L'immaginazione itinerante di Martel
Ritratto dello scrittore canadese e giramondo che nel 2001 con «Vita di Pi» vinse il Booker Prize e che ora è in libreria con il nuovo libro «Nessuno canta il mio nome» (Piemme)
MERCOLEDì 15 APRILE 2026
L'immaginazione itinerante di Martel
Ritratto dello scrittore canadese e giramondo che nel 2001 con «Vita di Pi» vinse il Booker Prize e che ora è in libreria con il nuovo libro «Nessuno canta il mio nome» (Piemme)
di Marco BrunaLo scrittore canadese Yann Martel (1963)
Potremmo definire il canadese Yann Martel uno scrittore dall’immaginazione itinerante. Un tratto che deriva dalla sua biografia: nato in Spagna nel 1963, Martel ha girato il mondo con la famiglia al seguito del padre, un accademico. Ha vissuto in Portogallo, in Francia, in Costa Rica, in Messico e in Alaska. Una volta raggiunta l’età adulta ha scelto Saskatoon, in Canada, dove oggi vive con la moglie, la scrittrice Alice Kuipers, e i quattro figli.L’avventura è stata la sua vita, l’avventura è diventata la sua arte.
Prendiamo il romanzo Vita di Pi, del 2001, vincitore del Booker Prize, dodici milioni di copie vendute, scritto da Martel dopo un viaggio in India. È la storia di un naufragio. Piscine Molitor Patel, un ragazzo indiano chiamato da tutti Pi, e quattro insoliti compagni - una zebra ferita, un orango, una iena e una tigre del Bengala - sono al centro di un'avventura che è in parte un’allegoria della vita. La sfida è sopravvivere nonostante la sete, la fame, gli squali e la furia del mare. 227 giorni perduti nella vastità delle acque del Pacifico.Martel riesce nell’incredibile impresa di far sembrare tutto talmente reale - grazie a una millimetrica organizzazione della trama, dei dettagli dell’avventura, come il racconto della pesca della tartarughe - da interrompere per un attimo il patto con il lettore, che si basa sulla sospensione dell’incredulità (willing suspension of disbelief) coniata da Samuel Taylor Coleridge. Il figlio dell’accademico Martel è uno studente modello. Ha studiato il comportamento degli animali, la loro gerarchia sociale. Vita di Pi, diventato un film nel 2012, è anche un’indagine sulla religione, perché il protagonista si lancia in un’altra avventura, una tripla conversione: all’induismo, all’islam, al cristianesimo.
Tra le altre opere, nove in totale, vale la pena citare Beatrice e Virgilio (2013, edito da Piemme in Italia, come la maggior parte dei titoli di Martel), il suo terzo libro. Si tratta di un racconto allegorico dell’Olocausto.È la storia di uno scrittore di nome Henry che riceve il manoscritto di un’opera teatrale da un lettore. Henry decide di indagare e scopre che arriva da un imbalsamatore, Henry (2), autore di un’opera i cui protagonisti sono due animali imbalsamati: Beatrice, un asino, e Virgilio, una scimmia. Martel è uno scrittore coltissimo:il libro è ispirato ai lavori di Primo Levi, Art Spiegelman, David Grossman, Martin Amis, George Orwell e da Guernica di Pablo Picasso.
L’interesse di Martel per le grandi questioni dell’umanità deriva dai suoi studi di filosofia, dall’analisi dei concetti di bellezza e di giustizia. Con Lo sguardo di Odo (2017, Frassinelli) Martel torna al viaggio. Siamo a Lisbona, nel 1904.Tomás, un giovane uomo sconvolto dal dolore per la scomparsa della moglie e del figlio, legge su un vecchio diario la notizia di un manufatto che potrebbe ridefinire la storia dell'uomo, ripensando il nostro rapporto con la natura e con il divino.Trentacinque anni dopo, un patologo portoghese, appassionatissimo di Agatha Christie, si trova a vivere una notte surreale, in cui è costretto a fare i conti con i momenti più difficili della sua vita, connessi, in modo tragico e beffardo, alla ricerca di Tomás. Cinquant’anni più tardi, un senatore canadese, inseguito dal ricordo della moglie morta, si rifugia in un piccolo paese del Portogallo, dove però si presenta con uno strano compagno, uno scimpanzé. A questo punto che la ricerca iniziata da Tomás quasi un secolo prima troverà un’inaspettata conclusione.
Adesso è uscito Nessuno canta il mio nome, il nuovo romanzo di Martel, che ha un impianto ingegneristico altrettanto complesso.È una sorta di riscrittura delle vicende della guerra di Troia, narrate dal punto di vista di un umile pastore di nome Psoas. Alla sua vicenda si mescola quella dello studioso Harlow Donne, scopritore delle tavole in cui è stata incisa la storia di Psoas, e del suo matrimonio in frantumi. Presente e passato tornato a parlarsi. L’avventura non è ancora finita.
Su «la Lettura» #750 in edicola e in questa App, Marco Bruna intervista Yann Martel (1963, nella foto in alto) in occasione dell'uscita del suo nuovo libro «Nessuno canta il mio nome» (traduzione di Velia Februari, Piemme, pp. 416, euro 21).
14 aprile 2026 ( modifica il 14 aprile 2026 | 20:34)
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