Buon compleanno Leonardo. Per festeggiare il genio la Galleria Sabauda di Torino espone il disegno delle «Tre vedute di testa virile»
Corriere della Sera - Cultura

Buon compleanno Leonardo. Per festeggiare il genio la Galleria Sabauda di Torino espone il disegno delle «Tre vedute di testa virile»

Mercoledì 15 aprile 2026
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Una delle più feconde menti della storia umana nasceva il 15 aprile 1452. Torino mette in vetrina il foglio che fa parte dell'eccezionale corpus di autografi custodito in Biblioteca Reale. Fino al 28 giugno 2026

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Buon compleanno Leonardo. Per festeggiare il genio la Galleria Sabauda di Torino espone il disegno delle «Tre vedute di testa virile»

di Paola Stroppiana

Una delle più feconde menti della storia umana nasceva il 15 aprile 1452. Torino mette in vetrina il foglio che fa parte dell'eccezionale corpus di autografi custodito in Biblioteca Reale. Fino al 28 giugno 2026

Il 15 aprile, compleanno di Leonardo da Vinci (Anchiano - Vinci, 15 aprile 1452 – Amboise, 2 maggio 1519), offre l’occasione per interrogarsi sulle complesse vicende che hanno determinato la presenza delle sue opere grafiche in terra piemontese. 

Il corpus di disegni 

Tredici disegni autografi: è questo il nucleo conservato oggi presso la Biblioteca Reale, a cui si affianca il celebre Codice sul volo degli uccelli, un taccuino di 18 fogli in cui Leonardo analizza il volo degli uccelli e progetta macchine volanti (1505).

La dispersione postuma

Un insieme di eccezionale densità qualitativa, che fa di Torino uno dei luoghi chiave per la conoscenza diretta del pensiero grafico leonardesco. La presenza di questo corpus nel capoluogo piemontese è il risultato di una vicenda che affonda le proprie radici nella dispersione postuma dell’eredità di Leonardo. Alla morte dell’artista, nel 1519, i suoi manoscritti e disegni furono affidati all’allievo Francesco Melzi, che ne preservò l’unità. Tuttavia, già nel corso del XVI secolo, l’archivio cominciò a frammentarsi: ereditato e progressivamente smembrato, entrò nel circuito del collezionismo europeo, spesso privo di attribuzioni certe. Interi album di disegni leonardeschi furono venduti foglio per foglio; se da un lato questa pratica ne favorì la dispersione, dall’altro ne garantì paradossalmente la sopravvivenza. 

Il ruolo di Giovanni Volpato

Non pochi di questi fogli circolarono a lungo sotto attribuzioni generiche o errate, venendo riconosciuti come autografi solo in epoca successiva.
Il momento decisivo per la formazione del nucleo torinese si colloca nel 1839, quando Carlo Alberto di Savoia acquisì la vasta raccolta del mercante e conoscitore Giovanni Volpato, attivo tra Torino, Parigi e Londra. Si trattava di oltre 1500 disegni di maestri italiani ed europei, all’interno dei quali figuravano anche i fogli leonardeschi. Un elemento di particolare interesse è che Volpato non fu soltanto intermediario della vendita: nominato primo conservatore della collezione, ne curò per quasi vent’anni il riordino, il restauro e la classificazione, contribuendo in modo determinante alla definizione critica del nucleo.

È suggestivo pensare che opere oggi considerate tra le più celebri, a partire dal celebre “Autoritratto” a sanguigna, siano giunte a Torino dopo lunghi passaggi di mano, talvolta senza che i loro proprietari ne riconoscessero pienamente l’autografia; solo nel corso dell’Ottocento questi fogli furono definitivamente restituiti al catalogo di Leonardo.

Spazio Leonardo in Sabauda

Oggi questo patrimonio è oggetto di una tutela rigorosa che ne regola l’esposizione. I Musei Reali di Torino, diretti da Paola D’Agostino, lo rendono accessibile in uno spazio dedicato che prevede la presentazione a rotazione di singoli disegni. Fino al 28 giugno 2026, nello Spazio Leonardo della Galleria Sabauda, è esposto il foglio con le Tre vedute di testa virile con barba (1502), custodito entro una teca blindata e climatizzata.
In questa panoramica – dalla dispersione postuma alla ricomposizione ottocentesca, fino alla tutela e allo studio contemporaneo – Il corpus torinese si impone allo spettatore come una prospettiva privilegiata sul processo creativo del grande maestro, in cui il disegno si rivela, nella sua essenza più alta, strumento di conoscenza prima ancora che forma.

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