Stefano e l’arte di raccontare la vita
Sono passati dieci anni, da quando Stefano Di Michele non c’è più. Ma è ancora un piacere e uno stimolo alla riflessione rileggere i suoi articoli ricchi di cultura, eleganza, curiosità, amore, sapienza, compassione, humour
Stefano e l’arte di raccontare la vita
Gian Antonio Stella | 14 aprile 2026Sono passati dieci anni, da quando Stefano Di Michele non c’è più. Ma è ancora un piacere e uno stimolo alla riflessione rileggere i suoi articoli ricchi di cultura, eleganza, curiosità, amore, sapienza, compassione, humour
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«Io mica lo volevo un gatto — figurarsi due. Non sono tipo da farmi fare fesso, io. Non se ne parla nemmeno, davvero. I gatti stanno bene per strada, i gatti vanno bene sui tetti, miagolanti e vagabondi, la conosci quella vecchia ballata sul fannullone di De Andrè, quella che dice che “la luna avrà dell’argento il colore / sopra la schiena dei gatti in amore”? Ecco, stanno bene dappertutto i gatti, sui tetti e in cantina e nei cortili, ma non a casa mia... Certo che mi piacciono — ma da lontano. Mica lo sai cosa ti può fare un gatto, quello piglia e graffia, così, senza motivo, mica ti puoi fidare... Un gatto a casa mia no». E poi invece finì per averne due, Stefano Di Michele, di gatti. E in un delizioso librino edito da La Biblioteca di Mercurio, Borges e Camilla. Gatti, amori e altri disastri, fra citazioni colte di Wisława Szymborska e irresistibili cronache sull’acquisto d’un abito sartoriale «color occhio di pernice», appeso all’attaccapanni e devastato dagli adorati mici, raccontò quanto possa esser prezioso questo rapporto: «Non un centimetro della mia casa e della mia esistenza hanno lasciato inesplorato — dove sono e sono stato, essi sono e sono stati».
Sono passati dieci anni, da quando Stefano non c’è più. Ma l’archivio on-line de Il Foglio regala ancora a chi l’ammirava e gli voleva bene i suoi articoli ricchi di cultura, eleganza, curiosità, amore, sapienza, compassione, humour. Parlano di politica, transatlantici, agnelli, statisti, comprimari, Don Chisciotte, ombrelloni, cataloghi di stupidità sbirresca... Pezzi di bravura che resistono freschi e intatti allo scorrere del tempo.
Autore di una colta biografia del grande storico dell’arte Giovanni Urbani (Ritratto di un signore) e con Alessandro Galiani del reportage Mal di destra, si descriveva ironico così: «Diplomato in ragioneria, però con il minimo dei voti. Prima del Foglio, è stato per molti anni all’Unità. Ha studiato (con profitto) dalla suore, dove ha frequentato l’asilo e le elementari. È stato iscritto (non pentito) al Pci. Gli piace oziare, avere del tempo da perdere, leggere libri sui bizantini. Non viaggia, non sa l’inglese, non ha un blog, non capisce di calcio, non sa suonare nessun strumento musicale, non ha la patente. Ama appassionatamente i gatti, i papaveri e i cocomeri...». Ci manca tantissimo.
14 aprile 2026
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