Un poker d’assi per il Trianon: chi sarà il nuovo direttore?
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Un poker d’assi per il Trianon: chi sarà il nuovo direttore?
di Eduardo CicelynOttantanove. Che non è solo un numero, ma una piccola folla, un’assemblea involontaria di ambizioni, progetti, biografie. Tutti in fila per il Teatro Trianon di Napoli, luogo che già nel nome porta un programma: la canzone, la tradizione, l’identità. Poi, come in ogni selezione che si rispetti, la folla si dirada: restano in quattro. E qui — curiosamente — il racconto si interrompe proprio dove dovrebbe diventare interessante.
Perché la domanda non è tanto «chi sono», ma «chi sceglie». Che è una domanda meno glamour ma decisiva. La commissione, si immagina. Oppure — e qui la faccenda si fa più italiana — la Regione Campania, che della Fondazione è il socio più pesante, e quindi, verrebbe da dire, anche il più influente. Ora, in un mondo lineare (non necessariamente migliore, ma almeno più comprensibile), esisterebbe una griglia di valutazione: punteggi, criteri, parametri. Si farebbe la somma, e chi arriva primo vince. Come alle Olimpiadi, ma senza medaglie.
Invece, nel nostro mondo — che è più narrativo che aritmetico — resta sempre il dubbio che tra il primo e il secondo possa insinuarsi una variabile imprevista, una specie di «coefficiente simpatia» che non compare nei bandi ma aleggia nelle stanze. La differenza tra le due modalità decisionali non è tecnica, è sostanziale: tra una scelta che si compie per punteggio e una che si compie per opportunità.
La meritocrazia, parola consumata eppure necessaria, non vive di dichiarazioni ma di meccanismi verificabili. Se esiste una griglia di valutazione — curriculum, progetto artistico, sostenibilità economica, radicamento territoriale — allora il candidato con il punteggio più alto dovrebbe essere nominato. Senza scarti, senza interpretazioni.
In caso contrario, il rischio è che il merito diventi un racconto ex post, una giustificazione elegante di una decisione già presa altrove. In questo spazio sospeso trapelano i primi due nomi tra i quattro sopravvissuti degli ottantanove. Il primo sarebbe Lucariello, artista di riconosciuta qualità, con una storia che incrocia anche l’impegno civile e una precedente candidatura politica coi 5 stelle. Il secondo Pierpaolo Sepe, volto noto del teatro cittadino, con legami familiari che fanno alzare qualche sopracciglio. Non perché ci sia qualcosa di illegittimo — sia chiaro — ma perché in Italia abbiamo sviluppato una certa sensibilità per le coincidenze. Insomma, non è il valore dei singoli a essere in discussione, ma il campo in cui quel valore viene misurato.
Perché un teatro come il Trianon non è un ufficio qualsiasi: è un dispositivo simbolico, un luogo che deve produrre senso oltre che spettacolo. Dirigerlo significa scegliere cosa raccontare di Napoli, quale tradizione custodire e quale tradire, quali linguaggi aprire al presente. Non è una poltrona, è una responsabilità narrativa. E allora la domanda diventa pubblica, quasi civica: i nomi, i curricula, i progetti dei quattro finalisti saranno resi accessibili?
Sarà possibile, per la comunità, leggere e confrontare visioni, capire perché una proposta prevale sull’altra? La trasparenza non è un orpello morale, è una forma di rispetto. È il modo in cui un’istituzione dice: vi appartengo.
Il neo presidente Roberto Fico ha evocato, con enfasi, criteri etici come asse del proprio mandato. È un impegno che ora chiede di tradursi in pratica: pubblicità degli atti, chiarezza delle procedure, coerenza tra punteggi e decisioni. Non per disinnescare le polemiche — che sono fisiologiche — ma per renderle irrilevanti, cioè prive di appigli. In fondo, la questione è antica e sempre nuova: la cultura può permettersi di essere opaca? O deve, più di altri ambiti, farsi esempio di nitidezza? Napoli conosce bene la differenza tra il talento che emerge e quello che viene fatto emergere a forza di spintoni. E sa che, quando le regole sono chiare, anche le sconfitte diventano accettabili, perché leggibili.
Il Trianon aspetta un direttore, ma prima ancora aspetta un metodo. Se vincerà il migliore, lo diranno i numeri. Se vincerà il più vicino, lo dirà il silenzio che seguirà a questo articolo. Tra questi due estremi si misura, oggi, non solo una nomina, ma la qualità democratica di un’istituzione culturale.
Vai a tutte le notizie di Napoli
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania
15 aprile 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Fabio Ascione, le sigarette al bar e via. Anche il killer era lì
Gli ultimi istanti di vita del 20enne ucciso il 7 aprile a Ponticelli
Hai una storia da segnalare sul tuo territorio?
ScriviciIscriviti alla newsletterCorriere del Mezzogiorno
Le news principali sul Mezzogiorno
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione