico, per carità, però a volte ha bisogno di un’etichetta. Almeno per alcuni, poi ci saranno altri che hanno attitudini diverse e leggono Guerra e pace senza problemi». 

Che rapporti ha con la Children’s Book Fair? 
«È uno dei nostri vanti. Tutte le volte che nomini Bologna anche all’estero ti senti dire “ci sono stato, sono venuto alla Fiera del libro”».

 La sua produzione per ragazzi come è nata? 
«Una mia amica di EL, Chiara Belliti, mi chiese di scrivere qualcosa. Io risposi: “Scrivo difficile e poi sono uno scrittore di noir che ammazza un sacco di gente, ci metto anche un po’ di sesso, come si fa?”. Lei mi rispose: “Ma cosa credi, che scrivere un libro per ragazzi significa parlare di formichine e scrivere verbi all’infinito? Il trucco è scrivere un libro che interessa ai ragazzi, con un linguaggio che li attiri”. Così ho capito che era difficile». 

Cosa ha scritto? 
«Ho scritto tre romanzi, Falange armata, Il trillo del diavolo e Febbre gialla. Se devo scrivere un giallo con un poliziotto che fa un’indagine, bisogna che i personaggi siano comprensibili per i ragazzi e che il mio investigatore non sia un 50enne in crisi, lasciato dalla moglie, che non sa per quale partito votare. Il mio protagonista deve essere un 18enne al suo primo giorno di lavoro». 

Qual è invece il suo rapporto con le fiabe? 
«Le fiabe erano la prima cosa, almeno per quelli della mia generazione, l’inizio del tuo immaginario te lo creavi così. Le favole vanno prese sul serio ma erano storie che facevano una paura totale. Ricordo che da bambino volevo vedere il film Frankenstein, mia nonna mi ha detto di no e poi a me e a mio fratello ha letto una fiaba. Ma era Hansel e Gretel, altro che Frankenstein. Siamo stati svegli una settimana». 

Le viene in mente una fiaba che rappresenti questi tempi così complicati?

«Direi Il pifferaio magico, che è tratta da un fatto documentato. Arriva qualcuno che prende tutta la gente per una sua rabbia e poi la porta nel caos. Mi sembra abbastanza attuale».

LEGGI ANCHE

Vai a tutte le notizie di Bologna

Iscriviti alla newsletter del Corriere di Bologna

15 aprile 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il video di Chiara Balistreri sui social: «Il mio ex violento esce dal carcere, quel briciolo di giustizia che ho avuto me l'hanno tolto»

La 23enne bolognese con un nuovo video sui social: « A prendere la decisione di rimandarlo a casa perché merita una seconda possibilità sono state tre donne e questa cosa mi fa ancora più schifo»

L'informazione nella tua mail

Corriere di Bologna

Le news principali su Bologna
Ogni giorno alle 18, a cura della redazione

IscrivitiLA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo