Germano Ricciardi, l'ingegnere salernitano che costruì la Napoli liberty e realizzò importanti edifici a Roma e Milano
Tra '800 e '900 ha realizzato il completamento del quartiere Chiaia, costruito lo stabilimento delle Terme di Agnano e i villini del rione Pontecorvo
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Germano Ricciardi, l'ingegnere salernitano che costruì la Napoli liberty e realizzò importanti edifici a Roma e Milano
di Francesco BarbagalloTra '800 e '900 ha realizzato il completamento del quartiere Chiaia, costruito lo stabilimento delle Terme di Agnano e i villini del rione Pontecorvo
Palazzo Mannajuolo a Napoli e la sua scala a chiocciola
Tra Ottocento e Novecento si sviluppa lungo tutta l’Italia la febbrile attività di un ingegnere salernitano, Germano Ricciardi, che opererà anzitutto tra Roma e Napoli fondando diverse imprese edilizie. La sua significativa attività imprenditoriale è venuta di recente alla luce grazie al lavoro di scavo in diversi archivi di famiglia compiuto dal suo pronipote, l’architetto e giornalista Francesco Ricciardi (Homo Faber. Costruire tra ‘800 e ‘900 , Digitalialab, Roma 2024). Germano nasce nel 1855 nel seicentesco palazzo Giannattasio-Borrelli, di fronte alla cattedrale romanica di San Matteo. Di famiglia borghese con tradizioni liberali e carbonare, pagate col carcere borbonico, Germano Ricciardi diverrà un alto dignitario della Massoneria.
Nel 1883 fonderà con l’ingegnere Michele Scafati la prima società di costruzioni e sarà progettista e direttore dei lavori nei numerosi cantieri aperti nei nuovi quartieri della Roma «umbertina». Fra i tanti palazzi costruiti dall’Esquilino a Prati spiccherà la Galleria Regina Margherita di fronte al Viminale. Ma la Ditta Scafati & Ricciardi costruirà molto anche a Napoli negli anni del Risanamento: a questa impresa si devono numerosi isolati del nuovo rione del Vasto, alle spalle della Stazione centrale, e alcuni villini del rione Pontecorvo, tra via Foria e il teatro San Ferdinando. Nel 1886 Ricciardi acquisterà alcuni suoli lungo il Parco Margherita e la villa «Piccola Floridiana», dove abiterà con la famiglia fino al 1900. Sul finire degli anni ’80, mentre già si profilava la drammatica crisi economica dei primi anni ’90, la società si sciolse e l’ingegnere Scafati tornò a operare nella sua Isernia.
Nell’estate 1895 si costituirà la società in nome collettivo Ricciardi Borrelli & Mannajuolo. L’ingegnere Pasquale Borrelli era vecchio amico di Germano Ricciardi, anche perché proprietario del palazzo di fronte al Duomo di Salerno. L’ingegnere Giuseppe Mannajuolo, più giovane, era di Montecalvario, dove il padre aveva un negozio di vernici. Questa impresa edilizia lavorerà intensamente con numerosi appalti ricevuti dalla Società pel Risanamento. In particolare realizzerà gran parte del programma per l’espansione e il completamento del quartiere di Chiaia, da via Filangieri al Parco Margherita. Come ha scritto Renato De Fusco, l’impresa «completerà, conferendogli un inconfondibile carattere, il quartiere con grandi edifici che costituiscono il meglio in campo edilizio del liberty napoletano» (Il floreale a Napoli , Esi, Napoli 1989).
Nel 1910 gli ingegneri Ricciardi, Borrelli e Mannajuolo costituiranno la «Società delle Terme di Agnano» per la costruzione e la gestione del grande stabilimento. Per la realizzazione dell’importante progetto Ricciardi chiamerà a Napoli l’architetto piacentino Giulio Ulisse Arata, che presto progetterà per Giuseppe Mannajuolo il palazzo a via Filangieri. Intanto Ricciardi progettava per sé stesso il villino «Paradisiello» al Parco Margherita, mentre l’impresa costruiva due grandi palazzi a via dei Mille, uno dei quali sarà poi acquistato da Tommaso Leonetti. Intanto per la realizzazione delle Terme di Agnano Ricciardi aveva coinvolto anche il giovane ingegnere salernitano Luigi Centola, il cui fratello Giovanni sposerà presto Clorinda Ricciardi.
La Società RB&M era ormai diventata l’impresa edilizia più attiva in Italia. A Bologna costruiva il palazzo delle Poste, ad Ancona l’Ospedale Umberto I, a Milano ville e palazzi; mentre si incrementava ulteriormente l’attività a Napoli e a Roma. Ma l’impegno più rilevante era dal 1897 la partecipazione alla costruzione del Palazzo di Giustizia di Roma, protrattasi fino al 1911. La prima pietra era stata posta nel 1888 alla presenza di re Umberto. Il terreno era stato scelto dal Guardasigilli Giuseppe Zanardelli sulle sponde del Tevere, ed era stata una scelta infelice per la natura limacciosa e instabile del terreno.
Il costo dell’edificio era stato previsto per 8 milioni di lire, la spesa alla fine si quintuplicò raggiungendo 41 milioni (circa 150 milioni di euro).
Fu istituita una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla spesa per la costruzione del palazzo di giustizia in Roma, che pubblicò una Relazione in due volumi nel 1913. Furono accertate pesanti responsabilità del presidente della Giunta del Bilancio, l’onorevole professor Giovanni Abignente, deputato giolittiano di Mercato San Severino, e dell’onorevole professore Alessandro Guarracino, deputato giolittiano di Torre Annunziata. Entrambi erano stati testimoni ai matrimoni di due figli di Ricciardi e avevano favorito l’assegnazione degli appalti alla RB&M in cambio di parecchio denaro e della costruzione quasi gratuita di alcune ville, operando in effetti da soci occulti di Ricciardi e Borrelli in questa impresa , cui non aveva partecipato Mannajuolo, escluso perciò dalle vicende giudiziarie, che si conclusero peraltro nel 1916 con l’ assoluzione dei due imprenditori per sopravvenuta prescrizione.
I deputati furono costretti soltanto alle dimissioni e non subirono altri danni. Anzi Abignente fu rieletto alla Camera, grazie all’azione di un comitato pro Abignente, che raccolse tutti gli amministratori del collegio elettorale, i proprietari e gli industriali, i preti e i massoni. Pesanti giudizi sulla corruzione del presidente della Giunta del Bilancio furono espressi da Gaetano Salvemini, dal deputato repubblicano Eugenio Chiesa e dal socialista Ernesto Cesare Longobardi, collaboratore del periodico «La Propaganda».
Andò molto peggio per Germano Ricciardi e per Pasquale Borrelli che furono arrestati e tradotti nel carcere di Regina Coeli, dove furono ristretti per quattro mesi, benché in celle a pagamento e con pasti preparati in ristorante. Borrelli fu ricoverato a lungo in un istituto svizzero per malattie nervose. Per Ricciardi si aprì un doloroso capitolo di conflitti e ricatti con la sua segretaria e amante, che non giovò certo alla sua cardiopatia, accelerandone la morte al principio del 1920.
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15 aprile 2026 ( modifica il 15 aprile 2026 | 10:45)
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